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Inchiesta

A dieci mesi dal terremoto

Tutti i ritardi dell’Abruzzo

Pioggia e neve aumentano i rischi. Arrivati 50 milioni, servono 3 miliardi. Italia Nostra: usare quelli del Ponte di Messina

l’aquila. Più del 70 per cento dei beni storico artistici, delle chiese e monumenti del centro storico dell’Aquila «sono senza protezione, aggrediti dalla neve e dalla pioggia, destinati a un degrado irreparabile». L’allarme è di Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra. A dieci mesi dal terremoto «la vera ricostruzione della città non è ancora cominciata». L’inverno sta distruggendo quello che è rimasto tra le macerie mai rimosse delle chiese il cui tetto è crollato e che non hanno ancora una copertura. Cadono a pezzi e si sbriciolano stucchi, decorazioni, portali, altari, confessionali. Il degrado investe la stragrande maggioranza delle chiese aquilane, compresa l’importante Santa Maria Paganica. Eccezioni: Santa Maria di Collemaggio e Anime Sante, «coperte» da strutture provvisorie. D’altra parte, della famosa «lista nozze», 45 adozioni di palazzi e chiese promesse durante il G8 dai grandi della terra, soltanto dieci sono state davvero finanziate (cfr. n. 293, dic. ’09, p. 12). «Il patrimonio muore», dichiara Gianfranco Cerasoli, responsabile beni culturali della Uil, membro del Consiglio Superiore del Mibac. «Un palazzo storico di tre piani in via Pretatti, già lesionato, è crollato a dicembre per l’acqua e sotto il peso della neve. Ed è uno dei tanti». Cerasoli elenca gravi ritardi anche per la messa in sicurezza degli edifici privati vincolati (208, di cui 39 in altri comuni terremotati). I lavori sono stati completati solo in dieci casi, in altri 53 sono in corso. Per di più, secondo Cerasoli, gli appalti in 71 chiese delle diocesi dell’Aquila, di Teramo, Sulmona, Avezzano, Pescara-Penne, Chieti, per un valore di poco meno di sette milioni di euro, sono stati aggiudicati con un «preoccupante e anomalo» ribasso di più del 25%. E cita il sindaco di Prata d’Ansidonia che ha denunciato al ministro Bondi il cattivo uso dei 98mila euro spesi nella chiesa di San Nicola, di fatto serviti soltanto a «una passata di stucco per ricoprire le microlesioni degli intonaci». Mancano i controlli anche perché la Soprintendenza abruzzese (con i suoi 230 dipendenti) è stata totalmente esautorata dalla Protezione civile, che fino a dicembre 2009 aveva a disposizione soltanto venti tecnici. «All’Aquila tutto è ancora fermo, dice Alessandra Mottola Molfino. Si lavora nel generale scoordinamento di iniziative e di poteri. Le istituzioni non collaborano tra loro e perfino la messa in sicurezza degli edifici può mettere a rischio quelli vicini». E chiede una legge speciale per coordinare il lavoro e le competenze di Ministero, Comuni, Regione e Commissario. Manca ancora una banca dati condivisa dei beni artistici e architettonici di Stato, Regione e Conferenza episcopale. Senza questo, dice la Mottola Molfino, non si può operare. Per superare la parcellizzazione, «per valorizzare in modo armonico le risorse del territorio», l’ex assessore comunale alla cultura di Avezzano Flavia De Sanctis propone la creazione di un Distretto culturale per le zone terremotate che potrebbe avere anche finanziamenti europei. Progetto condiviso da Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Università, Servizio Sismico Nazionale e dal ministro Bondi. Prevista anche la creazione di un Museo del Terremoto. Intanto il centro storico dell’Aquila, svuotato dei suoi abitanti, compresi quelli ormai sistemati nelle «new town», rischia di diventare una quinta teatrale. Un pericolo denunciato anche dal Consiglio superiore per i Beni culturali del Mibac presieduto da Andrea Carandini. Il subcommissario Luciano Marchetti ricorda che serviranno 3 miliardi per restaurare il patrimonio storico artistico. Previsti dieci anni di lavoro. A fine 2009 erano arrivati in tutto circa 50 milioni tra Ministero, fondi Fas, Cei e Poli museali. A gennaio l’Acri, associazione delle Casse di Risparmio e delle Fondazioni di origine bancaria italiane, ha destinato all’Aquila 12 milioni (in gran parte per i beni culturali) e la Regione Liguria ha stanziato 1 milione e mezzo di euro per il restauro della chiesa aquilana di Santa Maria di Roio. Il Fai ha messo 750mila euro per risistemare la celebre fontana delle 99 cannelle. Gianni Chiodi, governatore della Regione Abruzzo, nuovo commissario che sostituisce Bertolaso e la Protezione civile, è preoccupato per la carenza di fondi: ha già presentato un piano per il restauro dei beni culturali nel 2010 con una richiesta di 60 milioni di euro. Priorità: la riapertura della chiesa delle Anime Sante e la copertura con una struttura speciale in acciaio di Santa Maria Paganica. Per risolvere i problemi economici, Italia Nostra fa una proposta radicale: secondo il presidente Mottola Molfino, «per ricostruire L’Aquila si usino i soldi stanziati per il ponte di Messina, opera faraonica e inutile».
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Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 295, febbraio 2010



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