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Una rara e particolare scultura di un leopardo, risalente al Neolitico, è stata scoperta in Turchia

Un'inedita scultura in pietra risalente a 11.000 anni fa, dove una figura antropomorfa sovrasta il dorso di un predatore

Un ritrovamento eccezionale arricchisce il quadro delle scoperte legate alle primissime comunità umane nel sud della Turchia. Gli archeologi impegnati nello scavo neolitico di Karahan Tepe hanno infatti riportato alla luce una scultura alta una settantina di centimetri, risalente a circa 11.000 anni fa, che raffigura un soggetto umano adagiato sul dorso di un leopardo. 

L'opera, annunciata il 25 agosto dal Ministero della Cultura e del Turismo turco, era originariamente collocata sopra una banchina in pietra lungo la parete di una struttura circolare di circa tre metri di diametro, dotata di pavimentazione lastricata. Il ministro Mehmet Nuri Ersoy ha sottolineato la singolarità del manufatto, definendone il linguaggio visivo privo di riscontri stilistici diretti nell'iconografia dell'epoca.

Il sito di Karahan Tepe, fondato intorno al 9750 a.C. nella provincia di Şanlıurfa, figura tra gli insediamenti stabili più antichi finora individuati ed è parte integrante del distretto archeologico delle Taş Tepeler insieme alla celebre Göbekli Tepe. Pur essendoci stati precedenti ritrovamenti affini nella medesima area, compreso un pezzo oggi conservato al Museo di Şanlıurfa, quest'ultimo scavo aggiunge tasselli fondamentali per comprendere i sistemi simbolici del Paleolitico finale e del primo Neolitico.

Ciò che rende la scultura straordinaria è l'inedita dinamica visiva tra l'uomo e la belva. Se in altre testimonianze scultoree dell'area, come i rilievi emersi a Sayburç, l'animale appare aggressivo o avvinghiato al corpo umano, qui la figura antropomorfa sovrasta nettamente il felino. Secondo gli esperti, il gruppo scultoreo incarnava attributi legati alla forza, al coraggio e alla virilità. Il leopardo era infatti un predatore diffuso e temibile nell'ecosistema locale, la cui caccia richiedeva estrema audacia. 

Come evidenziato dall'archeologo Jens Notroff dell'Istituto Archeologico Germanico, ritrarre un individuo capace di dominare un animale di tale pericolosità o di posizionarsi sul suo dorso senza timore costituiva con ogni probabilità un'esplicita metafora di potere, controllo e supremazia sulle forze selvagge della natura, rivelando una nuova percezione del confine tra il mondo umano e quello animale all'alba della civiltà.

Redazione, 28 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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