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L'Aquila prima e dopo: lo sguardo di Berengo Gardin sulla città ferita

Come si presenta oggi L’Aquila? Che cosa è stato fatto in questi tre anni? Rispondono le immagini del grande fotografo in un libro Contrasto in uscita

La copertina del volume di Gianni Berengo Gardin

Alle 3 e 32 del mattino del 6 aprile 2009, un forte terremoto colpisce L’Aquila e i suoi dintorni. È la scossa distruttiva, che arriva dopo mesi di quello che viene definito sciame sismico. Centinaia le vittime, migliaia i feriti, decine di migliaia gli sfollati, e una città ferita, che cambia volto e non sembra più appartenere ai suoi abitanti. A tre anni dal disastro (cfr. articolo a p. 10) Gianni Berengo Gardin torna a visitare quel luogo che aveva percorso molto tempo prima. «La cosa più impressionante, racconta, è il silenzio che c’è per le strade. Non passa nessuno, non c’è nessuno. Non ci sono i bambini che giocano, le donne che vanno a fare la spesa, la gente che va in ufficio. C’erano solo quattro cani abbandonati che giravano».
Non deve essere stato facile ripercorrere quelle stesse strade, le piazze, le case fotografate dal 1995 a più riprese, e poi dopo quel 6 aprile, fino a pochi mesi fa. «Mi ricordo a Roma, prosegue, com’era San Lorenzo dopo il bombardamento degli americani.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 319, aprile 2012

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  • L'Aquila, piazza S. Margherita. Il Palazzetto dei Nobili e Palazzo Camponeschi. © Gianni Berengo Gardin/Contrasto
  • L'Aquila, piazza S. Margherita. La trasfigurazione © Gianni Berengo Gardin/Contrasto
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