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Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe

Foto di Matteo Panciera

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Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe

Foto di Matteo Panciera

Venezia, il capolavoro di Giovanni Bellini in restauro sotto gli occhi di tutti

Per due anni i visitatori delle Gallerie dell’Accademia potranno seguire in corso d’opera il restauro della «Pala di san Giobbe» il cui supporto ligneo, costituito da 13 assi di pioppo, stava imbarcandosi con conseguenti danni alla superficie pittorica

Nelle Gallerie dell’Accademia un cantiere aperto al pubblico narra il restauro in corso della maestosa «Pala di san Giobbe» (1488 ca.) di Giovanni Bellini. Una grande finestratura orizzontale e apparati didattici statici e dinamici (in continuo aggiornamento) restituiscono al visitatore la complessità dell’intervento che si protrarrà per i prossimi due anni. Il castello d’impalcature, progettato ad hoc, ha mantenuto l’opera in posizione orizzontale per consentire l’intervento su tavolato e parchettatura. Poi si procederà al riposizionamento verticale per intervenire sulla superficie pittorica. Il tutto grazie a un investimento pubblico-privato di 500mila euro equamente ripartito tra Gallerie dell’Accademia e Venetian Heritage (attraverso i donors Roger Thomas e Arthur Libera). Una virtuosa collaborazione, come rimarcano il direttore delle Gallerie Giulio Manieri Elia e Toto Bergamo Rossi, direttore di Venetian Heritage, che coinvolge un team composto dai restauratori Roberto Saccuman e Giulio Bono, Francesca Bartolomeoli e Roberta Battaglia (direzione lavori) e Maria Antonietta De Vivo (coordinamento tecnico). Anticipato dalle necessarie analisi preliminari, l’intervento è partito dalla parte retrostante del dipinto realizzato su un supporto ligneo composto da 13 assi in pioppo «poiché la tavola, spiega Saccuman, era arrivata ad avere numerose fessurazioni che si ripercuotono sulla fronte del dipinto. Nel 1815, anno del suo arrivo in museo, era già stata realizzata una prima parchettatura, poi sostituita nel 1895. Il nuovo intervento aveva l’obiettivo di contenere la tendenza a imbarcarsi del materiale ligneo, tentando di spianarlo ulteriormente. Una tendenza però difficile da contrastare. Il mio intento era cercare il più possibile di recuperare la vecchia parchettatura adeguandola a concetti di conservazione del supporto più moderni, conferendo all’opera un minimo di elasticità e convessità in maniera da allentare le tensioni e assecondare le naturali deformazioni del legno. Per qualche anno durerà, non sarà una soluzione risolutiva per sempre. Una futura esigenza sarà quella di un monitoraggio costante delle deformazioni in funzione del microclima».

«I problemi rilevati sulla pellicola pittorica, continua Giulio Bono, dipendono essenzialmente dall’interazione del supporto. I punti dove sono state apposte le velinature di protezione corrispondono alle criticità più importanti di giunzione tra le assi con deformazioni lungo le fessurazioni esacerbate da una caratteristica della tecnica esecutiva: Bellini aveva applicato sulle giunzioni strisce di tela di lino come incamottatura locale, ma con una colla che con l’invecchiamento si è ristretta, causando queste increspature sulla superficie. Sul colore per ora abbiamo fatto solo un’operazione di monitoraggio e messa in sicurezza, ma l’allentamento della rigidità della parchettatura si è già ripercosso positivamente sulla pellicola pittorica. Non abbiamo qui grandi problemi legati ai materiali sovrammessi durante i restauri precedenti. Abbiamo così intanto eseguito piccoli test di rimozione della vernice per indagare la stratificazione e poi decidere quale sarà l’intervento di assottigliamento delle vernici presenti sull’opera». «Del resto, ricorda Roberta Battaglia, ogni intervento di restauro è un’occasione di studio e di ricerca. Dobbiamo ancora verificare alcune ipotesi. Ad esempio, quest’opera è stata ridotta di dimensioni e aveva sicuramente delle assi nella parte superiore forse rimosse quando la pala è giunta in museo. Non sappiamo se sia stato fatto altrettanto nella parte inferiore». Elementi sfidanti si sono rivelati anche la progettazione dell’impalcatura e la permeabilità del cantiere (a cura di Roberta Battaglia e Maria Antonietta De Vivo). Le visite guidate si protrarranno fino all’autunno. 

Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera

Veronica Rodenigo, 29 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Veronica Rodenigo

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