Green is the New Black | Un «cambiamento di rotta» per l’industria dell’arte

Il trasporto di un’opera d’arte via nave può ridurre l’impatto di carbonio fino al 95% rispetto al trasporto aereo

È necessario un cambiamento di mentalità non solo per trasportare le opere d‘arte sulle onde dell‘oceano, ma anche in generale per rallentare, organizzarsi e pensare seriamente a quanto sia necessario essere veloci.
Louisa Buck |  | Londra

Tutti ormai sanno che i viaggi in aereo non fanno bene al pianeta. Non è quindi una sorpresa sapere che il trasporto internazionale di opere per via aerea è uno dei principali generatori di emissioni di gas serra nel mondo dell’arte. A ciò si aggiungono i rifiuti generati dall’enorme quantità di materiali monouso, soprattutto plastica, utilizzata per imballare le opere d’arte in transito.

Questo doppio colpo ecologico ha portato a una serie di iniziative per cercare di ridurre l’impatto ambientale delle opere imballate in giro per il mondo, promuovendo così alternative più ecologiche. Un compito non facile, soprattutto ora che il trasporto si sta intensificando dopo la pandemia.

«La prima cosa da fare è cercare di ridurlo», dichiara Tom Woolston, responsabile globale delle operazioni di Christie’s, il quale ammette che «le spedizioni sono la nostra seconda fonte di emissioni dopo gli edifici». Sebbene le case d’asta abbiano intensificato l’azione digitale durante Covid e continuino a organizzare un maggior numero di vendite e visite online, c’è la consapevolezza che gli schermi non possono sostituire l’incontro con l’arte reale.

Un’alternativa più sostenibile al trasporto aereo è la spedizione via mare. «Il trasporto di opere d’arte per via aerea ha in media un impatto sul clima 60 volte superiore a quello che si avrebbe spostando la stessa distanza via mare», afferma Heath Lowndes, direttore generale della Gallery Climate Coalition (GCC), l’associazione internazionale dedicata alla decarbonizzazione del mondo dell’arte e alla promozione dei rifiuti zero.

La riduzione della dipendenza del mondo dell’arte dal trasporto aereo costituisce un elemento centrale della Sustainable Shipping Campaign della GCC, lanciata nel maggio di quest’anno. Questa campagna fissa l’obiettivo di trasportare la maggior parte di tutte le merci d’arte internazionali con metodi non aerei e con una riduzione complessiva del volume entro il 2028. Mira inoltre a rendere riutilizzabile o riciclabile la maggior parte dei materiali di imballaggio entro il 2026 e a eliminare gradualmente i prodotti di plastica monouso con zero rifiuti entro il 2030.

«Si tratta di obiettivi molto ambiziosi che sarà difficile raggiungere», ammette Lowndes, pur sottolineando che sono anche «assolutamente necessari se si considera la catastrofe climatica che stiamo affrontando». Dare priorità al consolidamento delle spedizioni da parte di più utenti, chiedere agli spedizionieri dati standardizzati sulle emissioni che includano le emissioni di carbonio e i costi monetari su tutti i preventivi e le fatture e insistere su imballaggi e casse riciclabili o multiuso sono tra le azioni suggerite dalla campagna per contribuire a raggiungere questi obiettivi.

La rotta sta indubbiamente cambiando: gallerie e artisti più attenti all’ambiente si dimostrano ora interessati a spedire le opere via mare, mentre in passato il trasporto marittimo era solo l’ultima risorsa per le opere troppo pesanti da trasportare in aereo. Gli artisti Gary Hume e Gavin Turk insistono affinché le loro opere viaggino sempre in nave piuttosto che in aereo e molti fornitori di logistica offrono ora il trasporto via mare come opzione.

Christie’s ha anche intrapreso un’azione senza precedenti, collaborando con Crozier, spedizioniere di opere d’arte, per una rotta mensile di trasporto via mare tra Londra e New York, e un’altra tra Londra e Hong Kong ogni due mesi. Ogni spedizione dura circa 12 giorni e consente di destinare il 60% di ogni container a Christie’s, mentre il restante 40% viene messo a disposizione per le spedizioni consolidate dei clienti della galleria Crozier.

Tuttavia, la stragrande maggioranza delle merci continua a viaggiare per via aerea. Infatti, sebbene sia indubbiamente più sostenibile, il trasporto via mare non è privo di problemi.

«Ci sono tempeste, uragani e le barche affondano più facilmente degli aerei. I container sono vecchi, a volte perdono e possono essere soggetti a cadere dalle navi: si può chiedere che vadano sottocoperta, ma non c’è alcuna garanzia», afferma il broker assicurativo Adam Prideaux.

Per mitigare questi rischi aggiuntivi e in risposta alla crescente richiesta di pratiche di trasporto più sostenibili, il Lloyd’s Market Association (LMA) Joint Specie Committee ha recentemente redatto una serie di linee guida per la stipula di assicurazioni per il trasporto marittimo (disponibili in versione integrale sul sito web del GCC). Secondo Prideaux, questa iniziativa contribuirà a facilitare i viaggi via mare più sicuri e più favorevoli all’arte e segna quella che egli definisce «una svolta epocale» nel mercato delle assicurazioni per l’arte.

«Gli assicuratori che si attardano a trovare modi economici per assicurare le opere d’arte via mare si troveranno a perdere affari», afferma. In generale, gli spedizionieri e gli assicuratori sono concordi nell’affermare che più aumenta la domanda di trasporto di opere d’arte via mare, più il settore del trasporto marittimo diventerà favorevole all’arte, a prescindere dagli uragani.

Un altro problema è quello del tempo. La lentezza è più sostenibile, mentre le scadenze strette e le consegne rapide comportano una forte impronta di carbonio. James Quirk, responsabile marketing di Queen’s, fornitore di logistica e spedizioni di opere d’arte con sede a Londra, ritiene che un cambiamento significativo nel trasporto marittimo avverrà solo quando i clienti modificheranno le loro aspettative sui tempi di arrivo delle opere d’arte.

«Spesso le persone vogliono spedire le opere in tempi strettissimi, mentre in realtà le opere vengono solo immagazzinate dall’altra parte», afferma. In questi casi, che fretta c’è? Jason Bailer Losh, direttore dell’azienda statunitense di spedizioni d’arte Dietl International, è d’accordo. Il trasporto aereo di per sé è facile da biasimare, la cosa più difficile è andare a vedere come si gestisce effettivamente la propria attività e poi cambiare il modo in cui si fanno le cose. È cosa ardua, ma è questo che farà la vera differenza, afferma.

A queste opinioni fa eco anche Hannah Wright, addetta alla registrazione della galleria Thomas Dane, la quale è convinta che «pianificare in anticipo, proporre una linea temporale con largo anticipo e consolidare il trasporto delle opere siano la sfida più grande per noi per diventare più sostenibili come galleria e come industria».

Tempi di consegna più lunghi, secondo lei, «consentiranno una logistica più strategica, un imballaggio e una programmazione più strategici e una visione più ampia di come possiamo ridurre le nostre emissioni da quel punto di vista».

Perciò, signori dell’arte, il messaggio è forte e chiaro da parte di tutti gli anelli della catena di approvvigionamento del sistema.

Se volete davvero ridurre le emissioni dovute al trasporto marittimo, urge un vero e proprio cambiamento di rotta, scusate il gioco di parole. Bisogna cambiare mentalità non solo per inviare opere d’arte su onde oceaniche più sostenibili, ma anche in generale per rallentare, organizzarsi e pensare seriamente a quanto sia necessario essere veloci.

Se il trasporto di un’opera d’arte via mare può ridurre il suo impatto in termini di emissioni di carbonio fino al 95%, vale davvero la pena evitare che la stessa sia trasportata in aereo pianificando in anticipo le tempistiche. Come suggerito da Woolston all’inizio di questo articolo, ancor prima di prenotare la nave, la prima cosa da fare è ridurre i costi.

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Traduzione di Mariaelena Floriani

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