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Uno scatto dell’Antico porto fluviale, II a.C., Aquileia

Foto Nicola Oleotto

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Uno scatto dell’Antico porto fluviale, II a.C., Aquileia

Foto Nicola Oleotto

Un’estate di mostre ed eventi mette sotto i riflettori la storia romana di Aquileia

Da grande porto del Mediterraneo romano a sito UNESCO: duemila anni di commerci, incontri e contaminazioni culturali lungo le direttrici che univano l’Adriatico all’Europa. Una memoria ancora visibile tra aree archeologiche, mosaici paleocristiani, musei ed eventi che raccontano una città crocevia di popoli, merci e culture

Jenny Dogliani

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È distante dal mare una decina di chilometri, eppure duemila anni fa la città di Aquileia era uno dei grandi approdi del Mediterraneo romano. Navi, merci e uomini arrivavano attraverso una rete di fiumi, canali e lagune che conducevano le imbarcazioni al suo grande porto fluviale, il porto più settentrionale del Mediterraneo romano. Da qui l’Adriatico si collegava alle strade dirette verso il Nord Europa e il mondo danubiano, facendo della colonia, fondata dai Romani nel 181 a.C., uno dei principali snodi commerciali dell’Impero. Si è costruita così la fortuna di una delle città più importanti dell’Impero, dalla quale transitavano prodotti, lingue, culture e religioni dirette verso l’intero continente. 

Una storia che ancora oggi attraversa il sito archeologico Patrimonio UNESCO dal 1998, che comprende l’area dell’antica città romana, con il foro, il porto fluviale, i resti delle domus e dei quartieri urbani, e il complesso della Basilica patriarcale, con il suo straordinario pavimento musivo paleocristiano. Le strutture conservate lungo l’antico corso del Natissa conservano e documentano la dimensione commerciale della città: i muri di sponda, le banchine, i blocchi forati utilizzati per gli ormeggi, le rampe di collegamento con i magazzini e le strade dirette verso il centro urbano. Una macchina perfettamente organizzata da cui transitavano prodotti, materiali e persone da tutto il Mediterraneo prima di intraprendere le rotte verso il Nord. Il mare portava merci, idee, tecniche, culti, lingue diverse. Una circolazione straordinaria di cui custodisce importanti tracce il Museo archeologico nazionale, dove ogni reperto racconta un frammento della città cosmopolita fiorita intorno al porto. Qui iscrizioni e stele funerarie restituiscono nomi, mestieri e provenienze degli abitanti, come la celebre stele della mima Bassilla, artista di origine greca morta ad Aquileia durante una tournée; le ambre arrivate dal Nord Europa e lavorate nelle botteghe locali ricordano il ruolo della città lungo le grandi vie commerciali; mosaici, gemme incise, gioielli, vetri colorati, monete e raffinati oggetti personali raccontano invece il gusto, la ricchezza e le abitudini quotidiane di una metropoli romana aperta al mondo. Tra i capolavori della collezione, scatoline in ambra per cosmetici e unguenti, gioielli, gemme incise, monete e raffinati manufatti in vetro raccontano una città dove le rotte commerciali diventavano vita quotidiana: l’ambra proveniente dal Baltico veniva lavorata nelle botteghe aquileiesi, i vetri circolavano attraverso il Mediterraneo, le pietre incise e gli oggetti preziosi seguivano il gusto di una società fatta di mercanti, funzionari, artigiani e viaggiatori arrivati dai vasti territori dell’Impero. Lo stesso Adriatico che per secoli aveva portato ad Aquileia merci, uomini e culture riaffiora nella Basilica patriarcale. Qui il pavimento musivo del IV secolo si estende per circa 750 metri quadrati, formando una delle più ampie superfici decorate paleocristiane conservate in Occidente: un racconto per immagini fatto di scene bibliche, figure allegoriche e richiami al mondo naturale. Non è un mare astratto. In questa grande distesa musiva compaiono anguille, triglie, razze, polpi, meduse, delfini, anatre e uccelli acquatici: un repertorio sorprendente per precisione e varietà che restituisce il volto dell’Adriatico conosciuto dagli abitanti dell’antica Aquileia. Il mare che aveva fatto crescere la città attraverso commerci e incontri diventa così anche uno spazio simbolico, legato alla nuova identità cristiana della comunità. Il fulcro della composizione è il grande “mare di Giona”, oltre trecento metri quadrati popolati da pescatori, pesci, uccelli e creature acquatiche, che fanno da fondale ai tre episodi del profeta: Giona inghiottito dal mostro marino, Giona rigettato sulla terra e Giona mentre riposa sotto una pianta di cucurbitacee. 

La storia di Aquileia continua così a essere raccontata nei luoghi in cui è stata scritta. Tra porto, aree archeologiche, musei e Basilica, l’estate e l’autunno 2026 trasformano il sito UNESCO in un percorso diffuso con cantieri di scavo aperti, visite tematiche, archeologia sperimentale, concerti e passeggiate teatralizzate: dalle Giornate europee dell’Archeologia e del Patrimonio (12-14 giugno e 25-27 settembre) agli appuntamenti dedicati alla città romana, che dal 19 al 21 giugno si immerge nelle atmosfere del II secolo a.C. con la grande rievocazione storica «Tempora in Aquileia». Il 21 giugno il legame con l’acqua sarà invece protagonista del concerto del solstizio d’estate, che si terrà all’alba, nell’antico porto fluviale. Dal 28 luglio al 4 agosto l’Aquileia Film Festival racconterà l’archeologia con documentari e incontri con archeologi e direttori di musei e parchi archeologici. Il 27 e 28 settembre la rievocazione Aquileia splendida civitas riporterà in vita la città del IV secolo, quando la colonia romana è ancora uno dei centri più importanti dell’Impero, ma anche una capitale religiosa in trasformazione in cui prende forma il grande complesso basilicale paleocristiano. In autunno, infine, la mostra dedicata all’Evangeliario di San Marco riunirà per la prima volta, dopo sette secoli, le tre parti del manoscritto conservate tra Venezia, Praga e Cividale del Friuli.

Uno scatto dagli eventi di ricostruzione storica dedicati all’antica Aquileia. Foto Nicola Oleotto

Jenny Dogliani, 28 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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