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Jenny Dogliani
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« Sì dicendo, sul cocchio le sgozzate
vittime pose il venerando veglio,
e ascesovi egli stesso, e tratte al petto
le pieghevoli briglie, al par con seco
fe' Antènore salire, e via con esso
al ventoso Ilïon si ricondusse.
Ettore allora primamente e Ulisse
misurano la lizza. Indi le sorti
scosser nell'elmo a chi primier dovesse
l’asta vibrar (Omero, Iliade, III, trad. Vincenzo Monti) »
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Per capire perché Troia sia nata proprio sulla sommità di Hisarlık, nella Turchia nord-occidentale del 3.000 a.C., bisogna salire sulla collina e guardarsi intorno. Davanti c’è la grande piana della Troade; poco più in là, a circa 5 Km, cominciano i Dardanelli. Oggi nello stretto passano mercantili e navi dirette verso il Mar di Marmara e il Mar Nero. Cinquemila anni fa, all’epoca del primo insediamento, le imbarcazioni erano molto diverse, ma la rotta era la stessa e anche il forte vento. Gli etesii, i persistenti venti settentrionali dell’Egeo, insieme alle correnti dello stretto dei Dardanelli, potevano rendere difficile la navigazione e costringere le imbarcazioni ad aspettare giorni prima di attraversare lo stretto. Dalla collina di Hisarlık, gli abitanti di Troia (detta in greco anche Ilion) vigilavano così lungo le rotte che collegavano Anatolia,
Ilion, una città sulla rotta del vento
La sua storia comincia intorno al 3000 a.C., quando sulla cima della collina di Hisarlık viene costruito un primo piccolo abitato protetto da mura. Gli archeologi lo chiamano Troia I e numerano di conseguenza le otto successive fasi stratigrafiche della città. Qualche secolo dopo la sua fondazione, la cittadella si amplia e diventa più monumentale. Compaiono grandi edifici a megaron e la grande rampa lastricata che ancora oggi sale verso la cittadella. Tra il XVII e il XIII secolo a.C., Troia si trova stretta tra due grandi mondi: a occidente i regni micenei dell’Egeo, a oriente il potente impero ittita. Sulla sommità di Hisarlık la cittadella viene cinta da mura di pietra e torri, ma l’abitato si estende ormai molto oltre le fortificazioni. Tra la fine del XIII e l’inizio del XII secolo a.C. un incendio devasta l’abitato. È allora che la tradizione greca colloca la guerra di Troia. L’Iliade (letteralmente Poema di Ilio) arriverà, però, solo molti secoli dopo: attribuita dalla tradizione a Omero e composta nella forma che conosciamo intorno all’VIII secolo a.C. Non racconta l’intera guerra, ma poche settimane del suo ultimo anno: Troia è la città del vecchio re Priamo e di suo figlio Ettore; nella piana davanti alle mura sono accampati gli Achei con il loro valoroso guerriero Achille, dalla cui ira prende avvio il racconto. Quanto questa storia conservi di avvenimenti realmente accaduti secoli prima resta una delle grandi questioni aperte dall’archeologia: per millenni si è continuato a costruire nello stesso luogo, lasciando sotto Hisarlık una straordinaria successione di insediamenti, dall’età del Bronzo alle frequentazioni dell’epoca dell’Impero romano d’oriente.
Nel paesaggio dell’Iliade
Il Karamenderes, l’antico Scamandro, è il fiume che scorre ai piedi di Hisarlık. Nasce sulle pendici del Monte Ida, attraversa la piana di Troia e raggiunge i Dardanelli. Omero ne fa un dio: è Xanto per gli dèi e Scamandro per gli uomini. Quando Achille entra nelle sue acque facendo strage dei Troiani, il fiume si gonfia, lo insegue nella pianura e rischia di travolgerlo. A fermarlo è un altro dio, Efesto, che prosciuga le sue acque con il fuoco. Seguendo il fiume verso le sue sorgenti si sale sul Monte Ida, oggi Kaz Dağı, la montagna che chiude a sud-est la piana di Troia. È da qui che Zeus osserva la guerra descritta nell’Iliade. Kaz Dağı è un massiccio coperto di foreste, attraversato da sentieri oggi compresi nel Parco nazionale del Kazdağı, con vallate e corsi d’acqua che scendono verso la Troade e il golfo di Edremit: è facile immaginarvi Zeus intento a osservare la guerra.
Dai santuari della Troade alle rovine dell’impero
Sul versante opposto dell’Ida, scendendo verso la costa, si raggiunge il santuario di Apollo Smintheus, a Gülpınar. Oggi restano visibili il basamento del tempio, parte delle colonne ricomposte e l’area archeologica del santuario. È un grande edificio ellenistico, dunque molto più tardo, ma è il culto praticato qui a riportarci all’Iliade: Apollo Smintheus è il dio invocato dal sacerdote Crise quando Agamennone rifiuta di restituirgli la figlia Criseide, come ricordano ancora alcuni rilievi. Poco più a nord, sulla costa dell’Egeo, le rovine di Alexandria Troas occupano un’area immensa. La città, nata alla fine del IV secolo a.C., diventa sotto Roma uno dei maggiori porti dell’Anatolia nord-occidentale. Le navi che attraversano l’Egeo e puntano verso i Dardanelli trovano qui un approdo sulla stessa rotta che aveva favorito Troia millenni prima. Delle mura rimangono ancora lunghi tratti; all’interno affiorano strade, edifici pubblici e soprattutto le grandi terme fatte costruire nel II secolo d.C. da Erode Attico, il ricchissimo ateniese console a Roma e precettore dei futuri imperatori Marco Aurelio e Lucio Vero.
Il filosofo e il conquistatore
Poco più a sud, su uno sperone vulcanico affacciato sull’Egeo, di fronte all’isola di Lesbo, sorge Assos. Nell’acropoli, costruita sulla sommità, restano le colonne del Tempio di Atena risalente al VI secolo a.C. Più in basso la città conserva invece l’agorà, il bouleuterion, il teatro, la necropoli e lunghi tratti delle antiche mura. Nel 347 a.C., dopo la morte di Platone, Aristotele lascia Atene per raggiungere Ermia, signore di Atarneo e di Assos, attorno al quale si era raccolto un gruppo di uomini provenienti dall’Accademia. È su queste coste che il filosofo si dedica allo studio del mondo naturale e degli animali marini, prima che Filippo II di Macedonia lo chiami a educare suo figlio, il futuro Alessandro Magno, che nel 334 a.C., a ventidue anni, sbarca in Asia con l’esercito macedone per attaccare l’impero persiano, facendo prima tappa nella città di Ilion, dove rende omaggio alla tomba che la tradizione attribuiva ad Achille. La città che Alessandro vede è molto diversa dalla Troia di Priamo immaginata da Omero. Oggi di questa città più tarda si incontrano, sovrapposti agli strati precedenti, i resti del santuario di Atena, dell’agorà e degli edifici pubblici; più in basso si conservano il bouleuterion e l’Odeon romano. Con Roma, Ilion diventerà il luogo delle origini: Enea, il principe troiano fuggito dalla città in fiamme, era considerato l’antenato dei Romani. Gli imperatori la visitano, la finanziano, vi costruiscono. Come documenta una statua dell’imperatore Adriano emersa negli scavi ed esposta nel Museo di Troia, ai piedi della collina.
Dal mito al museo
Il museo sorge nella piana di Tevfikiye, a poca distanza dal sito archeologico. Inaugurato nel 2018, è il museo dell’intera Troade: al piano terreno reperti di Assos, Tenedos, Parion, Alexandria Troas, Smintheion, Lampsakos e di altri centri della regione, oltre, naturalmente, a ricostruire la storia di Troia e dei suoi scavi. Tra i reperti esposti, un gruppo di figurine in terracotta rinvenuto nella necropoli occidentale di Assos con musicisti, danzatori, attori e cantori datati alla prima metà del IV secolo a.C.; da Parion arriva una grande anfora bronzea del IV secolo a.C., decorata con satiri e menadi; e poi il Sarcofago di Polissena, scoperto nel 1994 nel tumulo di Kızöldün, presso Gümüşçay, datato tra il 520 e il 500 a.C., su cui è scolpito il sacrificio di Polissena, la figlia di Priamo ed Ecuba che la tradizione vuole immolata sulla tomba di Achille. A completare la visita è il vecchio Museo Archeologico di Çanakkale, che appartiene a questa storia. Le sue raccolte si erano formate nel Novecento con reperti provenienti, tra l’altro, dagli scavi di Troia, dal tumulo di Dardanos e dalla necropoli di Tenedos; quelle collezioni sono oggi confluite nel nuovo Museo di Troia.
La vera storia del Tesoro di Priamo
A Hisarlık resta da vedere una ferita recente che taglia ancora il terreno. È la grande trincea scavata verso il 1870 da Heinrich Schliemann. Già Frank Calvert, proprietario di parte del terreno, vi aveva effettuato alcuni scavi, convinto che fosse il luogo indicato dalle fonti antiche. Schliemann aveva però più denaro, sufficiente per scavare su grande scala. Convinto che la Troia omerica si trovasse negli strati più profondi, fece aprire una grande trincea attraverso la collina, eliminando parti degli insediamenti successivi. Nel 1873 arrivò la scoperta che lo rese famoso: un insieme di oggetti d’oro, d’argento e di altri materiali che battezzò «Tesoro di Priamo» (oggi al Museo Puškin di Mosca). La notizia fece il giro d’Europa, ma la datazione era sbagliata di più di mille anni. Il tesoro proveniva infatti da una fase molto più antica della città, risalente al III millennio a.C. Schliemann aveva fatto una scoperta eccezionale, ma non aveva trovato Priamo. E nel tentativo di raggiungerlo aveva distrutto proprio parte degli strati più vicini all’epoca nella quale avrebbe dovuto cercarlo.
Jenny Dogliani
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