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Una veduta del Museo Wyss nel complesso ampliato della Fondation Beyeler

Foto di Iwan Baan

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Una veduta del Museo Wyss nel complesso ampliato della Fondation Beyeler

Foto di Iwan Baan

Uno sguardo alla «nuova» Fondation Beyeler, dove arte, architettura e natura diventano un unico paesaggio

Al nucleo centrale progettato da Renzo Piano si aggiungono tre edifici firmati dall’architetto svizzero Peter Zumthor, spazi ricavati da strutture storiche restaurate e un parco che quasi raddoppia la propria estensione originale

Cecilia Paccagnella

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A quasi trent’anni dalla sua apertura, nel 1997, la Fondation Beyeler amplia il proprio orizzonte. Dal 26 settembre il museo di Riehen, alle porte di Basilea, inaugura un complesso nel quale arte, architettura e paesaggio sono pensati come parti di un unico organismo. Al nucleo centrale progettato da Renzo Piano si aggiungono ora tre edifici firmati dall’architetto svizzero Peter Zumthor, nuovi spazi ricavati da strutture storiche restaurate e un parco che quasi raddoppia la propria estensione originale. Un cantiere da 120 milioni di franchi svizzeri (oltre 126 milioni di euro) finanziato interamente da privati. 

Il cuore architettonico dell’intervento è il Museo Wyss, intitolato al presidente della Beyeler-Stiftung (nonché principale benefattore della ristrutturazione), con circa 1.500 metri quadrati di spazio espositivo distribuiti su tre piani. Zumthor ha disegnato una pianta a «Y» costruita intorno agli alberi secolari già presenti nel parco, fra cui un ginkgo, una sequoia e alcuni platani. Le grandi vetrate incorniciano il paesaggio, mentre il calcare del Massiccio del Giura, estratto nella valle del Laufental, caratterizza materiali e superfici, dalla facciata in calcestruzzo fino ai pavimenti e agli interni. Il risultato cerca un rapporto diretto con la geologia e la natura della regione.

Più aperto alla vita quotidiana è il Padiglione Ammann, struttura in vetro e legno di un solo piano che mette in comunicazione museo, parco e edifici storici. Gratuito e accessibile anche indipendentemente dalle mostre, sarà uno spazio di incontro durante il giorno e potrà ospitare fino a 250 persone per concerti, conferenze, proiezioni e spettacoli. L’Erlen Torhaus, invece, segna il passaggio fra il tessuto urbano e la riserva naturale: una struttura in legno destinata soprattutto alle funzioni operative e agli studi di lavoro.

A completare l’intervento è il Parco Beyeler ampliato, con quasi 10mila metri quadrati in più. Il giardino ottocentesco, progettato secondo il modello del giardino all’inglese, assume qui un carattere più selvaggio e introverso, con prati ricchi di specie, orchidee autoctone e aree boschive. Un ponte attraversa lo stagno e nuove opere entrano in dialogo con quelle già presenti di Alexander Calder, Jenny Holzer, Ellsworth Kelly, Philippe Parreno, Thomas Schütte e Fischli/Weiss. Fra gli artisti coinvolti nel futuro assetto figurano Louise Bourgeois, Pierre Huyghe, Rachel Whiteread e Fujiko Nakaya.

Gli edifici storici riconvertiti, invece, sono diventati luoghi dedicati alla formazione, alla botanica, alla musica e alla sperimentazione. L’Orangerie, ripensata dall’architetta e interior designer India Mahdavi, ospita una serra e un negozio di piante; l’Ammann Atelier offre studi per i programmi educativi; il nuovo Salon è dedicato all’ascolto musicale e custodisce oltre 2mila vinili. La Folly, infine, è un piccolo spazio espositivo concepito come laboratorio per progetti artistici sperimentali.

Il rinnovo sarà accompagnato da «Constellations» (26 settembre-5 settembre 2027), una mostra con oltre 200 opere della collezione Beyeler che attraverserà museo, nuovi edifici e parco, modificandosi con le stagioni. Il complesso sarà però accessibile progressivamente: dal 26 settembre al 14 gennaio 2027 è prevista una fase di anteprima con aperture e biglietti limitati, mentre dal 15 gennaio 2027 tornerà a regolare regime. Per il prossimo anno, il programma espositivo prevede anche personali dedicate a Ruth Asawa (18 ottobre-10 gennaio 2027), Frida Kahlo (31 gennaio-17 maggio 2027), Louise Bourgeois (13 giugno-17 ottobre 2027) ed Elizabeth Peyton (dal 26 settembre 2027).

Cecilia Paccagnella, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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Entro il 2030 sarà portato a termine il progetto di ristrutturazione proposto dall’architetta messicana Frida Escobedo, prima donna ad assumere un simile incarico nei 156 anni di storia del museo: oltre 38.400 metri quadrati distribuiti su cinque piani in cui un approccio contemporaneo dialogherà con gli standard di fine Ottocento del nucleo originale

Il cuore dell’intervento recentemente concluso, tuttavia, ha riguardato l’assottigliamento degli strati opachi e ingialliti di vernice, già oggetto di una rimozione nel 1943, con l’obiettivo di restituire leggibilità ai colori e valorizzare il virtuosismo tecnico di Courbet

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