Green is the New Black | Come gli artisti guidano la lotta contro la crisi climatica

In materia ambientale, gli artisti sono da tempo la forza trainante per riformare il settore. Dalla costruzione con i rifiuti all’antagonismo riservato agli allevamenti ittici

Una veduta di «Our Time on Earth» al Barbican Centre (2022)
Louisa Buck |

Nonostante siano la ragion d’essere del mondo dell’arte, è sorprendente quanto spesso gli artisti vengano messi in disparte nelle conversazioni sulle loro attività. Non sarà il caso di questa rubrica.

Per quanto riguarda le questioni ambientali, gli artisti sono da tempo in prima linea nel far sì che il resto del settore prenda nota e segua la loro scia. Le azioni degli artisti si presentano in forme diverse: creative o pratiche, dirette o indirette, pubbliche o private. Ma in qualsiasi forma, le azioni ambientali guidate dagli artisti stanno già avendo un ampio impatto nel mondo dell'arte e non solo.

Le conseguenze sul clima del cibo che mangiamo sono la preoccupazione di un duo di artisti candidati al Turner Prize, Daniel Fernández Pascual e Alon Schwabe, in arte Cooking Sections. Il loro lavoro Climavore esplora il modo in cui la nostra dieta può affrontare l'emergenza climatica e le strategie che il cibo mette in atto per reagire agli eventi climatici indotti dall'uomo.

Un risultato pratico dell’installazione multimediale «Salmon: A Red Herring» alla Tate Britain nel 2020 è stata la rimozione a lungo termine del salmone d’allevamento dai punti vendita di prodotti alimentari in tutti e quattro i siti della Tate e una collaborazione con gli chef della stessa istituzione per creare piatti alternativi utilizzando ingredienti che promuovono l’acquacoltura rigenerativa. Dan Harvey e Heather Ackroyd hanno unito arte e attivismo ambientale per oltre tre decenni.

Le loro opere hanno un grande impatto scenografico: si pensi alla copertura dell'intera superficie della torre Lyttelton del National Theatre con un prato vivente di piantine d’erba nel 2007 o alla celebrazione dello scorso anno del centenario di Joseph Beuys, artista e cofondatore del Partito Verde, tramite l’installazione di 100 alberelli di quercia all’esterno della Tate Modern. Questi sono stati coltivati da Ackroyd & Harvey da ghiande raccolte da alcune delle 7mila querce che Beuys aveva piantato nella città tedesca di Kassel a metà degli anni Ottanta.

Due delle opere di fotosintesi di Ackroyd & Harvey, che ritraggono lo zio Charles «Chicka» Madden e sua nipote Lille Madden in pannelli di erba viva alti cinque metri, sono attualmente esposte alla Biennale di Sydney 2022.

Le gigantesche sculture di granito di Fiona Banner non hanno un contenuto dichiaratamente ambientale, ma nel novembre 2020 sono state riutilizzate come agenti diretti quando, in collaborazione con Greenpeace, Banner ha depositato il Klang Full Stop da 1,5 tonnellate sui gradini del Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali (Defra) del governo britannico per protestare contro la pesca industriale illegale nelle acque marine.
La FlyTower di Ackroyd e Harvey al National Theatre, Londra (2007). Cortesia: Ackroyd and Harvey
Lo stesso giorno, altre due gigantesche pietre sono state caricate su una barca di Greenpeace al Tower Bridge. Sono state poi trasportate a Dogger Bank, nel Mare del Nord, e gettate in acqua. Qui, le sculture si sono aggiunte a una barriera protettiva di massi installata da Greenpeace per ostacolare le barche da pesca a strascico che stavano distruggendo il delicato fondale oceanico.

«Volevo utilizzare le mie sculture come agenti di cambiamento perché la retorica che veniva dal nostro governo era ingannevole», ha detto Banner.

Dopo aver tentato senza successo di intraprendere un’azione legale contro Banner e Greenpeace per le loro azioni, nell’aprile di quest’anno il governo britannico ha accettato di impegnarsi pienamente e in modo giuridicamente vincolante a proteggere Dogger Bank dalla pesca a strascico, aiutato in gran parte dall’alto profilo che l’intervento artistico di Banner ha dato alla campagna.

Molti altri artisti hanno intrapreso passi concreti verso la sostenibilità. Nel 2019, in occasione di una mostra a New York, Gary Hume ha chiesto alla sua galleria di spedire i suoi dipinti da Londra via mare anziché in aereo e ha commissionato una relazione sull'impatto ambientale del viaggio.

Il rapporto ha rivelato che spedire le opere via mare anziché per via aerea riduceva l'impatto ambientale del 96%. Ora Hume stabilisce che tutti i suoi lavori vengano spediti via mare e adatta i suoi programmi di conseguenza.

Anche Tino Seghal e Gavin Turk si oppongono con passione ai viaggi aerei non necessari. Gavin Turk ha preso l’ultimo volo nel 2018 e sta inserendo l’idea dei rifiuti e del riciclo in tutte le sue opere più recenti, che utilizzano vari ritagli di studio e rifiuti trovati.

«Sto cercando il più possibile di vedere tutte le cose che faccio nel contesto dell’ambiente. So che è necessario un cambiamento sistemico governativo di alto livello, ma è anche difficile pretenderlo, se non lo stai facendo tu stesso». Altri, come Rana Begum, cercano di evitare un eccessivo trasporto di opere fabbricando in loco, quando possibile.

Questa ondata di preoccupazione per l’ambiente tra gli artisti si sta manifestando anche in una serie di mostre a tema verde e di opere ecologiche che verranno presentate quest'estate.

La scultura pubblica «Merseyside Totemy» di Alicja Biala, il mese prossimo sulla banchina di Liverpool grazie agli organizzatori della Biennale di Liverpool, affronta i potenziali effetti del cambiamento climatico sulla regione.

Ognuna di queste tre monumentali sculture totem di 4,5 metri, costruite con materiali riciclabili, si riferisce a tre aree locali minacciate dall’innalzamento delle acque.

Ciascun «totem» funge da indicatore dell’entità dell’innalzamento del livello del mare nel centro di Liverpool, a Formby e a Birkenhead, se le calotte glaciali continueranno a sciogliersi senza controllo.
Fiona Banner posa con le sue sculture Peanuts Full Stop e Orator Full Stop a bordo della nave Esperanza di Greenpeace, presso il Tower Bridge di Londra. © Suzanne Plunkett / Greenpeace
Il pubblico può accedere digitalmente ai dati che hanno letteralmente plasmato le proporzioni di ogni pezzo, insieme a informazioni pratiche su quali azioni possono ancora essere intraprese per prevenire degli scenari devastanti.

Altre risposte artistiche alla crisi climatica e ambientale sono offerte dalla mostra «Our Time on Earth» nella Curve Gallery del Barbican Centre (fino al 29 agosto) e dalla mostra multimediale «Back to Earth» che si svolge negli spazi della Serpentine Gallery, nei terreni circostanti e nel ristorante (con un menu creato da Cooking Sections) fino al 18 settembre.

Anche la mostra estiva della Royal Academy of Arts, giunta quest’anno alla sua 254ma edizione (fino al 21 agosto), ha il clima al centro. Ackroyd & Harvey e Fiona Banner sono tra i 1.200 partecipanti, tra i quali spiccano una drammatica installazione di vegetazione e acqua di Cristina Iglesias e la proposta di Marina Tabassum di alloggi temporanei a basso costo per i rifugiati e le vittime del cambiamento climatico, utilizzando materiali locali e di recupero.

Secondo la selezionatrice della mostra Alison Wilding, il tema del clima è stato una scelta ovvia in risposta a quello che lei e tutti noi identifichiamo come «un argomento enorme, onnicomprensivo e urgente».

Per fortuna è un argomento, insieme a tutte le altre manifestazioni della nostra crisi ambientale, che un gran numero di artisti sta affrontando con tutte le proprie forze immaginative e pragmatiche.

Green is the new black
Per un mondo dell’arte sostenibile
Come gli artisti guidano la lotta contro la crisi climatica
Un «cambiamento di rotta» per l’industria dell’arte

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