La collezione di Philippe Daverio, dandy contemporaneo

Tra il 20 e il 23 aprile il Ponte disperde anche le raccolte dei coniugi Romiti e di Villa Orlando a Bellagio

Scrivania  a cilindro (fine del XVIII secolo) della bottega di Giuseppe Maggiolini © Il Ponte Casa d’Aste
Elena Correggia |  | Milano

È facile immaginarselo ancora là in mezzo, con il sorriso sornione, gli occhialini tondi e l’inconfondibile papillon, circondato da mobili, dipinti e oggetti stravaganti, pronti a conoscere una vita nuova grazie alle sue accattivanti narrazioni. Oggi che Philippe Daverio non c’è più molte cose da lui collezionate parlano eloquentemente del suo gusto, del piacere di «épater le bourgeois», come si può scoprire nella variegata selezione di beni proposti in asta il 23 aprile da Il Ponte a Milano, la cui vendita ha lo scopo di sostenere la futura Casa-Biblioteca Daverio.

«A Daverio non interessava costruire una collezione personale, quanto personalizzare una collezione e quale dandy contemporaneo amava vivere fra opere insolite e divertenti, che esprimono la sua predisposizione a guardare l’arte con spiccata ironia», afferma Valeria Agosto, capo dipartimento de Il Ponte per l’antico, specializzata nel settore degli arredi, sculture e oggetti d’arte. Ecco quindi che il tour fra i tesori di Daverio spazia dallo stipo scenografico attribuito a Lodovico Pogliaghi (stima 9-10mila euro) alla coppia di vetrine in legno di rovere massello di Piero Portaluppi (4.500-5.500), dalle sculture cinesi ai giocosi vasi di Ettore Sottsass, fra cui «Erinna» e «Astimelusa» (1.200-1.500 ciascuno) e quelli di Gaetano Pesce.

Ma la categoria del curioso e del bizzarro si arricchisce ancora con l’«Automobile» in bronzo dell’artista Armando Riva (250-300), il Jukebox (300-350) anni Cinquanta e il biliardino elettrico (550-600) fino agli ammiccamenti ironici dell’arazzo in cui Patrizia Medail ritrae «Madre Russia» quale nobildonna-orso (11-12mila) e quelli provocatori di Omar Ronda e del Cracking art group con il ritratto «Daverio Frozen Sex portrait» (250-300).

La ricca asta di arredi e dipinti antichi in programma da Il Ponte, dal 20 al 23 aprile, comprende anche altre due collezioni dalla firma prestigiosa. La prima è quella delle opere d’arte raccolte negli anni da Cesare e Gina Romiti, che impreziosirono le loro case di Roma, Milano e Cetona. «La ricerca del bello e di quanto è raffinato accomunò i coniugi Romiti, anche se la moglie prediligeva l’antico e amava molto Roma, mentre il manager era più interessato all’arte moderna e alcuni lavori di spicco saranno presentati nella nostra asta di arte moderna e contemporanea del 25 maggio», continua Valeria Agosto.

Fra le opere della collezione Romiti all’incanto invece il 21 aprile si fanno notare la preziosa scrivania della bottega di Giuseppe Maggiolini in pioppo lastronato e intarsiato (55-60mila), un olio su tela di Pietro Barucci raffigurante i «Fori romani» (1.800-2.200) e due obelischi in bronzo cesellato e dorato (5-6mila) attribuiti a Wilhelm Hopfgarten e Benjamin Ludwig Jollage, bronzisti berlinesi apprezzati per la loro arte nella Roma del primo Ottocento.

Il 22 aprile sarà invece la volta della collezione di Villa Orlando, a Bellagio, che il Capitano di Fregata Giuseppe Orlando allestì con raccolte eclettiche sia per genere sia per provenienza geografica, esprimendo quell’ispirazione alla Wunderkammer tipica dell’esploratore che, sempre sulle rive del lago di Como, fu in seguito originalmente interpretata da Guido Monzino nelle collezioni di Villa del Balbianello. Il viaggio ideale comprende antichi mortai, geodi, quarzi, argenti fra cui un versatoio con stemma degli zar (2.500-3mila), ma anche piacevoli gouache raffiguranti velieri e dipinti come i due oli su tela attribuiti a Benedetto Luti (2.400-2.800 e 2.800-3mila).

L’ampio catalogo dell’asta di antico, che si svilupperà in quattro giornate e sette tornate, accanto a mobili, maioliche e oggetti d’arte, propone anche una selezione significativa di dipinti antichi. Ben rappresentati i fondi oro con la coppia di dipinti a tempera del lombardo Andrea de’ Passeris «San Cassiano vescovo» e «San Cassiano martire» del 1491 (62-68mila) e con la «Madonna col Bambino in gloria» del maestro di Montefloscoli (40-50mila). Interessante anche la testimonianza del lavoro del maestro di San Martino Alfieri, attivo in Piemonte all’inizio del XVI secolo, di cui è proposta la tempera con «Santi e profeti» dalla variegata gamma cromatica (45-50mila).

Fra le declinazioni del Barocco italiano si distinguono alcune opere genovesi fra cui la «Pietà» di Valerio Castello (28-30mila), mentre il caravaggesco Giovan Bernardino Azzolino spicca per la rarità nella scelta di rappresentare Gesù Bambino nella posa di Redentore e Salvator Mundi (36-38mila). Si giunge infine al Settecento con la pittura drammatica e potente di Alessandro Magnasco, di cui sono offerte due tele «Innalzamento della croce» (20-25mila) e «Frati che si scaldano davanti al camino» (30-40mila).

© Riproduzione riservata Una selezione di beni provenienti dalla collezione Philippe Daverio © Il Ponte Casa d’Aste «Santi e profeti» (1512-15 ca) del Maestro di san Martino Alfieri (particolare). © Il Ponte Casa d’Aste «Innalzamento della Croce» di Alessandro Magnasco © Il Ponte Casa d’Aste Portafrutta modello «Gaya» (1983) di Ettore Sottsass © Il Ponte Casa d’Aste «Daverio Frozen Sex Portrait» (2004) di Cracking Art Group © Il Ponte Casa d’Aste Panciroli «Ritratto di Philippe Daverio» (2006) di Panciroli © Il Ponte Casa d’Aste
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