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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoli19 marzo 2028: per quella data dovrà essere terminato il primo stralcio del restauro e rifunzionalizzazione dell’ex Casa del fascio e dell’ospitalità di Predappio (Fc), paese natale, e luogo di sepoltura, di Benito Mussolini (1883-1945). Le false partenze dell’urgente manutenzione (un intervento appaltato da poco a una ditta romana non è mai partito e il Comune ha aperto un contenzioso) e le polemiche connesse al carattere ingombrante che l’edificio ha avuto dopo la nascita della Italia democratica e antifascista, hanno rallentato moltissimo il restauro.
Ciò benché l’edificio, di proprietà oggi comunale e prima statale, sia di assoluto pregio dal punto di vista architettonico: fu costruito tra il 1934 e il 1937 dall’ingegnere forlivese Arnaldo Fuzzi e inaugurato in quell’anno rappresentando da allora, pur nel degrado nei decenni postbellici (solo qualche intervento di inizio anni Duemila ha interessato il rivestimento esterno e alcuni solai), uno dei massimi esempi nazionali di architettura razionalista.
La Casa, con sagoma curvilinea della facciata rivestita da lastre di travertino romano, è fortemente caratterizzata dalla torre littoria alta oltre 40 metri e posta inusualmente lontano dall’ingresso principale, dotato invece di un monumentale portale architravato a tutta altezza e «segnato» anche da alcuni gradini d’accesso.
L’edificio ha una superficie di circa 3mila metri quadrati disposti in due ampi corpi di fabbrica posizionati a «L», mentre all’interno il complesso si sviluppa su due piani fuori terra e uno seminterrato. I vari ambienti del piano rialzato, nati per il gioco, la ristorazione, l’accoglienza, hanno ancora oggi pavimenti realizzati con marmi in cipollino verde, bardiglio di Carrara, marmo rosa di Cagli, marmo rosa calacatta di Vagli ed erano destinanti ai giovani pellegrini per cui l’edificio venne realizzato. Al di sopra il piano con saloni e uffici e nel seminterrato una sorta di albergo diurno per gli ospiti.
L’attuale interno della casa
Il restauro è partito, affidato al consorzio Conscoop di Forlì (nato nel 1945, assomma un centinaio di cooperative) ed eseguito da Acmar Spa di Ravenna, in passato intervenuta su Palazzo Romagnoli di Cesena, la rocca Estense di Lugo (Ravenna) e il Forte di Bard ad Aosta. Del gruppo di lavoro fanno parte anche lo Studio Valle di Roma dove opera l’architetto Giancarlo Gatta, che ha spiegato: «In questo primo lotto del restauro interveniamo con le opere di carattere edile: la messa in sicurezza della copertura dell’edificio, che dovremo smontare e riproporre, e il rinforzo dei vari solai, compreso quello della scala esterna della alta torre. Il primo lotto vede un investimento di 2,7 milioni di euro (1,5 milioni del MiC, 1 della Regione Emilia Romagna e 500mila della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì oltre al Comune che stanzia in tutto 1,1 milioni, Ndr) e abbiamo chiesto al ministro della Cultura Alessandro Giuli, che è venuto a fare un sopralluogo, di recuperare i finanziamenti mancanti per il secondo lotto di lavori, ossia 4,6 milioni di euro».
Più complicato definire quel che conterrà in futuro l’ex Casa del fascio una volta completati i lavori: tempo fa si propendeva per un museo che ricostruisse storicamente, a pochi chilometri dalla tomba di Mussolini nel cimitero di Predappio, la tragedia fascista analizzando criticamente le varie esperienze dei totalitarismi che hanno infiammato l’Europa nel secolo scorso (idea ora tramontata).
Il dibattito oggi ferve: l’attuale amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Roberto Canali propende per realizzare «spazi per la storia e la cultura del Novecento, ma anche servizi per i cittadini di Predappio», mentre l’editore e giornalista romagnolo Francesco Giubilei, direttore scientifico di Fondazione Alleanza Nazionale, propende per un museo dedicato al Fascismo «che dica sì alla analisi storica e no alle provocazioni nostalgiche», mentre Mauro Felicori, già direttore della Reggia di Caserta ed ex assessore regionale alla cultura dell’Emilia Romagna, preferirebbe un museo dell’arte e dell’architettura italiana fra le due guerre mondiali: «L’edificio razionalista è tra i più importanti della Romagna con quelli del “Miglio Bianco” (la strada dei palazzi di inizio ‘900 a Forlì, Ndr), dell’ex Gil a Forlì, delle ex colonie marine della costa romagnola e del monumento di Baracca a Lugo. Vi si potrebbe qui raccontare la storia dei movimenti artistici dell’epoca, Futurismo, Valori plastici, Novecento di Margherita Sarfatti nonché di architetti importanti come Giuseppe Terragni e Marcello Piacentini. Sarebbe utile coinvolgere la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma».
Stefano Luppi
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