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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliIl nuovo spazio espositivo del Musée du quai Branly-Jacques Chirac, la Galerie Marc Ladreit de Lacharrière, apre il 17 marzo 2021. Prende il nome dal miliardario uomo d’affari francese e mecenate dei musei (di recente si è impegnato a versare 10 milioni di euro per la ricostruzione della cattedrale Notre-Dame, dopo l’incendio dell’aprile 2019).
Nel 2018, ha donato allo Stato francese la sua collezione d’opere d’arte d’Africa e Oceania, 36 sculture (di un valore totale di 50 milioni di euro) che da fine mese saranno dunque allestite in modo permanente nella nuova galleria progettata da Jean Nouvel, l’archistar a cui si deve l’architettura «vegetale» dello stesso quai Branly. Sono «opere maggiori d’arte statuaria africana, sottolinea Yves Le Fur, direttore delle collezioni del museo parigino, che arricchiscono in modo considerevole le collezioni nazionali e colmano alcune lacune nelle rappresentazioni degli stili».
Tra le opere maggiori una «Maternità» del gruppo etnico dei Senufo (Costa d’Avorio), in legno e metallo, ante 1952: una figura femminile che allatta due neonati ai seni, tema ricorrente nell’arte Senufo, simbolo di fertilità, probabilmente usata nei riti divinatori e antistregoneria. Prima di entrare nella collezione francese appartenne al collezionista svizzero Emil Storrer.
Altro capolavoro, acquisito da Marc Ladreit de Lacharrière nel 2015, è una maschera monumentale «Marada Malagan», del XX secolo, molto rara (se ne contano non più di una quindicina nelle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo), utilizzata per i riti magici della pioggia nelle Isole Tabar (Papua Nuova Guinea).
Nello spazio intimista pensato da Nouvel sono allestiti anche una statua protettrice «nkishi» del popolo Songye, figura di mediatore tra gli uomini e i defunti (Congo belga, XIX secolo), una maschera ritratto «ndoma», opera emblematica dell’arte Baulé, che rappresenta una figura d’alto rango (Costa d’Avorio, XIX secolo), e una statuetta di custode di reliquiario «eyema-byeri», figura tradizionale dell’antenato, rappresentativa della scultura Fang, popolo africano presente tra Gabon e Camerun.
Il collezionista si è impegnato con il quai Branly anche a finanziare su cinque anni un progetto scientifico e culturale (pari a 200mila euro all’anno) attraverso delle mostre temporanee. La prossima, curata dalla Fondation Dapper, «Desideri di umanità, universi di Barthélémy Toguo» (dal 6 aprile al 5 dicembre 2021), farà dialogare opere dell’artista camerunese e opere d’arte africana antica.
Maschera ritratto «ndoma», dell’arte Baulé (Costa d’Avorio, XIX secolo)
«Maternità» del gruppo etnico dei Senufo (Costa d’Avorio, ante 1952)
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