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Redazione
Leggi i suoi articoliUn tesoro di oltre 2.600 monete d’argento, nascosto probabilmente negli anni Venti del Quattrocento e mai più recuperato, offre agli archeologi uno straordinario spaccato della circolazione monetaria nella Russia medievale. Il ritrovamento è avvenuto nel centro storico di Kolomna, durante gli scavi di emergenza condotti dalla spedizione della Regione di Mosca dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze, guidata da A. V. Engovatova e con M. V. Afonin alla supervisione dei lavori.
Le monete erano conservate all’interno di una piccola brocca in ceramica decorata con pittura a engobbio, sepolta in una cavità naturale poco profonda nel posad medievale, l’insediamento sviluppatosi fuori dalle fortificazioni del Cremlino.
Il deposito, considerato il più grande tesoro russo integro noto per la prima metà del XV secolo, è composto soprattutto da denghi d’argento coniati sotto i granduchi di Mosca Vasilij I Dmitrievič (1389-1425) e Vasilij II Vasil’evič, detto «il Cieco» (1425-62). Quasi assenti, invece, le emissioni dei principi appannaggi, una composizione che riflette probabilmente il ruolo di Kolomna, tra i principali centri del Granducato di Mosca e sottoposta al diretto controllo granducale.
Particolarmente preziose sono le numerose monete coniate localmente negli ultimi anni del regno di Vasilij I, riconoscibili per la raffigurazione di un uccello in volo. Alcuni esemplari sembrano non essere presenti nelle collezioni dei maggiori musei russi, mentre sono già state individuate varianti finora sconosciute. Le tipologie identificate superano quota 350. Lo studio dei diversi conii potrebbe consentire di ricostruire la successione delle emissioni della zecca di Kolomna nell’arco di almeno quindici anni.
Le monete più recenti risalgono alla seconda metà degli anni Venti del Quattrocento, indicando il probabile momento della sepoltura. L’entità della somma suggerisce un proprietario facoltoso, forse un funzionario, un amministratore o un mercante. Tra il 1425 e il 1427, epidemie colpirono le città della Rus’: è stata ipotizzata anche la morte del proprietario durante uno di questi focolai, ma non esistono prove definitive.
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