Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Filippo Carugati, «Malriposte speranze riflesse», 2019

Image

Filippo Carugati, «Malriposte speranze riflesse», 2019

Via d’acqua, via terra: due itinerari per attraversare Venezia e raggiungere la Biennale

Nel mezzo, la fitta rete di esposizioni che si incontrano lungo la via che dalla Stazione di Santa Lucia conduce all’Arsenale e ai Giardini, storiche sedi della grande mostra internazionale

Presupponiamo che il vostro treno attraversi il Ponte della Libertà di buona mattina, così che il trapasso verso la città che non conosce la ruota sia accompagnato dagli ultimi veli della notte, fluttuanti sul mare e su un giorno che a breve vi svelerà palazzi e chiese e piazze appoggiate sull'acqua. Ma è un incanto, non un sogno, diffuso tra le vie liquide di Venezia, verdognole perché magiche, esalanti bellezze architettoniche come scogli tra le onde dolci. Barche d'ogni forma e dimensione accendono i motori. I negozi alzano le serrande, i ristoranti conquistano i sampietrini delle calli. I gabbiani giocano con le nuvole. Davanti a voi si apre una lunga giornata in Biennale. 

Come saprete, con grande lirismo e ironia, Venezia ha la forma di un pesce. E la stazione di Santa Lucia, sestriere Santa Croce, ne rappresenta la bocca. L'obiettivo è percorrerne le squame - separate da strade d'acqua e vicoli di pietra, talvolta larghi da far passare appena due, tre persone affiancate, con i tetti delle case che sembrano toccarsi, impedendo ai raggi di penetrare l'ombra che si addice ad ogni mistero - fino a raggiungerne la coda, dove sguazzano i Giardini e l'Arsenale, zona Castello, le due sedi dell'Esposizione Internazionale d'Arte. L'esigenza, o la speranza, è quella di raccogliere lungo la via quanta più bellezza possibile, stillata in maestosi palazzi e passaggi nascosti, ma soprattutto nelle mostre collaterali che accompagnano la Biennale portando all'estremo l'idea di cittadella dell'arte, dove quasi ogni androne porta l'effigie di un'esposizione organizzata per l'occasione. 

Le domande allora sono: quali visitare? Come ottimizzare il percorso?

La via d’acqua

La soluzione più comoda, ma non certo la più economica, è quella di attraversare il Canal Grande con un vaporetto, recidere come l'avanzo di una cucitura San Polo, costeggiare Dorsoduro, tagliare la città lungo Rio Novo, Rio Dei Tolentini e Rio de Ca' Foscari fino a sfociare nel Canal Grande. Lungo questa via si noteranno i ponteggi del restauro di Palazzo San Pantalon, sulla cui facciata Banksy nel 2019 dipinse una delle sole due opere italiane, The Migrant Child, ora rimossa dall'edificio e restaurata. A proposito, nei giorni nel weekend di preview della Biennale (9-10 maggio), il murale viaggia su una barca lungo la città, chissà che non lo incrociate con il vostro mezzo acquatico.

Ad ogni modo, state ormai galleggiando nello splendore della Serenissima. Guardatevi a destra e a sinistra: Palazzo Barbaro, Ca' Rezzonico, Ca' d'Oro, Palazzo Dario, Ca' Foscari, Palazzo Barbarigo, Palazzo Venier dei Leoni. Trifore, bifore, portoni in legno e la magnificenza degli echi bizantini, rinascimentali, gotici e barocchi. La (vostra) prima fermata è quella sulla riva di San Marco (il sestriere, non la piazza), nei pressi di Palazzo Grassi. Qui c'è la mostra più bella che possiate visitare: Michael Armitage. The Promise of Change. Quarantacinque dipinti, tra lavori storici e nuove produzioni, e più di cento studi che rivelano il linguaggio pittorico, ricco e sensibile dell'artista keniota-britannico. Figure e composizioni complesse condensano riferimenti amplissimi, che spaziano dalla mitologia alla cronoca, tenendo insieme il singolare e l'universale, la poesia e il dramma, l'essere umano tutto.

Proseguendo a piedi non sono che dieci minuti, anche meno se il brulichio dei passanti s'acquieta, fino al Ponte dell'Accademia. Ora le possibilità si moltiplicano, il conto è da fare sulle gambe e nelle tasche. Palazzo Franchetti con Giosetta Fioroni prima del ponte, le Gallerie dell'Accademia subito dopo, con la collezione permanente "contaminata" da Marina Abramovich. Alzate gli occhi, c'è la Basilica di Santa Maria della Salute, il vostro punto di riferimento. Seguitene la cupola e incontrerete lungo la via Palazzo Cini (David Salle), la Collezione Peggy Guggenheim (con una mostra sugli anni londinesi della collezionista) fino a raggiungere Punta della Dogana (Lorna Simpson. Third Person). Tutte mostre di primissimo livello, a cui ripensare sul terrazzo che s'affaccia sul grande bacino di San Marco. A destra l'Isola di San Giorgio, con l'abbazia, e le mostre di Georg Baselitz e Barry X Ball; a sinistra San Marco (Alighiero Boetti e Lee Ufan da Smac; Picasso, Morandi e Parmiggiani alla Fondazione Bevilacqua la Masa). Potete riprendere il vaporetto, e dirigervi finalmente verso la Biennale, con il verde dei Giardini che s'annuncia all'orizzonte. Oppure approdare a Palazzo Ducale e affrontare il saliscendi di ponti lungo Riva degli Schiavoni. C'è il Ponte dei Sospiri, la brezza che dalla Laguna si butta nella città passando tra le case come tra le dita delle vostre mani, alzate sul viso per ripararvi dal sole ormai alto nel cielo. Mezzogiorno è più che passato, la Biennale vi aspetta.

Michael Armitage, Don’t Worry There Will Be More, 2024. Foto: Kerry McFate Courtesy the artist and David Zwirner

La via di terra

Qui, il discorso si fa più complesso, e i tempi più lunghi. Non che Venezia sia una città immensa, ma per attraversarla a piedi non si può prescindere dall'ausilio dei ponti. I principali, quelli che consentono di passare da un sestriere e l'altro, sono pochi e situati in punti nevralgici. Sono loro che impongono il tragitto, inetivabilmente meno fluido e più faticoso del precedente. La fortuna è che, al netto dei turisti, di cui dopotutto facciamo parte anche noi, in poche città è così bello camminare come a Venezia. Strade fluttuanti, palazzi screpolati, portoni e gradini tuffati direttamente tra i flutti, saliscendi di scale e ponti, passaggi stretti e repentine aperture in piazze piene di luci, cromie appassite o splendenti, profumo di mare sulle decorazione floreali, legni avvolti dalle alghe, pilastri che spuntano dai bassi fondali, stemmi consumati, effigi di bellezze decadenti e per questo ancora più affascinanti.

Il primo passaggio obbligatorio è quello del Ponte degli Scalzi, che vi introduce a San Polo, il ventre del pesce, che porta allo snodo principale per chi si muove a piedi per Venezia: il Ponte di Rialto. Se vi tenete alti, incontrate Ca' Pesaro (mostre di Jenny Saville e Hernan Bas) e Fondazione Prada (Arthur Jafa in dialogo con Richard Prince). Se vi tenete bassi, c'è Palazzo Tiepolo Passi (bellissima la mostra di Matthew Wong, una selezioni di dipinti d'interni che dialogano con gli interni del palazzo) e la nuova Fondazione Dries Van Noten nello storico Palazzo Pisani Moretta. Scendete o risalite verso Rialto, dove è difficile trattenersi dal fare una foto. D'altra parte, l'idea non è originale e la concorrenza sarà come al solito spietata. Se avete tempo ed energie, muovendo verso sud-ovest vi imbatterete in Palazzo Fortuny (personale di Erwin Wurm) e in Palazzo Marin (tre intensi video di Shirin Neshat). Ma sarebbe una deviazione dall'itinerario più diretto, che vi porterebbe in San Marco e al percorso già delineato al termine della via d'acqua, che comunque potete comodamente recuperare una volta visitate le due mostre.

Se preferite optare per una soluzione, per così dire, più esotica, scesi da Rialto tendete verso nord, dove separati da Rio de San Giovanni Laterano (attraversabile in più punti) ci sono il Museo di Palazzo Grimani (personale, forse più debole del previsto, di Amoako Boafo) e il Complesso dell'Ospedaletto, cornice spettacolare per la seri di otto video di Canicula, terzo appuntamento veneziano della Fondazione In Between Art Film. Da non perdere. Su questa traiettoria l'approdo più facile è quello dell'Arsenale. Nel mezzo, nessuna mostra significativa da segnalare. Qui la città si fa silenziosa, il meriggio è un'atmosfera diffusa. I panni oscillano appesi ai fili, tra le calli, il vento muove qualche ingranaggio nascosto, cigolante. Una quiete inaspettata distende le membra. C'è ancora tanto da camminare, tanto da vedere, s'aprono le porte della Biennale. Ma come in ogni viaggio la destinazione è solo un espediente, quel che conta è la strada fatta per raggiungerla. Soprattutto se questa strada ha la forma di un pesce in mezzo al mare.

Davide Landoni, 09 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

La nuova mostra dell'artista iraniana trasforma la cronaca di un suicidio in una meditazione universale sulla solitudine e l'ingiustizia

Luce tra la polvere, passeggiate nei boschi, voli a gravità zero, nuove antropologie e lucertole dallo spirito regale

A Venezia una mostra tra intelligenza artificiale algoritmi e installazioni che espongono i sistemi invisibili della cultura digitale contemporanea

Due mostre alla San Marco Art Centre mettono in dialogo il gioco concettuale di Alighiero Boetti e la filosofia della percezione di Lee Ufan tra dualità, spazio e risonanza delle cose

Via d’acqua, via terra: due itinerari per attraversare Venezia e raggiungere la Biennale | Davide Landoni

Via d’acqua, via terra: due itinerari per attraversare Venezia e raggiungere la Biennale | Davide Landoni