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Installation view «Giovanna Silva. L'ultima estate in città», Fondazione Officine Saffi , Milano.

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Installation view «Giovanna Silva. L'ultima estate in città», Fondazione Officine Saffi , Milano.

«Una città come un parcheggio di cose», la architetture di Giovanna Silva

Fino al 2 aprile 2026, Fondazione Officine Saffi ospita «L'ultima estate in città», personale dell’artista Giovanna Silva che mostra Milano come città stratificata attraverso fotografie e installazioni.

Redazione GdA

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«Una città come un parcheggio di cose»: è con questa immagine che Pier Paolo Tamburelli descrive le architetture milanesi catturate da Giovanna Silva. Dal grattacielo Pirelli alla stazione, dall’edificio di Luigi Moretti in corso Italia al palazzetto ottocentesco di via Rugabella fino alla Ca’ Brütta, Milano si mostra come un mosaico urbano stratificato, complesso e insieme immediatamente riconoscibile.

In questo contesto, Fondazione Officine Saffi inaugura «L’ultima estate in città», personale visitabile fino al 2 aprile 2026, realizzata in collaborazione con Officine Saffi Lab. La mostra propone una rilettura della città attraverso fotografie e installazioni che intrecciano immagine e materia, invitando lo spettatore a osservare Milano da prospettive nuove e inedite.
Le immagini di Silva oscillano tra astrazione e riconoscibilità, restituendo dettagli, superfici e strutture che costruiscono un racconto urbano stratificato. Ogni fotografia è accompagnata da una cornice in ceramica realizzata artigianalmente dal team di Officine Saffi Lab: il dialogo tra la solidità della ceramica e la leggerezza delle immagini crea un ritmo espositivo in cui fotografia e oggetto si riflettono reciprocamente, amplificando la percezione della città.

La mostra mette in luce la stratificazione di Milano seguendo la teoria delle località centrali di Walter Christaller. Secondo questo modello, le città si organizzano come sistemi gerarchici, con centri principali che concentrano le funzioni, e insediamenti secondari che rispondono a esigenze più locali. Applicata a Milano, la teoria permette di leggere la città come un insieme ordinato di relazioni spaziali e funzioni urbane: al centro il Duomo, poi cerchi concentrici che comprendono i Navigli, le mura medievali, le circonvallazioni e le periferie, dove tutto ciò che appare regolare o irregolare è frutto dell’intervento umano. Un percorso che invita a osservare Milano come una città stratificata, in cui immagini e materiali diventano strumenti per decifrare gerarchie, connessioni e contraddizioni di un complesso tessuto urbano.

Redazione GdA, 13 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

«Una città come un parcheggio di cose», la architetture di Giovanna Silva | Redazione GdA

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