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Le gallerie spagnole scioperano per l'Iva troppo alta

Una settimana di sciopero contro l’imposta al 21%: il settore chiede al governo di applicare la Direttiva UE già in vigore in Francia, Italia e Germania

Roberta Bosco

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Il Consorzio di Gallerie d’Arte Contemporanea della Spagna ha adottato una decisione storica: chiudere le gallerie e interrompere l’attività dal 2 al 7 di febbraio. Dopo anni di inutili rivendicazioni, di fronte all’inerzia del governo e alla mancata messa in vigore della Direttiva europea per la giustizia fiscale, le gallerie hanno indetto uno sciopero nazionale di una settimana e tre mesi di interruzione di tutte le collaborazioni gratuite con istituzioni pubbliche e private, come la gestione dei contratti di prestito, la consultazione degli archivi, la consegna del materiale grafico e la consulenza. Il Consorzio assicura che «l’inazione del governo sta danneggiando seriamente le gallerie spagnole e minando la competitività di tutto il settore, considerato che la maggioranza dei paesi europei ha già preso misure in merito alla vendita di opere d’arte». La Francia ha introdotto un’aliquota IVA del 5,5%, il Lussemburgo dell’8%, il Belgio e il Portogallo del 6%, la Germania del 7% e l’Italia dopo lunghe trattative è scesa al 5%. La Direttiva UE 2022/542, adottata il 5 aprile 2022, ha apportato modifiche significative alla normativa IVA dell’Unione Europea, permettendo agli stati membri di applicare un’aliquota ridotta fino al 5%. La Spagna aveva tempo fino al 31 dicembre 2024 per adattarla alla propria legislazione nazionale e farla entrare in vigore l’1 gennaio 2025, ma non l’ha fatto.

Inoltre il comunicato denuncia «il trattamento iniquo rispetto ad altri settori culturali, come la musica, le arti performative e il cinema, i cui professionisti beneficiano di aliquote ridotte. Per le gallerie, questa disuguaglianza contraddice i principi di equità che dovrebbero guidare le politiche pubbliche in materia di cultura». Appoggia la causa anche il Circolo degli Imprenditori che in un comunicato denuncia la difficoltà dei giovani artisti per entrare nel mercato a causa delle tasse elevate e della mancanza di visibilità. «Questo provoca l’esodo dei compratori e dei talenti verso paesi con regimi fiscali più favorevoli e mercati più dinamici, riducendo la densità del tessuto culturale spagnolo, limitando la diversità della sua offerta e indebolendo la capacità della Spagna di posizionarsi come polo nel mercato dell’arte internazionale». Nel settembre 2012, in piena recessione economica, il governo spagnolo decise di aumentare drasticamente l’IVA sulle opere d’arte, portandola dall’8% al 21% per le vendite degli artisti e dal 18% al 21% per le vendite delle gallerie. Questa modifica ebbe un impatto negativo immediato e nel gennaio 2014 si stabilì una riduzione al 10% per le vendite dirette degli artisti, ma le gallerie continuarono a essere soggette all’aliquota del 21%, che si mantiene invariata fino ad oggi. I galleristi, per una volta tutti d’accordo, chiedono che venga applicata l’IVA del 10% a tutte le tipologie di vendita, sostenendo che unificare le aliquote eliminerebbe la disparità e contribuirebbe a incrementare le vendite.

«Paradossalmente, è più facile vendere all’estero che nel nostro paese. Viaggiare e partecipare a fiere internazionali non è un lusso: è una necessità per sopravvivere, ma farlo ha un costo enorme e il sistema fiscale spagnolo ci pone in netto svantaggio. L’IVA al 21% trasforma ogni transazione in un ostacolo e ogni vendita in un miracolo. La decisione di aderire allo sciopero nasce dalla frustrazione per l’incoerenza strutturale del sistema, che mette a dura prova la sostenibilità del nostro settore. Non chiediamo privilegi, ma di non competere su un terreno di gioco impari, perché l’arte non è un lusso, è cultura e motore economico. Questo sciopero è un campanello d’allarme, un gesto collettivo per far capire che non possiamo continuare così» afferma Laura González, direttrice di Chiquita Room di Barcellona, una delle gallerie giovani con più proiezione internazionale e un programma particolarmente innovativo e interessante. Aderisce allo sciopero anche Miguel Angel Sánchez della galleria ADN, noto per rappresentare artisti politicamente impegnati «Non ho grandi speranze, ma l’unificazione fiscale è imprescindibile, il Ministero delle Finanze e quello della Cultura devono raggiungere un accordo. È una situazione incomprensibile, non giustificata dalle dimensioni del mercato. Saranno al massimo 300 milioni all’anno in tutta la Spagna, che non possono significare un impatto così negativo sul gettito fiscale. Viene da pensare alla presenza di una componente ideologica che inibisca la soluzione di questa situazione imparziale» assicura il direttore di ADN. Entrambe parteciperanno ad ARCO, la fiera d’arte contemporanea più importante della Spagna, che si celebra giusto un mese dopo lo sciopero. A questo proposito la direttrice dell’evento Maribel López ha dimostrato la sua solidarietà con le gallerie affermando che «L’arte è un motore cruciale del pensiero critico ed è essenziale adottare un’IVA culturale che ponga fine agli squilibri attuali, che si manifestano sia tra i diversi ambiti della cultura contemporanea in Spagna che tra le gallerie spagnole e le loro controparti europee».

Roberta Bosco, 21 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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