Il dolce naufragio nel mare delle mostre

Ai visitatori viene dato ciò che si aspettano, fidelizzandoli con una rassicurante ripetitività di artisti e temi, una strategia commerciale comune dall'arte antica al contemporaneo

Franco Fanelli |

Visitatori o clienti? Ormai non c’è mostra che aspiri al successo priva di una scenografia «immersiva», battesimo tecnologico di un culto laico e insieme abbraccio a un pubblico che vede lenite le sue frustrazioni culturali attraverso una ludica terapia basata sull’arte come intrattenimento.

«Solo morendo io potevo acquistare una nuova qualità vitale», dice Tutankhamon a Giorgio Manganelli in una delle «Interviste impossibili» mandate in onda da Radio Rai negli anni ’70. «Di quale vitalità si trattasse, nessuno sapeva». Glielo diciamo noi, al povero Tutankhamon: si tratta del milione e 300mila visitatori che in cinque mesi, alla Villette a Parigi, ha sfilato davanti ai 150 oggetti provenienti dagli oltre 4.500 ritrovati (tra cui «lettiere, cavalli di legno, posatesta, modelli di navi: tutti gli ironici simboli di una vita che mi era stata negata», proseguiva, con l’affranta voce di
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Franco Fanelli
Altri articoli in OPINIONI