Cindy Sherman per Marc Jacobs Spring/Summer 2024 (particolare). Fotografia di Juergen Teller. © Cortesia di Marc Jacobs

Image

Cindy Sherman per Marc Jacobs Spring/Summer 2024 (particolare). Fotografia di Juergen Teller. © Cortesia di Marc Jacobs

Cindy Sherman posa per Marc Jacobs

Non è la prima (e non sarà nemmeno l’ultima) occasione in cui, se la fanno gli artisti, la pubblicità diventa prodotto

Gilda Bruno

Leggi i suoi articoli

A settant’anni compiuti, Cindy Sherman non smette di stupire. Nota a tutti per i suoi autoritratti camaleontici capaci di impersonare l’intero spettro dell’esperienza umana, questa volta l’artista ha prestato il suo volto alla campagna primavera/estate 2024 di Marc Jacobs.

Non è la prima volta che i due uniscono le forze, supportati dall’autoironico fotografo Juergen Teller: nel 2006, i tre avevano pubblicato Ohne Titel, caleidoscopico fotolibro avente come protagonisti proprio i due artisti visivi, con abiti del designer americano. Ma che cosa spinge figure come Sherman e Marina Abramović, che ha appena lanciato la sua linea cosmetica «The Marina Abramović Longevity Method», verso il commerciale?

Già nel 1935, Elsa Schiaparelli e Salvador Dalí tradussero il genio di lui in eccentrici capi disegnati da lei, seguiti da Yves Saint Laurent e Piet Mondrian, Alexander McQueen e Damien Hirst, Loewe e Lara Favaretto. Se Helmut Newton, Deborah Turbeville e Guy Bourdin scolpirono l’immaginario della moda attraverso la loro lente, fu l’arrivo su «Vogue Hommes International» negli anni ’90 di artisti indipendenti come Judith Joy Ross, Larry Sultan, Samuel Fosso e Joel Meyerowitz a rivoluzionare il rapporto tra brand e fotografia.

Da quando il Covid-19 ha costretto i designer, in assenza di sfilate, ad affidarsi ai talenti visivi per comunicare il loro credo, questi mondi sono indistricabili: penso a «Prada Resort 2020», dove scatti di Drew Vickers e Keizo Kitajima diventano carta da bouquet per i fiorai del mondo; la geniale trovata still life di Lucas Blalock per «Miu Miu Fall/Winter 2022»; o il successo della recente campagna scattata da Tyler Mitchell per Salvatore Ferragamo. Perché sorprendersi? Nel mondo di «Barbie» e Taylor Swift, fare arte non basta; c’è bisogno di audience. Mentre le aste premiano la pittura, queste si fanno prodotto alla mercè del pubblico. Che si tratti di una performance o di una trovata promozionale, Marshall McLuhan l’aveva detto: «The medium is the message».

Leggi anche:
La relazione ambivalente tra Cindy Sherman e la fotografia di moda
 

Cindy Sherman per Marc Jacobs Spring/Summer 2024 (particolare). Fotografia di Juergen Teller. © Cortesia di Marc Jacobs

Gilda Bruno, 05 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

Articoli precedenti

Nella mostra open air «Living Certosa», i fantasiosi collage del creativo francese documentano la rinascita del quartiere a partire dalla comunità, suo cuore pulsante

Una nuova collettiva in apertura al Foam di Amsterdam analizza il rapporto tra i due medium per avanzare ipotesi sul loro futuro

Risorto dalle ceneri, l’artista tedesco non guarda mai indietro, ma sempre al futuro. Nella mostra da White Cube Bermondsey «confessa i suoi peccati»

Oltre cinquant’anni di documentazione fotografica a supporto della vitalità di un Paese che continua a lottare

Cindy Sherman posa per Marc Jacobs | Gilda Bruno

Cindy Sherman posa per Marc Jacobs | Gilda Bruno