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Jenny Saville Jenny Saville Reverse, 2002–03 Oil on canvas 84 x 96 inches (213.4 x 243.8 cm) © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026 Courtesy Gagosian

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Jenny Saville Jenny Saville Reverse, 2002–03 Oil on canvas 84 x 96 inches (213.4 x 243.8 cm) © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026 Courtesy Gagosian

Guida Biennale Arte 2026. 25 mostre da vedere a Venezia, sede per sede

In occasione della 61ª Biennale d’Arte di Venezia, la città si trasforma in un sistema espositivo diffuso che travalica i confini della mostra internazionale. Il Giornale dell'Arte presenta una guida in progress alle esposizioni imprescindibili in Laguna, per orientarsi in una delle stagioni più dense e strategiche del calendario internazionale.

Ca’ Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano 
Sestiere Dorsoduro, 3136, Venezia 
carezzonico.visitmuve.it

«I Guardi di Calouste Gulbenkian»
Dal 7 marzo all’8 giugno 2026 

A cura di Alberto Craievich, il Museo del Settecento Veneziano ospita una selezione di dipinti di Francesco Guardi (1712-1793) provenienti dal Museo Calouste Gulbenkian di Lisbona. La mostra, intitolata I Guardi di Calouste Gulbenkian, rappresenta un dialogo tra istituzioni internazionali, mettendo in luce le relazioni tra collezioni e collezionisti.
Le opere provengono da uno dei nuclei più importanti della produzione tardiva di Guardi, acquistate tra il 1907 e il 1921 dall’imprenditore e filantropo armeno naturalizzato inglese Calouste Sarkis Gulbenkian (1869-1955), le quali sono oggi tra le più rappresentative dell’artista veneziano. Questi dipinti segnano il periodo in cui Guardi si dedicò alle vedute, dopo anni di sperimentazioni nella pittura di genere e di storia.
Il ritorno delle opere a Venezia consente un confronto con i disegni di Guardi conservati nei fondi del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, originariamente acquisiti da Teodoro Correr, fondatore delle collezioni civiche. L’esposizione comprende dieci dipinti databili tra il 1770 e il 1790, collocati nel portego al primo piano di Ca’ Rezzonico.
Le vedute veneziane mostrano lo stile distintivo dell’artista: pennellate allusive, proporzioni liberamente sfalsate e una prospettiva elastica che restituisce una visione soggettiva della città. Gli edifici emergono attraversati dalla luce, mentre la pittura tremolante trasmette la sensazione di una civiltà in declino, anticipando sensibilità e tensioni proprie del Romanticismo.

Casa dei Tre Oci - Istituto Berggruen Europa
berggruenart.org
Fondamenta Zitelle 43, Venezia 

«Joseph Kosuth. A Chain of Resemblance»
Fino al 22 novembre 2026

A «Chain of Resemblance», il nuovo intervento di larga scala di Joseph Kosuth, ispirato a un testo di Michel Foucault, inaugura un percorso espositivo alla Casa dei Tre Oci, che si sviluppa lungo il primo piano dell’edificio. L’installazione mette in dialogo opere storiche che testimoniano l’interesse dell’artista per le dinamiche del linguaggio, considerato sia come soggetto sia come contenuto.
Tra queste, «One and Three Mirrors» (1965) esplora la costruzione del significato attraverso la relazione tra immagine, oggetto e testo. Altre opere, come «The Fifth Investigation»(1969), «Text/Context» (1978-1979) e «Where Are you Standing?»(1976), collocate nelle sale adiacenti, ripensano l’idea di pubblico, comunità e collaborazione, riflettendo un approccio innovativo all’autorialità.
In particolare, «Where Are you Standing?», poster originariamente realizzato per la Biennale di Venezia del 1976 nell’ambito del collettivo International Local (composto da Sarah Charlesworth, Anthony McCall e Kosuth), sarà nuovamente esposto. Il manifesto «The Seventh Investigation» (1970) sarà prodotto e installato in uno spazio pubblico di Venezia durante la mostra, sottolineando il legame tra opere concettuali e contesto urbano, e invitando il pubblico a riflettere sul ruolo del linguaggio e della comunicazione nell’arte contemporanea.

Fondazione Bevilacqua La Masa
Galleria di Piazza San Marco, 71/C, 30124, Venezia

«Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes»
7 maggio - 25 luglio 2026

Picasso, Morandi, Parmiggiani. Still Lifes è una mostra ideata e organizzata da Tornabuoni Art, con la partecipazione straordinaria del Musée national Picasso-Paris, e curata da Cécile Debray, presidente del museo. Tre maestri della pittura moderna, tre approcci all’oggetto. A partire da una selezione estremamente ponderata, rigorosa ed essenziale di nature morte di Pablo Picasso (1881-1973), Giorgio Morandi (1890-1964) e Claudio Parmiggiani (Luzzara, Reggio-Emilia, 1943), la mostra propone una riflessione attorno alla questione della rappresentazione, tra l’osservazione e la ricostruzione del reale a partire dalla messa in scena dell’oggetto nel laboratorio dell’atelier dell’artista.

Fondazione Bvlgari nella Biblioteca Nazionale Marciana
Biblioteca Nazionale Marciana, Piazza San Marco 7, Venezia
bibliotecanazionalemarciana.cultura.gov.it

«Lara Favaretto, Momentary Monument – The Library» e «Monia Ben Hamouda, Fragments of Fire Worship»
Dal 9 maggio al 22 novembre

Nelle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia, fondata a partire dalla donazione del cardinale Bessarione nel 1468 e progettata da Jacopo Sansovino, la conoscenza si mostra come un organismo vivo, soggetto a trasformazioni, revisioni e persino all’oblio. In questo contesto stratificato si inseriscono gli interventi site-specific di Lara Favaretto e Monia Ben Hamouda, chiamate a ridefinire il rapporto tra memoria, linguaggio e trasmissione del sapere.
Nel Salone Sansovino, Favaretto presenta la settima e ultima iterazione di «Momentary Monument-The Library». In collaborazione con biblioteche universitarie, istituti nazionali, accademie e collezioni private, l’artista ha raccolto centinaia di volumi, selezionati non per rarità ma per densità documentale. I testi sono esposti in una scaffalatura che invita alla consultazione, funzionando al tempo stesso come dispositivo espositivo, e ciascun volume è associato a un’immagine proveniente dall’archivio dell’artista, attivo dal 1995.
Dal 9 maggio al 22 novembre, la biblioteca diventa così un sistema dinamico che mette in tensione accesso e responsabilità, memoria e dispersione. Ad aprire il percorso, nel Vestibolo, è «Fragments of Fire Worship» di Ben Hamouda: due sculture al neon formate da segni frammentari che evocano una scrittura trasformata in gesto e traccia. Il neon richiama il fuoco come forza a metà tra rivelazione e distruzione, suggerendo un’idea di conoscenza instabile e in continua metamorfosi.

Georg Baselitz, «Die goldene Kittelschürze» (dettaglio), 2025. © Georg Baselitz 2026. Credits Stefan Altenberger. Courtesy Fondazione Giorgio Cini.

Fondazione Giorgio Cini
Isola di San Giorgio Maggiore 30124, Venezia
cini.it

«Georg Baselitz. Eroi d’Oro»
Dal 5 maggio al 27 settembre 2026

Curata da Luca Massimo Barbero, direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, e realizzata in partnership con la galleria Thaddaeus Ropac, la mostra presenta la più recente serie di dipinti di grande formato di Georg Baselitz, caratterizzata dall’uso di fondi dorati luminosi sui quali si stagliano figure realizzate con un tratto essenziale.
Al centro della ricerca artistica emerge l’interazione tra le superfici dorate e i corpi delineati da linee sottili e precise. In alcune opere compaiono anche interventi pittorici materici, con esplosioni di colore applicate a impasto. I piani dorati non creano effetti illusionistici di profondità: la superficie riflettente genera una percezione di assoluta piattezza, richiamando gli sfondi delle icone medievali e alcune opere di Stefan Lochner, pittore rinascimentale nordico.
Su questi sfondi, le figure di Baselitz appaiono sospese, quasi fluttuanti, delineate con un segno netto che rimanda alla pratica del disegno a tratto. La serie comprende autoritratti di dimensioni superiori al naturale e diverse raffigurazioni della moglie dell’artista, Elke, presenza ricorrente nella sua produzione. Le figure sono realizzate con vernice nera diluita, simile all’inchiostro, conferendo ai ritratti un carattere quasi spettrale. Baselitz lega questa scelta formale a suggestioni dei ritratti di Hokusai e alla tradizione della calligrafia giapponese.

Fondazione In Between Art Film
Complesso dell’Ospedaletto, Barbaria de le Tole, Venezia
inbetweenartfilm.com

«Canicula»
Dal 6 maggio al 22 novembre 2026

Curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, rispettivamente direttore artistico e curatore della Fondazione, «Canicula» rappresenta il terzo e ultimo capitolo della Trilogia delle incertezze. Le mostre, ideate da Fondazione In Between Art Film, hanno trasformato il Complesso dell’Ospedaletto in una vera e propria architettura cinematografica.
Per la prima volta, la rassegna presenta otto nuove installazioni video site-specific, realizzate appositamente per l’occasione. Tra gli artisti partecipanti figurano Lawrence Abu Hamdan (1985, Giordania), Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (1974/1972, Italia), Roman Khimei e Yarema Malashchuk (1992/1993, Ucraina), Janis Rafa (1984, Grecia), P. Staff (1987, Regno Unito), Wang Tuo (1984, Cina), Yuyan Wang (1989, Cina) e Maya Watanabe (1983, Perù).
Tutte le opere sono state commissionate e prodotte dalla Fondazione, istituzione ideata da Beatrice Bulgari per promuovere la cultura delle immagini in movimento e sostenere artisti, istituzioni e teorici internazionali nel dialogo tra discipline e media temporali.
Il titolo della mostra, «Canicula», dal latino «piccolo cane», indica i giorni più caldi dell’estate, un periodo che nelle culture mediterranee antiche era associato sia all’abbondanza sia a possibili esiti catastrofici, evocando un equilibrio tra energia, trasformazione e tensione.

Fondazione Prada, Venezia
Ca’ Corner della Regina Santa Croce 2215, Venezia
fondazioneprada.org

«Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince» 
Dal 9 maggio al 23 novembre 2026

Curata da Nancy Spector, la mostra mette per la prima volta a confronto le pratiche artistiche radicali di Arthur Jafa e Prince, evidenziando come entrambi, attraverso l’appropriazione di immagini della cultura popolare americana, rivelino miti, ossessioni e contraddizioni degli Stati Uniti contemporanei. Pur nati a dieci anni di distanza, i due artisti condividono un approccio radicale all’uso e alla manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, racconti di fantascienza, copertine di dischi, poster di rock band, prime edizioni della Beat Generation, news, cimeli di celebrità e post sui social media.
Attingendo alla cultura popolare americana, Jafa e Prince ne mostrano la crudezza e gli inganni, adottandone miti e perversioni. Entrambi tracciano mappe specifiche degli Stati Uniti: Jafa riflette sulla propria identità di uomo afroamericano con l’obiettivo di rafforzare cinema e arte Black, mentre Prince oscilla tra critica lucida della mascolinità bianca e fascino per il lato oscuro della psiche americana.
La mostra presenta oltre cinquanta opere tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti, includendo anche nuovi lavori realizzati per l’occasione. Completano il percorso una zine creata in collaborazione tra Jafa e Prince, che raccoglie le immagini scambiate durante la realizzazione del progetto espositivo, offrendo al pubblico uno sguardo privilegiato sul processo creativo dei due artisti.

Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro
C. del Tentor 2076, Venezia VE
capesaro.visitmuve.it

«Jenny Saville. Sono una pittrice pittorica – carne, corpo, ritratto – la natura umana»
Fino al 22 novembre 2026

Per la prima volta a Venezia, una grande mostra celebra l’opera di Jenny Saville, ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino ai giorni nostri. L’esposizione raccoglie oltre trenta dipinti e disegni, inclusi capolavori che hanno segnato la sua produzione negli ultimi decenni. 
La pratica di Saville è profondamente radicata nella storia della pittura. A Ca’ Pesaro, le sue tele monumentali dialogano con i grandi maestri del passato presenti a Venezia, creando un incontro unico tra arte contemporanea e patrimonio storico. Il rapporto con i maestri italiani e con la scuola veneziana evidenzia i legami tra tradizione e innovazione nel suo lavoro.
L’ultima sala ospita un ciclo inedito di dipinti realizzati appositamente come omaggio alla città lagunare, trasformando la mostra in una celebrazione della forza e della potenza della sua pittura.
La rassegna diventa così un tributo intimo e grandioso alla storia di Venezia, confermando il ruolo della città come centro vivo di innovazione culturale. 

«Hernan Bas. The Visitors»
Dal 7 maggio al 30 agosto 2026

Traendo ispirazione da Venezia, città profondamente trasformata dal turismo e dove ha realizzato una residenza, Bas ha creato un nuovo corpus di opere incentrato sui turisti in scenari reali e immaginari. Protagonisti sono prevalentemente uomini bianchi e occidentali, immersi in un terreno mutevole fatto di attrazioni da «lista dei desideri», siti storici, spazi sacri, locali ambigui e versioni sterilizzate della natura.
L’artista mette in luce i cliché del turismo, dai simboli iconici come la Gioconda o la Fontana di Trevi, fino alle mete del dark tourism, come Chernobyl, Alcatraz e la foresta di Aokigahara, luoghi segnati dal dolore che diventano tappa di itinerari. Queste «trappole per turisti» evidenziano la disconnessione tra visitatori e mondi attraversati, spazi progettati per ingannare o deludere.
Parte delle opere è nata durante la residenza veneziana, a stretto contatto con la laguna, la sua luce, la tradizione pittorica e i flussi di turisti. Nei dipinti, il visitatore diventa al tempo stesso pittore e soggetto dipinto. Venezia, storicamente plasmata dagli scambi ma oggi sfidata dal turismo di massa, diventa scenario e specchio delle questioni affrontate da Bas. L’artista integra anche la propria esperienza personale, vivendo tra Miami e le sue radici cubano-americane di prima generazione, percependosi talvolta come visitatore nella propria casa.

Marina Abramović, ©Marco Anelli, 2025.

Gallerie dell'Accademia di Venezia
Calle della Carità 1050, Venezia
galleriedellaccademia.it

«Marina Abramovic. Transforming Energy»
Dal 6 maggio al 19 ottobre 2026

Marina Abramović entrerà nella storia nel 2026 come la prima donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. «Marina Abramović. Transforming Energy» inaugurerà il 6 maggio 2026, in occasione della 61ª Biennale di Venezia, e resterà aperta fino al 19 ottobre. La mostra celebra l’80º compleanno dell’artista, mettendo in dialogo la sua arte performativa con i capolavori rinascimentali di Venezia.
Curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del MAM di Shanghai, in stretta collaborazione con Abramović, l’esposizione si sviluppa tra le sale della collezione permanente e gli spazi delle mostre temporanee, un’assoluta novità nella storia dell’Istituto. Al centro c’è il dialogo tra passato e presente, corpo e spirito, materiale e immateriale. Opere iconiche come «Imponderabilia»(1977), «Rhythm 0»(1974), «Light/Dark» (1977), «Balkan Baroque» (1997) e «Carrying the Skeleton» (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche e nuove creazioni realizzate per l’occasione, evidenziando temi di resistenza, vulnerabilità e trasformazione.

Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni, Dorsoduro 701, Venezia
guggenheim-venice.it

«Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista»
Fino al 19 ottobre 2026

A cura di Gražina Subelytė, curatrice della Collezione Peggy Guggenheim, e di Simon Grant, guest curator, la mostra approfondisce un periodo cruciale che contribuì a definire Peggy Guggenheim come collezionista e mecenate, evidenziando la rete di influenze e amicizie – da Marcel Duchamp a Mary Reynolds a Samuel Beckett – che plasmarono la sua visione.
Attiva a Londra dal gennaio 1938 al giugno 1939, la galleria Guggenheim Jeune fu un punto di riferimento per le avanguardie europee e ospitò oltre venti mostre, tra cui la prima personale londinese di Vasily Kandinsky, una monografica dedicata a Jean Cocteau, la prima mostra collettiva nel Regno Unito dedicata al collage e una mostra di scultura contemporanea che suscitò scandalo.
«Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista» riunisce circa cento opere chiave provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, esposte originariamente in quelle mostre pionieristiche. Tra gli artisti rappresentati figurano Eileen Agar, Salvador Dalí, Barbara Hepworth, Vasily Kandinsky, Rita Kernn-Larsen, Piet Mondrian, Henry Moore, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e molti altri, restituendo il clima creativo e le relazioni che segnarono gli anni formativi della collezionista.

Le Stanze della Fotografia
Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
lestanzedellafotografia.it

«Horst P. Horst. La Geometria della Grazia»
Fino al 5 luglio

Le Stanze della Fotografia presenta una grande esposizione dedicata a uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento: Horst P. Horst. Curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, la mostra propone una lettura originale dell’opera del fotografo tedesco naturalizzato americano, andando oltre la celebre fotografia di moda che lo rese famoso sulle pagine di «Vogue».
Con oltre 300 opere tra fotografie a colori, stampe vintage, disegni e documenti inediti, l’esposizione invita a scoprire un artista che ha trasformato la fotografia in un linguaggio di armonia, proporzione e bellezza. Molti lavori arrivano per la prima volta in Italia, rendendo la mostra una tappa imperdibile nel calendario espositivo veneziano del 2026.
Horst concepisce l’immagine come un’architettura di forme e luce, un equilibrio tra rigore e sensualità, che richiama la ricerca di perfezione da Fidia a Le Corbusier, suo maestro negli anni parigini. Il percorso, intitolato «Horst P. Horst. La Geometria della Grazia», attraversa influenze del Bauhaus e del classicismo, fotografie di moda, ritratti e nature morte, mostrando la complessità di un autore capace di fondere arte, design e fotografia.
Tra i ritratti in mostra figurano Cecil Beaton, Ingrid Bergman, Coco Chanel, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent, Gianni Versace, Luchino Visconti e molti altri protagonisti del Novecento, testimoniando la straordinaria rete di influenze e collaborazioni dell’artista.

Museo Correr
P.za San Marco 52, Venezia 
correr.visitmuve.it

«Bizhan Bassiri. Principe. Il Nottambulo del Pensiero Magmatico»
Fino al 22 Novembre 2026

A cura di Chiara Squarcina e Bruno Corà, la mostra di Bizhan Bassiri al Museo Correr presenta sia le creazioni più recenti sia opere emblematiche che enunciano principi, regole e costanti della sua tensione estetica. Come in altri progetti espositivi, Bassiri cura il dialogo tra opere e spazio ospitante, valorizzandone qualità ambientali, estetiche e storiche.
L’allestimento di «Principe. Il nottambulo del Pensiero Magmatico» accoglie il visitatore con la figura del Principe, alter ego e iconografia fantasmatica dell’artista, presente in due delle quattro soglie di accesso. Le novanta immagini che ritraggono artisti selezionati da Bassiri, dai Maestri del Quattrocento fino al Duemila, configurano un ideale albero genealogico cui l’artista sente di appartenere per molteplici ragioni.
Con l’intento di creare una «quadreria» avvolgente, le opere sono disposte in maniera sospesa e scalare, dalle parti basse delle pareti fino all’altezza massima. Il Meteorite in bronzo richiama la verticalità dell’arte, mentre Fratino e le Serpi suggeriscono l’orizzontalità dell’incontro con la realtà e la contemplazione. Pur nella solennità della struttura complessiva, l’allestimento offre una fruizione fluida, vibrante, rispettosa della tutela e conservazione delle opere e pronta all’incontro con il visitatore, immerso nel ritmo di Venezia.

Erwin Whrm, «Sognatore, Un braccio solo», 2024. Courtesy Museo Fortuny Venezia.

Museo Fortuny
Fondamenta Narisi 3958, Venezia 
fortuny.visitmuve.it

«Erwin Wurm. Dreamers»
Dal 6 maggio al 22 novembre 2026

Il Museo Fortuny ospita una mostra dedicata all’artista austriaco Erwin Wurm, presentando nuove sculture inedite e opere che ripercorrono alcune delle sue serie più celebri. L’esposizione si sviluppa su tre piani di Palazzo Fortuny a Venezia, residenza e atelier dello stilista spagnolo Mariano Fortuny nella prima metà del XX secolo.
Al piano terra sono esposte le sculture personali di Wurm, mentre al primo e al secondo piano le sue opere dialogano con quelle di Fortuny: la luminosità e la plasticità dei lavori contemporanei emergono dalle ombre della collezione storica del museo. «Trovo molto stimolante collocare la scultura contemporanea in un ambiente storico così stratificato», afferma l’artista.
Curata da Elisabetta Barisoni e Cristina Da Roit, la mostra evidenzia come Wurm consideri l’atto fisico di aumentare e perdere peso un vero gesto scultoreo, spesso trasformato in illusioni di crescita o restringimento corporeo. L’umorismo accompagna il lavoro dell’artista, che affronta anche temi filosofici, psicologici e sociali, criticando la società contemporanea e le pressioni del sistema capitalista.
Le opere si muovono in uno spazio liminale tra alto e basso, esplorando una realtà che Wurm definisce farsesca e inventata, e trasformando l’interazione tra corpo, gesto e percezione in un’esperienza scultorea originale e coinvolgente.

Museo di Palazzo Grimani
Castello Ramo Grimani 4858, Venezia
museiveneto.cultura.gov.it

«Amoako Boafo»
Dal 5 maggio al 22 novembre 2026

Il Museo di Palazzo Grimani, raro esempio di architettura rinascimentale tosco-romana a Venezia, si conferma tra le istituzioni culturali più prestigiose della città, unendo alla collezione di opere classiche e moderne interessanti esperimenti nel campo dell’arte contemporanea. In questo contesto, Amoako Boafo reinterpreta il genere della ritrattistica, affermandosi come uno degli artisti chiave nel definire la cultura contemporanea africana e della sua diaspora.
I suoi eleganti dipinti elevano i soggetti, catturandone sicurezza, stile e carattere. Boafo dipinge manipolando il pigmento con le dita: un contatto diretto che sostituisce il pennello e trasforma il gesto in traccia visibile. Traendo ispirazione dall’atmosfera rinascimentale di Palazzo Grimani, l’artista si confronta con la ricca tradizione ritrattistica veneziana.
Il dialogo con il contesto storico e l’architettura unica del Palazzo dà vita a nuove opere realizzate appositamente per la mostra. Questi lavori di grande forza continuano l’esplorazione dell’identità e dello stile che caratterizza Boafo, e saranno esposti al secondo piano del Museo, creando un confronto affascinante tra la rappresentazione contemporanea delle persone nere e l’eredità dei capolavori della pittura veneziana.

Negozio Olivetti
Piazza San Marco 101, Venezia
fondoambiente.it

«Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti»
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026

La mostra, realizzata in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e con il supporto di Galleria Continua, presenta circa venti sculture di Leandro Erlich, alcune delle quali inedite. Il progetto propone una serie di organismi ibridi che combinano elementi di mondi diversi: farfalle con ali a forma di orecchie, cavoli trasformati in architetture, coralli che richiamano morfologie urbane e alberi terminanti in piedi umani. Le opere esplorano il rapporto tra forme naturali e artificiali, suggerendo una riflessione sull’arte come processo capace di generare nuove configurazioni del reale.
L’iniziativa fa parte del programma Arte all’Arte, promosso dall’Associazione Arte Continua, con l’obiettivo di creare connessioni tra arte contemporanea, architettura e paesaggio. Il progetto indaga il ruolo delle forme artistiche nella costruzione dell’immaginario urbano e nella percezione degli spazi condivisi.
L’intervento nel Negozio Olivetti stabilisce un dialogo diretto con l’architettura progettata da Carlo Scarpa, uno spazio che fin dall’origine ha accolto opere d’arte come parte integrante della propria identità, valorizzando l’incontro tra progetto architettonico e creazione artistica contemporanea.

Padiglione Bvlgari
labiennale.org
Spazio Esedra ai Giardini della Biennale
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026

«Lotus L. Kang»

Nata a Toronto nel 1985 e attiva oggi tra New York e il contesto internazionale, Lotus L. Kang è nota per una pratica che intreccia scultura, fotografia e installazioni site-specific, spesso realizzate con materiali instabili o in trasformazione. Le sue opere indagano temi come memoria, impermanenza e metamorfosi, costruendo ambienti immersivi in cui materia, spazio e tempo dialogano tra loro.
Il progetto concepito per Venezia, pensato appositamente per i Giardini, prosegue queste ricerche con una grande installazione dedicata alla temporalità non lineare e ai processi di «divenire». Kang esplora un tempo molteplice, portatore di cambiamenti, intrecciando eredità, transitorietà, memoria e trasposizione. I materiali e le forme instabili delle sue opere mettono in discussione il concetto di «concluso», creando un’esperienza immersiva e in continua trasformazione.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio impegno di Bvlgari verso la tutela dei «tesori del passato», con interventi come il restauro della Scala d’Oro di Palazzo Ducale, dei dipinti di Paolo Veronese a San Pietro Martire a Murano e di monumenti a Roma come la Scalinata di Trinità dei Monti, i mosaici pavimentali delle Terme di Caracalla e i marmi della Collezione Torlonia. Parallelamente, Bvlgari sostiene l’arte contemporanea attraverso il MaXXI Bvlgari Prize e la partnership con la Biennale del Whitney Museum di New York.

David Salle, «Workplace». Credits John Berens.© David Salle / ARS New York. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul.

Palazzo Cini
palazzocini.it
Campo San Vio 864, Venezia VE

«David Salle»
Dal 5 maggio al 27 settembre 2026

Alla Galleria di Palazzo Cini, grazie al sostegno di Thaddaeus Ropac e a cura di Luca Massimo Barbero, viene presentata una nuova serie di lavori dell’artista americano David Salle, in cui l’intelligenza artificiale entra nel processo pittorico. Il progetto nasce da una rilettura dei Tapestry Paintings, serie realizzata tra il 1989 e il 1991, in cui Salle reinterpretava arazzi imperiali russi del XVIII secolo, a loro volta ispirati a dipinti italiani del Cinquecento e Seicento.
Nella nuova serie, le immagini dei dipinti vengono elaborate da un modello di intelligenza artificiale addestrato principalmente sull’archivio visivo dell’artista. Le immagini generate non sono il prodotto finale: vengono stampate su tela e diventano il supporto su cui Salle interviene manualmente con pittura a olio, acrilico, Flashe e carboncino. L’algoritmo agisce come dispositivo di perturbazione, alterando le logiche compositive del lavoro dell’artista.
La struttura iconografica dei dipinti mantiene il principio di simultaneità che caratterizza la pittura di Salle dagli anni Ottanta: figure storiche, citazioni decorative, frammenti pubblicitari e oggetti di natura morta convivono nello stesso spazio visivo. L’intelligenza artificiale deforma le immagini iniziali, creando configurazioni inattese che l’artista riorganizza attraverso il gesto pittorico. L’operazione inserisce la pratica di Salle nel dibattito contemporaneo sul rapporto tra produzione artistica e tecnologie generative, interrogando i confini tra creazione manuale e innovazione digitale.

Palazzo Grassi 
pinaultcollection.com
Campo San Samuele 3231, Venezia VE

«Lorna Simpson»
Fino al 22 novembre 2026

Nel 2026, Punta della Dogana dedica una grande mostra all’artista nordamericana Lorna Simpson, offrendo per la prima volta in Europa una panoramica ampia del suo lavoro, con particolare attenzione a oltre dieci anni di pratica pittorica. La mostra, a cura di Emma Lavigne, direttrice generale e curatrice generale della Pinault Collection, è realizzata in partnership con il Metropolitan Museum of Art di New York, dove una prima versione, «Source Notes», è stata esposta nella primavera del 2025.
Il percorso veneziano propone una selezione rinnovata e arricchita, pensata appositamente per gli spazi di Punta della Dogana, e riunisce circa cinquanta opere, tra dipinti, collage, video, sculture e installazioni, provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista. La rassegna include lavori di diverse serie emblematiche, percorrendo oltre vent’anni di carriera.
Tra le opere esposte figurano tele realizzate per la partecipazione di Simpson alla 56ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2015, curata da Okwui Enwezor, insieme a opere inedite create appositamente per questa mostra. I dipinti dell’artista, resistenti a qualsiasi lettura univoca, conducono lo spettatore in zone incerte e ai margini del visibile, confermando il ruolo di Simpson come protagonista della scena contemporanea e capace di ridefinire i confini tra pittura, immagine e narrazione.

«Michael Armitage»
Fino al 10 gennaio 2027

A Palazzo Grassi, la Pinault Collection presenta un’ampia retrospettiva dedicata al pittore Michael Armitage (nato in Kenya nel 1984), curata da Jean-Marie Gallais in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e la storica dell’arte Michelle Mlati. La mostra riunisce opere realizzate negli ultimi dieci anni, in cui i riferimenti all’Africa orientale si intrecciano con mitologia e storia dell’arte occidentale, dando vita a composizioni dense, sgargianti e spesso monumentali.
I dipinti e i disegni affrontano anche temi delicati legati alla storia recente del Kenya, esplorando l’espressione del politico nelle narrazioni individuali e collettive, la mitologia, la sessualità e le questioni migratorie. La rassegna propone un percorso attraverso la pratica di Armitage, in cui memoria personale, storia collettiva e immaginario simbolico si mescolano in visioni e paesaggi al tempo stesso abitati e allucinatori.
Con dipinti di grande formato che catturano lo sguardo, la mostra evidenzia la capacità dell’artista di fondere riferimenti culturali e storici diversi, creando un dialogo tra Africa orientale e tradizione occidentale. L’esposizione conferma Michael Armitage come una voce originale e potente nella pittura contemporanea, capace di esplorare questioni sociali, politiche e simboliche con un linguaggio visivo intenso e coinvolgente.

San Marco Art Center – SMAC
P.za San Marco, 105, Venezia 
smacvenice.org

«Alighiero Boetti»
Dal 7 Maggio al 22 Novembre 2026

Concepita come una sorta di «costellazione», la mostra di Alighiero Boetti invita il pubblico ad abitare lo spazio tra idea e forma, ordine e disordine, riflettendo l’interesse costante dell’artista per la dualità, i sistemi e il processo. Dalle prime opere radicate in materiali semplici e strutture elementari, ispirate al gruppo dell’Arte Povera, fino ai progetti collaborativi e concettualmente stratificati, la rassegna evidenzia la coerenza interna di una pratica che ha sempre messo alla prova i propri presupposti, accogliendo caso, ripetizione e autorialità condivisa come forze generative.
La mostra si apre con una sala dedicata all’autoritratto e alla questione dell’identità, esplorando l’impegno di Boetti lungo tutta la vita nei confronti della nozione di doppio. Questa ricerca si concretizza nella firma duale «Alighiero e Boetti», adottata nel 1972. Opere come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) riflettono l’identità come scissa, moltiplicata e specchiata, mentre l’uso di forme accoppiate e strutture seriali introduce una logica di dualità fondamentale nella sua pratica.
Con il sostegno e la collaborazione dell’Archivio Alighiero Boetti, la mostra presenta in modo chiaro ed equilibrato il percorso dell’artista, consentendo al pubblico di seguire l’evoluzione delle sue idee. Struttura e caso, autonomia e collaborazione, sistema e gioco rimangono in relazione produttiva, rivelando un corpus rigoroso ma aperto, sempre attento alla complessità del mondo che riflette.

«Lee Ufan»
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026

Il progetto espositivo, promosso dalla Dia Art Foundation e curato da Jessica Morgan, direttrice dell’istituzione newyorkese, ripercorre oltre 60 anni della ricerca di Lee Ufan, in stretta collaborazione con l’artista. La mostra presenta dipinti storici e recenti, sculture, installazioni di grande scala e una nuova commissione site-specific concepita per gli spazi veneziani. Nato nel 1936 a Gyeongsangnam-do, in Corea del Sud, Lee Ufan si trasferì giovane in Giappone, dove studiò filosofia alla Nihon University di Tokyo, formazione che segnerà profondamente la sua produzione artistica e l’attività critica. Alla fine degli anni Sessanta divenne figura centrale del movimento giapponese Mono-ha, o «Scuola delle cose», i cui artisti lavoravano con materiali elementari come pietra, acciaio, vetro e terra, combinati in modi essenziali per evidenziare le relazioni tra gli elementi e la loro trasformazione.
Parallelamente, Lee Ufan è considerato chiave della Dansaekhwa, pittura monocroma coreana degli anni Settanta, caratterizzata da gesti ripetitivi, superfici essenziali e un’attenzione meditativa al processo pittorico. La sua pratica, che include pittura, scultura, installazione e scrittura teorica, si fonda su una concezione relazionale dell’opera, intesa come campo di tensioni tra materiali, struttura, spazio e spettatore. Le sculture combinano spesso pietre naturali e lastre d’acciaio, mentre nelle serie From Line e From Point il gesto pittorico si riduce a segni minimi che scandiscono il tempo della visione.

Scuola Grande di San Rocco, Venezia Sala Superiore, dettaglio dell’installazione «Jan Fabre The Artist as A Stray Dog in His Basket», 2026. Credits Andrea Rossetti.

Scuola Grande di San Rocco
Campo san Rocco 3052, Venezia 
scuolagrandesanrocco.org

«Jan Fabre. The Quiet Source»
Dal 9 maggio al 22 novembre 2026

Curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, l’esposizione mette in dialogo tre sculture in bronzo con il celebre ciclo pittorico di Tintoretto, collegando due linguaggi separati da secoli ma accomunati dall’esplorazione di luce, spiritualità ed esperienza umana. Fabre è il primo artista vivente a intervenire in uno degli spazi storicamente più rilevanti di Venezia. Il progetto, inserito nel contesto della Biennale, è promosso da Galleria Gaburro e dalla Linda and Guy Pieters Foundation. L’artista fiammingo, noto per un percorso interdisciplinare che spazia da disegno e scultura a installazione, film e performance, si confronta con Tintoretto usando il bronzo al silicio, materiale che amplifica la luce e conferisce alle opere una presenza quasi immateriale. Le tre sculture, realizzate in cinque anni, sono disposte lungo l’asse centrale della Scuola, dal piano terra al piano superiore, formando un percorso simile a un Albero della Vita. La trilogia esplora temi di famiglia, memoria e mitologia personale. Sebbene tutte incorporino il corpo dell’artista, due opere riportano i volti del padre Edmond e del fratello Emiel, morto prima della nascita di Fabre.

Università IUAV - Ca’ Tron
C. del Tentor, 1957, Venezia 
iuav.it

«Emilia Kabakov. Diario Veneziano»
Dal 9 maggio al 28 giugno 2026

Tre anni dopo la scomparsa dell’artista ucraino Ilya Kabakov (1933-2023), è la moglie Emilia Kabakov (1945) a raccoglierne l’eredità, proseguendo i progetti concepiti insieme e riaffermando la centralità di una delle ricerche più incisive della seconda metà del Novecento. Il sodalizio, nato alla fine degli anni Ottanta e formalizzato nel 1992, ha ridefinito il concetto di «installazione totale»: ambienti immersivi in cui memoria personale e tensione utopica si intrecciano in una riflessione universale sulla condizione umana.
L’ultima tappa di questo percorso approda a Venezia, città con cui i Kabakov intrattengono un dialogo quasi cinquantennale. Già nel 1977, durante la Biennale del Dissenso voluta da Carlo Ripa di Meana, una mostra sulla nuova arte sovietica segnava l’inizio di un legame destinato a consolidarsi nel tempo. Oggi, in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte (9 maggio–22 novembre), prende forma «Diario veneziano», progetto monumentale e partecipato curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate.
Dal 9 maggio al 28 giugno, il piano nobile di Ca’ Tron, storica sede dell’Università Iuav, si trasformerà in un dispositivo narrativo collettivo. Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia. L’idea affonda le radici nel 1993, quando per «Rendez (-) Vous» al Museum van Hedendaagse Kunst di Gand i Kabakov sperimentarono un’installazione basata sulla scrittura condivisa. Oggi circa 500 abitanti della città metropolitana saranno invitati a scrivere una pagina del diario, accompagnandola con un oggetto simbolico, componendo un mosaico di memorie, desideri e speranze.

Victoria Mirò
San Marco 1994, Venezia
victoria-miro.com

«Flora Yukhnovich. Egg»
5 maggio – 4 luglio 2026

«Egg» è la nuova mostra di Flora Yukhnovich, che presenta opere pittoriche concepite in dialogo con un murale realizzato appositamente per lo spazio.
La mostra nasce dalla riflessione sui miti, i racconti biblici e le fiabe, con attenzione alle storie di concepimento e nascita. Yukhnovich esplora come queste narrazioni cambino nel tempo e come le ideologie sottostanti cerchino di spiegare i misteri della vita, spesso senza cogliere la complessità dell’esperienza vissuta. Per l’artista, questa tensione tra concetto e pratica si rispecchia nella pittura, dove il segno fisico può racchiudere contraddizioni e incertezze, a volte fragili, a volte profonde.
Come i racconti archetipici creano strutture narrative durature, i dipinti di Yukhnovich condividono forme nascenti che, come un canone musicale, cambiano registro da un’opera all’altra. Queste forme dialogano con lo sfondo attivo dell’affresco murale, mentre Venezia, visibile attraverso la vetrina della galleria, completa il contesto poetico, invitando a riflettere su flusso, cambiamento, circolazione e rigenerazione.

Nicoletta Biglietti, 01 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Guida Biennale Arte 2026. 25 mostre da vedere a Venezia, sede per sede | Nicoletta Biglietti

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