Peccato che sia bello

Franco Fanelli |

Sono davvero tramontati i tempi del «se ti fa schifo è bello»? Ne scrisse Armando Testa in uno dei suoi più esilaranti articoli per la rubrica «Dalla parte di chi guarda», a lungo pubblicata su questo giornale. Siamo sicuri che oggi, trent’anni dopo quell’articolo, il pubblico, quello solo guardante e quello invece pure comprante, sia ormai generalmente e sufficientemente acculturato sugli enigmi dell’arte contemporanea per non limitarsi, dichiarando il suo apprezzamento per un’opera, al suo puro apparire, alla sua forma? Forma, vogliamo dire, che, nella produzione postduchampiana, sovente ha flirtato con canoni estetici che spaziano dall’antigrazioso al repellente e che proprio in quanto tali, per non fare figuracce, individuati quali stigmate del valore e del prezzo conferiti da ciò che è «contemporaneo»?

Si ha un bel dire, in effetti, che oggi, per l’ormai sterminata popolazione dei
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