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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliL’Aquila. Il silenzio pesa, in molti borghi e frazioni nell’enorme «cratere» de L’Aquila. Non è quiete: è una stasi, è la paura di finire dimenticati. Salvo eccezioni, nei piccoli centri storici che già andavano svuotandosi prima del sisma del 6 aprile 2009 troverete case puntellate, ponteggi, strade deserte, chiese sì consolidate eppure perlopiù inagibili. Cercando un paragone, nell’ottobre del 1997 (il sisma colpì a settembre) molti paesi dell’Umbria erano carichi di macerie e vuoti, ma già due o tre anni dopo avevano riacquistato vita. D’accordo, c’è una differenza, in Umbria il terremoto non devastò una città da 70mila abitanti e le dimensioni della ferita abruzzese sono impressionanti: escludendo i 110 comuni extracratere che hanno registrato qualche danno, la Soprintendenza speciale per L’Aquila e il cratere calcola 60 frazioni di cui 25 con nuclei storici, oltre a 56 Comuni nella zona che da sola occupa un quarto del territorio regionale; gli edifici di interesse culturale sono circa 700 di cui 300 nel nucleo storico dell’Aquila e 176 nelle sue frazioni. Se a sette anni dalla tragedia la città si muove, nel circondario la ricostruzione non è ancora davvero partita con il giusto slancio.
Nel numero di maggio di «Il Giornale dell'Arte» un ampio reportage dal capoluogo e dai paesi del cratere a sette anni dal sisma.
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