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Jenny Dogliani
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Il tema di Artissima 2026, Fancy: A Flexible Acrobatic Body, nasce da un'immagine della filosofa Martha C. Nussbaum, e afferma che il linguaggio dell'arte guidato dalla fancy — la proiezione in avanti della fantasia — possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità e differenze. Una fancy che, per usare le parole del direttore Luigi Fassi, non è fuga dalla realtà, ma la forza dell'immaginazione che forgia nel presente il futuro che verrà. In attesa della fiera, presentiamo sei dialoghi ispirati al pensiero visionario di Martha C. Nussbaum e alla forza dell'immaginazione come esercizio civico e democratico. Una selezione di gallerie partecipanti condivide le proprie riflessioni su cosa significhi essere gallerista oggi, tra impegno, visione e capacità di reinventarsi.
La parola ad Annet Gelink, Galleria Annet Gelink Amsterdam, Paesi Bassi.
Essere un gallerista oggi richiede una capacità quasi acrobatica di tenere insieme visione, ricerca, mercato e sostenibilità finanziaria, senza perdere la propria identità. In un sistema dell'arte che sta cambiando rapidamente, come viene esercitata questa capacità e come immagina il futuro della sua professione?
Per me gli artisti sono sempre al centro della galleria. Credo che se si rimane davvero vicini agli artisti con cui si lavora, seguendo lo sviluppo delle loro pratiche e creando le condizioni giuste affinché possano sperimentare e crescere, tutto il resto viene da sé. Allo stesso tempo, costruire relazioni solide e durature con i collezionisti e con un pubblico più ampio è una parte fondamentale del lavoro di una galleria. Credo anche nell'importanza di portare nuove prospettive lavorando con i più giovani, sia come artisti sia come membri del team. Portano un modo diverso di guardare le cose e aiutano la galleria a rimanere curiosa e reattiva. Infine, credo che quando si lavora con artisti le cui pratiche sono solide, rilevanti e in continua evoluzione, e si offre loro la libertà e il supporto per svilupparsi, si possa continuare a portare insieme qualcosa di nuovo nel dibattito. Per me, il futuro di questa professione sta proprio nel proteggere quello spazio di sperimentazione, rimanendo allo stesso tempo curiosi e trovando nuovi modi per connessione tra loro gli artisti, le loro opere e il loro pubblico.
Cosa significa per lei partecipare ad Artissima e scegliere l'Italia come mercato internazionale su cui investire?
Partecipare ad Artissima ci sembra un momento molto naturale per presentare il lavoro di Meiro Koizumi in Italia. Presenteremo le sue opere in Italia per la prima volta: in fiera, nella sezione Disegni curata da Irina Zucca, e in città in collaborazione con il nostro partner di progetto di lunga data, Case Chiuse di Paola Clerico.
L’evento di Case Chiuse si terrà nelle cantine con volta a botte sotto la Galleria Alkimya, uno store di design in Piazza Carlina. La mostra offrirà una comprensione più ampia della pratica di Meiro, riunendo un'installazione video, opere in ceramica e una selezione di disegni collegati al progetto presentato in fiera.
Ho sempre trovato Artissima una fiera accogliente e piacevole, e sono molto contenta di partecipare quest’anno. Per noi, non si tratta di entrare in un nuovo mercato tanto per farlo, quanto piuttosto di creare il contesto giusto per presentare il lavoro di un artista e sviluppare nuove connessioni in Italia.
Being a gallerist today requires an almost acrobatic ability to hold together vision, research, market, and financial sustainability, without losing one's own identity. In an art system that is changing rapidly, how is this ability exercised, and how do you envision the future of your profession?
For me, the artists are always at the centre of the gallery. I believe that if you stay genuinely close to the artists you work with, follow the development of their practices, and create the right conditions for them to experiment and grow, the rest follows from there. At the same time, building strong and lasting relationships with collectors and the wider audience is an important part of what a gallery does.
I also believe in bringing in fresh perspectives by working with younger people, both artists and members of the team. They bring a different way of looking at things and help the gallery remain curious, and responsive.
Ultimately, I believe that when you work with artists whose practices are strong, relevant and continually evolving, and give them the freedom and support to develop, you can continue to bring something new to the conversation together. For me, the future of the profession is about protecting that space for experimentation while staying curious, and finding new ways to connect artists, their work and their audiences.
What does it mean for you to take part in Artissima and to choose Italy as an international market to invest in?
Taking part in Artissima feels like a very natural moment for us to introduce Meiro Koizumi’s work to Italy. We will be presenting his work in Italy for the first time: at the fair, in the Drawing section curated by Irina Zucca, and in the city in collaboration with our long-term project partner, Case Chiuse by Paola Clerico. The Casa Chiusa will take place in the barrel-vaulted cellars beneath Alkimya Gallery, a design store in Piazza Carlina. The exhibition will offer a broader understanding of Meiro’s practice, bringing together a video installation, ceramic works, and a selection of drawings related to the project presented at the fair. I have always found Artissima to be a very enjoyable and welcoming fair, and I’m very happy to be taking part this year. For us, it is less about entering a new market for the sake of it, and more about creating the right context for an artist’s work to be introduced and to develop new connections in Italy.
Jenny Dogliani
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Una serie di dialoghi ispirati a Fancy: A Flexible, Acrobatic Body e al pensiero di Martha C. Nussbaum, tema della 33ma Artissima, per interrogare il mestiere del gallerista e la sua capacità di immaginare e costruire il futuro



