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L’esecuzione delle riflettografie all’infrarosso fotografiche

Foto di Matteo Panciera

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L’esecuzione delle riflettografie all’infrarosso fotografiche

Foto di Matteo Panciera

Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia restauro «in diretta» per la Pala di San Giobbe di Giovanni Bellini

L’intervento sul capolavoro rinascimentale sarà realizzato, all’interno della stessa pinacoteca veneziana, «all’aperto», cioè sotto gli occhi dei visitatori. L’opera era già celebre tra gli artisti coevi del suo autore

Roberto Mercuzio

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A Venezia, alle Gallerie dell’Accademia, parte il primo restauro integrale della «Pala di San Giobbe» di Giovanni Bellini, capolavoro del Rinascimento veneziano. Per la prima volta l’intervento sarà realizzato direttamente nella pinacoteca e alla vista di visitatori e turisti: il cantiere aperto al pubblico consentirà di seguire passo passo tutte le fasi della conservazione di quest’opera.

Realizzata nel corso degli anni Ottanta del Quattrocento per la chiesa veneziana di San Giobbe, la pala «Madonna col Bambino in trono, angeli musicanti e i santi Francesco, Giovanni Battista, Giobbe, Domenico, Sebastiano e Ludovico da Tolosa» (detta comunemente «Pala di San Giobbe») costituisce un punto di svolta decisivo nella storia della pala d’altare veneziana. Bellini supera la tradizionale struttura a polittico e concepisce uno spazio unitario: un’abside illusionistica coperta da una volta a cassettoni entro cui la Madonna col Bambino siede in trono circondata da santi di epoche diverse (appunto, Francesco, Giovanni Evangelista, Giobbe, Domenico, Sebastiano e Ludovico da Tolosa), riuniti in una sospensione meditativa atemporale. La costruzione prospettica, il punto di vista ribassato e la monumentalità silenziosa delle figure creano uno spazio pittorico che sembra prolungare quello reale dello spettatore.

Entrata nelle collezioni pubbliche nel 1815, dopo la rimozione dalla chiesa per ragioni conservative, la pala è oggi conservata presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’opera è unanimemente considerata uno dei capolavori della maturità di Bellini ed è citata con grande ammirazione già nelle fonti antiche, tra cui Marcantonio Sabellico, Marin Sanudo, Giorgio Vasari e Francesco Sansovino.

Nel corso del tempo il monumentale supporto ligneo, composto da tredici assi di pioppo incollate orizzontalmente, ha manifestato criticità strutturali (fessurazioni, tensioni e indebolimenti) che hanno inciso anche sulla stabilità della pellicola pittorica. Diversi interventi eseguiti tra Otto e Novecento hanno risposto alle esigenze conservative del momento, ma hanno progressivamente generato nuove tensioni. Il restauro avviato oggi nasce quindi dall’esigenza di affrontare in modo articolato queste problematiche, intervenendo sia sul supporto, sia sulla superficie dipinta nel pieno rispetto della materia originale.

Le indagini diagnostiche condotte negli ultimi anni (a partire dalla riflettografia infrarossa, che ha restituito il disegno preparatorio, giungendo fino alle analisi stratigrafiche) hanno confermato la raffinatezza della prassi pittorica di Bellini: una preparazione a gesso e colla, una sottile imprimitura chiara a base di biacca e una tavolozza ricca di pigmenti anche preziosi, stesi con una tecnica apparentemente semplice ma che conferisce al quadro un’intensa, straordinaria luminosità.

Fasi della movimentazione della Pala di San Giobbe. Foto di Matteo Panciera

Data la complessità e le dimensioni dell’opera, si è scelto di non trasferire la pala in laboratorio. La sala che la ospita è stata temporaneamente ripensata per accogliere un cantiere di restauro appositamente progettato, capace di garantire condizioni operative adeguate, senza interrompere il percorso museale. Il laboratorio diventa così uno spazio visibile e accessibile, dove il pubblico potrà osservare i restauratori al lavoro e comprendere da vicino le pratiche della conservazione.

«Con questo progetto, ha dichiarato il direttore delle Gallerie dell’Accademia Giulio Manieri Elia, il museo compie un passo importante nella direzione della trasparenza e della condivisione del lavoro museale. Restaurare la Pala di San Giobbe davanti al pubblico significa non solo prendersi cura di uno dei capolavori assoluti della nostra collezione, ma anche mostrare come la conoscenza scientifica, la responsabilità della conservazione e il dialogo con i visitatori possano diventare parte integrante dell’esperienza del museo».

Il progetto è sviluppato sotto la guida del direttore Manieri Elia, la direzione lavori del restauro è affidata a Francesca Bartolomeoli e Roberta Battaglia, mentre il coordinamento tecnico dell’allestimento del laboratorio e delle fasi di movimentazione del dipinto è curato da Maria Antonietta De Vivo e Francesca Bartolomeoli. Il restauro è cofinanziato dalle Gallerie dell’Accademia e da Venetian Heritage grazie al contributo di Roger Thomas e Arthur Libera. Il costo totale del progetto è di 500mila euro.

«Sostenere il restauro della Pala di San Giobbe, afferma il direttore di Venetian Heritage Toto Bergamo Rossi, significa contribuire alla salvaguardia di un’opera fondamentale per la storia dell’arte veneziana e per la comprensione dell’evoluzione pittorica di Giovanni Bellini. La collaborazione con le Gallerie dell’Accademia testimonia quanto il dialogo tra istituzioni pubbliche e mecenatismo internazionale possa generare progetti di grande valore scientifico e culturale».

Il restauro rappresenta così non solo un intervento conservativo di grande rilievo, ma anche un’occasione per condividere con il pubblico il lavoro di tutela che rende possibile la trasmissione del patrimonio artistico alle generazioni future. Un cantiere aperto che trasforma la conservazione in esperienza visibile, conoscenza e responsabilità collettiva.

Roberto Mercuzio, 19 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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