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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliIl Jardin d’Afrique, il sontuoso memoriale e luogo di sepoltura per i migranti annegati dell’artista algerino Rachid Koraichi, è stato inaugurato come atto d’accusa contro l’indifferenza globale alle morti dei migranti: ben 800 solo quest’anno, durante l’attraversata del Mediterraneo rispetto ai 350 di un anno fa, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) dell’Onu.
Oltre Audrey Azoulay, direttore generale dell’Unesco, erano presenti all’inaugurazione un rabbino, un imam e l’arcivescovo di Tunisi, che hanno passeggiato sulla pavimentazione piastrellata delimitata da piante aromatiche. Assenti invece gli ambasciatori dei Paesei africani, conferma del «diffuso disinteresse per la morte dei migranti, ha detto Koraichi.
Il sito consentirà ai migranti, molti dei quali non identificato, di ricevere una degna sepoltura, afferma Koraichi. Un «bel tappeto» di piastrelle colorate conduce a una cappella interreligiosa, un obitorio per sedici corpi e 200 tombe. Molti contengono già corpi respinti dai cimiteri pubblici locali sovraccarichi. Il Dna di ogni migrante sarà inciso su ciascuna lapide, insieme al sesso della vittima e alle descrizioni degli abiti che indossava al momento del ritrovamento, nella speranza che consenta una futura identificazione.
Il Jardin d'Afrique. Cortesia Rachid Koraichi
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