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Mostre

A Firenze eleganza maschile, arazzi e bronzetti

Le sfilate di Pitti Uomo, i tessuti per parete di Cosimo I e la scultura tardobarocca fiorentina

Cosimo I prende possesso della città di Siena» di Sabatino Galeazzi, Matteo Benvenuti e Stefano Termini sotto la direzione di Giovanni Pollastri, su disegno di Agostino Melissi, 1666-68

Firenze. Mostra, collezione, libro/catalogo: «Romanzo breve di moda maschile», a cura di Olivier Saillard, celebra fino al 29 settembre nelle sale del Museo del Costume i primi 30 anni di Pitti Immagine. Pensato come un gigantesco libro, l’allestimento si dispiega per «pagine», intrecciando gli eventi che hanno caratterizzato le sfilate di Pitti Uomo alle collezioni storiche del Museo e ai ritratti della Galleria d’Arte Moderna. Vengono così raccontati la moda maschile e i suoi protagonisti dal 1989 a oggi, per un totale di circa 110 brand. La mostra segna inoltre la nascita della Collezione di Moda Maschile della Fondazione Discovery, donata al museo.

Il palazzo granducale non dimentica, però, il suo legame con la dinastia medicea. «Una biografia tessuta. Gli arazzi in onore di Cosimo I» è una delle tre mostre con cui Palazzo Pitti, Gallerie degli Uffizi e Giardini dei Boboli festeggiano il cinquecentenario della nascita del primo granduca. Curata da Lucia Meoni e Alessandra Griffo e visitabile fino al 29 settembre, la rassegna espone nove arazzi seicenteschi in lana e seta nella Sala Bianca e nella Sala delle Nicchie.

Voluti da Ferdinando II e realizzati dalle Manifatture fiorentine per la Sala di Saturno della Palatina, i nove arazzi rappresentano, come sottolinea il direttore del polo museale degli Uffizi Eike Schmidt, «un excursus encomiastico sulla figura e sull’opera di Cosimo, con una sequenza di episodi che ne esaltano la centralità nella storia della dinastia medicea e del governo della Toscana».

Sono invece gli ultimi Medici i protagonisti della grande mostra autunnale del Tesoro dei Granduchi. Intitolata «Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici» e allestita dal 18 settembre al 12 gennaio, essa focalizza la grande ma poco divulgata stagione tardo barocca fiorentina.

Spiega Riccardo Gennaioli (curatore della mostra con Sandro Bellesi e lo stesso Schmidt): «Vanto indiscusso delle arti fiorentine, già dalla fine del Medioevo, la lavorazione dei bronzi raggiunse nuovi e interessanti traguardi alla fine del Cinquecento con l’opera di Giambologna. Giunti in molte corti europee come doni diplomatici da parte dei Medici, i suoi “bronzetti” contribuirono a diffondere una moda rimasta viva a Firenze fin quasi alla metà del Settecento, lasciando un’impronta indelebile in molti scultori, alcuni dei quali suoi allievi come Antonio Susini o Pietro Tacca. Dopo la fondazione dell’Accademia Medicea a Roma, voluta nel 1673 da Cosimo III, la scultura fiorentina si rinnovò poi completamente grazie al rivoluzionario talento di artisti come Giovan Battista Foggini, Massimiliano Soldani Benzi, Giuseppe Piamontini».

Partendo da una selezione di opere del Giambologna e della sua scuola, il percorso espositivo articolato in sei sezioni darà particolare risalto alle commissioni nate per impulso della corte medicea, presentando opere di Foggini, Soldani Benzi e Piamontini, Giovacchino Fortini, Antonio Montauti e Girolamo Ticciati, solo per citarne alcuni.

Elena Franzoia, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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