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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliUn sondaggio rivela che la pandemia ha paralizzato l’attività del 55% degli archeologi spagnoli. L’archeologia è la Cenerentola della cultura spagnola. Lo rivela un’inchiesta condotta per conoscere l’impatto economico e sociale della pandemia, dalla Plataforma Estatal de Profesionales de la Arqueología, un’organizzazione che riunisce associazioni, istituzioni, collegi e liberi professionisti della Spagna, in totale più di 3mila persone che a causa del Covid-19 perderanno circa 14.500 euro a testa.
Il sondaggio afferma che al 71% degli archeologi è stato annullato il contratto per cause di forza maggiore e che il 55% si è ritrovato con l’attività completamente paralizzata. Anche se ha perso 36 milioni di euro, il settore non figura neanche nel programma dei finanziamenti straordinari del Ministero della Cultura. «Si tratta di professionisti che lavorano in condizioni precarie e spesso irregolari. Un 64% dei 2.500 archeologi spagnoli sono lavoratori autonomi. Molti sono incaricati di seguire le costruzioni urbane che si realizzano in terreni protetti e richiedono la presenza di un archeologo, ma anche se il settore della costruzione si è fermato solo dieci giorni all’inizio di aprile, al 71% degli archeologi è stato rescisso il contratto», si afferma in un comunicato della Plataforma.
Inoltre l’organizzazione denuncia che il governo della Comunità di Madrid e quello dell’Andalusia sopprimeranno l’obbligo del nullaosta archeologico per facilitare gli investimenti dei promotori immobiliari, una misura molto pericolosa per la conservazione del patrimonio. La situazione è allarmante: un 45% degli intervistati prevede ritardi nella riscossione degli onorari e un 10% ha perso le sovvenzioni di quest’anno. «Sembra proprio che non esistiamo, assicura Carlos Caballero, presidente del Collegio degli Archeologi di Madrid che ha coordinato il sondaggio. Ci ignorano e ci complicano la vita con una burocrazia esagerata, anche se riempiamo i musei e generiamo ricchezza, conoscenza e identità». Per uscire dalla crisi, gli archeologi richiedono deduzioni fiscali, la creazione dell’Iva per la cultura, il riconoscimento da parte delle amministrazioni pubbliche e sovvenzioni straordinarie per la ripresa dell’attività.
Impianto termale nel sito di Torreparedones in Andalusia
Roberta Bosco
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