«Giove e Antiope» (1620 ca) di Antoon van Dyck, Colonia, Wallraf-Richartz Museum & Fondation Corboud

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«Giove e Antiope» (1620 ca) di Antoon van Dyck, Colonia, Wallraf-Richartz Museum & Fondation Corboud

Wolfgang Gurlitt sviscerato e le razzie viste dagli artisti

Tre mostre per la Capitale Europea della Cultura 2024: a Linz e Bad Aussee si analizza il controverso mercante berlinese; a Lauffen 15 autori contemporanei illustrano la loro visione sull’argomento

Flavia Foradini

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Uno dei fulcri tematici di Bad Ischl Salzkammergut Capitale Europea della Cultura 2024 è la Storia. Al Lentos Kunstmuseum di Linz non poteva mancare una mostra sulle razzie naziste di opere d’arte. Tra i cofondatori del museo figura infatti il berlinese Wolfgang Gurlitt (1888-1965), cugino del più famoso Hildebrand e anch’egli controverso mercante e collezionista, non ancora pienamente illuminato nelle sue attività sia durante il nazismo sia nel dopoguerra.

Certo è che alla fine degli anni Quaranta vendette parte della propria collezione al comune di Linz, proprio per istituire il museo, denominato fino agli anni Sessanta «Neue Galerie der Stadt Linz/Wolfgang-Gurlitt-Museum». Sia la città sia la regione sono profondamente segnate dal tema delle spoliazioni. Proprio a Linz doveva sorgere il Führermuseum, per il quale centinaia di collezionisti, musei e gallerie vennero razziati o dovettero vendere le proprie opere al ribasso. Durante la guerra le miniere di salgemma della zona offrirono inoltre un perfetto riparo a quelle opere stipate in attesa di cantare la gloria del dittatore. In particolare la miniera di Altaussee, dove all’inizio di maggio del 1945 ne vennero ritrovate oltre 6mila. Ma queste vallate dell’Ausseerland sono passate alla storia del ’900 anche come ultima «fortezza» nazista prima della resa, con una folta concentrazione di alti gerarchi e di loro collaboratori là dove vi erano le miniere e dove ancor oggi ciclicamente si cerca nei laghetti il «tesoro nazista».

Al Lentos dunque, con «Il viaggio dei dipinti», dal 20 marzo all’8 settembre si prova a fare il punto della situazione, sotto l’aspetto sia storico sia artistico. Fra le 70 opere esposte figurano lavori di Tiziano, Van Dyck, Francesco Guardi, Lovis Corinth, Goya, Hans Makart, Edvard Munch, Arnold Böcklin, Oskar Kokoschka e Max Pechstein.

Al Kammerhofmuseum di Bad Aussee e sempre con la realizzazione del Lentos, col titolo «Wolfgang Gurlitt. Mercante d’arte e profittatore a Bad Aussee», dal 28 marzo al 3 novembre viene invece affrontato il personaggio di Wolfgang Gurlitt, che dopo il bombardamento della sua galleria berlinese nel 1943, si trasferì a Bad Aussee. Contrariamente all’ampia mostra a lui dedicata al Lentos nel 2019, qui il focus è sul suo rapporto sia amoroso sia lavorativo con Lilly Christansen-Agoston per il commercio di opere confiscate o «degenerate». Una sessantina le opere soprattutto di grafica, dalla collezione Gurlitt. Fra gli artisti: Lovis Corinth, Peter von Cornelius, Hans Fronius, Oskar Kokoschka, Alfred Kubin ed Egon Schiele.

Alla Marktrichterhaus di Lauffen, «La vita delle cose. Rubate, asportate, salvate», la terza mostra del Lentos, darà spazio invece dal 27 aprile al primo settembre a 15 artisti contemporanei e alla loro visione del tema delle spoliazioni nella Storia. Fra questi, il libanese Said Baalbaki, la turca Hera Büyüktaşçıyan, l’olandese Renzo Martens, le austriache Ines Doujak e Anja Ronacher, l’israeliano Assaf Hinden e lo statunitense Michael Rakowitz.

«Giove e Antiope» (1620 ca) di Antoon van Dyck, Colonia, Wallraf-Richartz Museum & Fondation Corboud

Veduta della mostra «Still (the) Barbarians, Limerick» (2016) all’Eva International: in primo piano «Destroy Your Home, Build Up a Boat, Save Life» (2014-15), di Hera Büyüktaşçıyan

Flavia Foradini, 19 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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