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Alla Cardi Gallery Davide Balliano (Torino, 1983, vive e lavora a New York) espone fino al 26 marzo, una serie di opere inedite, tutte realizzate nel 2021, in cui le sue tipiche geometrie minimali e austere (anche per la cromia ridotta al solo bianco e nero), sono ora dipinte non su tavola ma su grandi tele di lino, materiale che per la sua stessa natura gli consente una maggiore libertà di movimento.
Poiché però la sua indagine si muove tuttora sul crinale che separa (e unisce) il versante razionale e quello emozionale, ecco che le strisce regolari e rigorosamente irreggimentate, in cui segmenti retti si alternano ad altri arcuati, a uno sguardo ravvicinato mostrano piccole chiazze irregolari di non colore, sottili colature, graffi, abrasioni, con cui l’artista sembra voler negare l’asettica perfezione delle sue geometrie.
E che al tempo stesso regalano alla superficie pittorica una matericità con cui arrivano a sfiorare il territorio della scultura: un medium non meno amato, questo, da Balliano che, dopo la fotografia degli esordi, lo pratica insieme alla pittura sin dall’arrivo a New York, nel 2006.
L’artista traduce nelle tre dimensioni i suoi pattern geometrici, servendosi dell’acciaio inossidabile o della ceramica specchiante: ne derivano forme cave dall’aspetto architettonico ma disadorno, quasi fossero arcate o nicchie metafisiche, in cui le forme essenziali dei vuoti e dei pieni interagiscono con lo spazio circostante, lo rispecchiano e lo distorcono sulle proprie superfici.
«Untitled_0222» del 2021, di Davide Balliano (particolare). Cortesia dell’artista e Cardi Gallery, Milano-Londra
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