Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Regina Cassolo, «Sofà (Riposo)»

© Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, Vigevano, Ministero della Cultura

Image

Regina Cassolo, «Sofà (Riposo)»

© Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, Vigevano, Ministero della Cultura

Regina Cassolo trova spazio nel Castello Sforzesco di Vigevano

Gli spazi appena restaurati della terza Scuderia ospitano un allestimento dedicato alla «sperimentatrice geniale» nota soprattutto per la sua stagione futurista

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Il Castello Sforzesco di Vigevano, dove ha sede il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina (MANLo), apre per la prima volta al pubblico i locali appena restaurati del primo piano della Terza Scuderia per presentare un allestimento di lunga durata dedicato a Regina Cassolo (Mede Lomellina, 1894-Milano, 1974), geniale artista nota soprattutto per la sua stagione futurista, così brillante e sperimentale, ma attiva anche prima e dopo con esiti significativi. Dal 26 febbraio almeno fino al 2029, 108 sue opere, tra cui 41 delle sue iconiche sculture e circa 65 tra disegni e collage, conferite in comodato dal Comune di Mede Lomellina, sono esposte nel Museo Archeologico di Vigevano, che fa capo alla Direzione dei Musei statali lombardi, guidata da Rosario Anzalone. È a lui che si deve la decisione di riqualificare, con un investimento vicino ai 300mila euro, questi spazi del magnifico complesso, proprio per evidenziare al meglio il percorso di quest’importante artista del territorio attraverso il progetto messo a punto da Stefania Bossi, direttrice del MANLo, con Valentina Cane e Michele Tavola, affiancati da un comitato scientifico. 
Articolato in quattro aree, il percorso della mostra «Regina. Sperimentatrice geniale» (fu Lea Vergine a definirla così) si apre con un’introduzione alla vita e alla carriera dell’artista, prosegue con lo studio dei materiali innovativi di cui, dopo gli esordi, si servì, prosegue con la personale declinazione del Futurismo e si chiude con la sua ricerca della sintesi attraverso gli erbari, e dunque attraverso la natura.

Formata in scultura a Brera, Regina Cassolo (poi, solo Regina), fu allieva del torinese Giovanni Battista Alloati, che era sì un artista figurativo ma era aperto alla sperimentazione, amico com’era di Balla, Marinetti e Fillia. Quanto a lei, sposata con il pittore figurativo Luigi Bracchi, si aggiornava sulla scultura sintetica di Zadkine e Archipenko e studiava la plastica africana attraverso gli scritti di Carl Einstein. E se negli anni Venti avviava una produzione realista, attenta a Maillol («Prime sculture figurative, marmobronzo», annotava nel 1925), in seguito, come suggeriva Luciano Caramel, sarebbe stato quel gigante di Brancusi a prendere il sopravvento. 

È nel 1931, con la mostra a quattro mani con il marito presso la Galleria Senato di Milano, che Regina esibisce le sue prime sculture avanguardiste in alluminio, latta, celluloide, che le guadagnano l’attenzione della critica più avvertita. Le sue figure sono infatti «ritagliate» in fogli di latta o in lastre di alluminio e con esse l’artista si guadagna un’ottima fama e la possibilità di esporre in sedi prestigiose (come la XXI Biennale di Venezia, 1938, o la III Quadriennale di Roma, 1939). Nel 1934 era stata chiamata a firmare il «Manifesto tecnico dell’Aeroplastica futurista» ma non resterà ancorata a lungo a quel linguaggio, tanto che il dopoguerra la vedrà partecipe del Mac-Movimento Arte Concreta, invitata da Bruno Munari. Un’altra strada, questa, in cui saprà trovare un linguaggio inedito, in un percorso che la vedrà poi tuffarsi nella natura attraverso disegni, collage, erbari: tutti passaggi documentati nella duratura esposizione delle Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano.

Regina Cassolo, «Aerosensibilità» 1935. © Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, Vigevano, Ministero della Cultura

Ada Masoero, 23 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Regina Cassolo trova spazio nel Castello Sforzesco di Vigevano | Ada Masoero

Regina Cassolo trova spazio nel Castello Sforzesco di Vigevano | Ada Masoero