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Redazione
Leggi i suoi articoliDa São Paulo a Seoul, da Hong Kong a New York, da Toronto a Città del Capo, il calendario dei prossimi mesi restituisce una scena internazionale articolata, nella quale convivono grandi retrospettive, progetti site-specific, nuove commissioni e ricerche dedicate a figure ancora poco presenti nei grandi circuiti museali. Una geografia ampia che permette di leggere la stagione autunnale attraverso alcune parole chiave: memoria, spazio, identità, tecnologia e nuove forme di racconto.
«Latin American Histories»
Museu de Arte de São Paulo - MASP, edificio Pietro Maria Bardi, São Paulo
4 settembre 2026-31 gennaio 2027
La mostra collettiva internazionale costituisce il nucleo principale del ciclo curatoriale MASP 2026 e si articola in cinque sezioni, costruite per interrogare criticamente l’idea stessa di America Latina. Il percorso parte dai processi violenti ed estrattivi della colonizzazione e considera il Barocco e l’invenzione del «paradiso tropicale» come sistemi visivi capaci di sostenere e diffondere il potere coloniale. Da qui lo sguardo si sposta sulle forme della modernità regionale, sulle contro-narrazioni e sulle pratiche di resistenza sviluppate da comunità indigene e afrodiscendenti, comprese esperienze come quilombos, palenques e cumbes. La mostra affronta inoltre le tradizioni utopiche e anti-autoritarie, le migrazioni e le diaspore, fino a proporre una riflessione sulle concezioni indigene di fine, rinnovamento e futuro in un’epoca segnata da crisi politiche e ambientali.
«David Hockney. Portraits in Print»
National Gallery of Australia, Kamberri/Canberra, Level 1, Gallery 13
5 settembre 2026-9 maggio 2027
La selezione riunisce oltre 60 opere e attraversa quasi trent’anni di ricerca sul ritratto, concentrandosi sulle persone più vicine all’artista e sui contesti culturali che hanno segnato la sua formazione e la sua carriera. I lavori mostrano come Hockney abbia osservato gli stessi soggetti in momenti diversi, passando da una resa naturalistica e analitica a immagini più frammentate, sintetiche e vicine al neo-cubismo. Il percorso mette in luce anche il ruolo autonomo della grafica: litografia e acquaforte non sono semplici riproduzioni della pittura, ma strumenti attraverso i quali l’artista sperimenta linea, superficie, serialità e costruzione dell’immagine. Ne emerge un ritratto intimo della sua pratica, ma anche una riflessione più ampia su come il volto possa registrare relazioni, memoria e trasformazioni stilistiche.
«KOO JEONG A. OUSSSMOS»
Leeum Museum of Art, Seoul
5 settembre-27 dicembre 2026
La mostra riunisce lavori sviluppati nell’arco di tre decenni e offre una visione ampia della ricerca di Koo Jeong A, artista interessata a ciò che accade quando fenomeni scientifici, percezioni quotidiane e immaginari cosmologici entrano nello stesso spazio. Fosforescenza, profumi, magneti e skatepark non sono presentati come elementi isolati, ma come parti di un linguaggio capace di mettere in discussione i confini tra materia e immateriale, gioco e architettura, esperienza fisica e speculazione. Il progetto comprende anche la nuova commissione «MOBIOUSSS», una struttura luminosa monumentale che richiama simultaneamente il simbolo dell’infinito e la forma di uno skatepark. L’intero percorso invita così il pubblico a muoversi dentro un ambiente in cui le coordinate abituali – interno ed esterno, alto e basso, reale e fantastico – diventano instabili .
«A King’s Carpet. Louis XIV and the Savonnerie»
The Metropolitan Museum of Art, Wrightsman Galleries, New York
8 settembre 2026-5 marzo 2028
La narrazione su cui si basa la mostra nasce nel 1668, quando Luigi XIV commissionò alla manifattura parigina della Savonnerie un tappeto monumentale composto da 92 elementi, destinato a coprire l’intera Grande Galerie del Louvre. L’impresa, pensata come una dimostrazione della potenza monarchica e della capacità tecnica delle arti decorative francesi, non si compì però secondo il disegno originario: il tappeto non venne mai steso nello spazio previsto e fu successivamente separato, modificato e disperso. Il percorso ricostruisce questa storia attraverso quattro tappeti completi, frammenti e materiali che documentano tanto la magnificenza del progetto quanto le condizioni concrete della sua produzione. Un punto cardine è dedicato anche alla conservazione, con un laboratorio temporaneo visibile al pubblico che mostra il lavoro necessario per riparare e consolidare questi tessili di scala eccezionale .
«Stanley Whitney. Isn’t Love the Strangest Thing»
Gagosian, Hong Kong
10 settembre-7 novembre 2026
La personale presenta i nuovi e recenti dipinti di Stanley Whitney, la cui ricerca si fonda sulla costruzione di campi cromatici organizzati in griglie irregolari e ritmiche. Nei suoi lavori il colore non svolge soltanto una funzione decorativa: diventa una struttura capace di suggerire tempo, respiro, improvvisazione e movimento, con una sensibilità spesso accostata alla musica e al jazz. Le variazioni minime tra un riquadro e l’altro producono un equilibrio instabile, nel quale ordine e libertà convivono senza che la composizione si chiuda in una forma rigidamente simmetrica.
«Herzog & de Meuron. In Focus»
M+, Focus Gallery, livello 2, Hong Kong
Dal 12 settembre 2026
La presentazione nasce da una significativa donazione alle collezioni M+ da parte di Herzog & de Meuron, lo studio che ha progettato l’edificio del museo, e propone un accesso ravvicinato ai processi attraverso cui l’architettura viene pensata, verificata e trasformata. Modelli, disegni e campioni di materiali documentano progetti costruiti e non costruiti in Cina, tra cui M+, Tai Kwun e il National Stadium di Pechino, mettendoli in relazione con interventi di pianificazione urbana e con il modo in cui territorio e paesaggio influenzano la forma delle città. La scelta di esporre gli oggetti in repliche delle vetrine lignee del Kabinett della fondazione di Basilea sottolinea il carattere di archivio aperto della mostra. Come osserva Jacques Herzog, l’architettura deve essere mostrata attraverso sostituti, modelli e tracce del progetto. Non un «semplice» repertorio di edifici, dunque, ma una raccolta di ipotesi, strumenti e passaggi di lavoro.
«Brian Groombridge. New Models for Measurement»
Art Gallery of Ontario, Toronto, Galleries 140–141, livello 1
Dal 12 settembre 2026
La prima personale di Brian Groombridge all’AGO riunisce opere di un artista torontiano la cui pratica attraversa scultura, installazione e grafica. Il titolo, «New Models for Measurement», suggerisce un interesse per gli strumenti con cui osserviamo, ordiniamo e attribuiamo valore alle cose: misurare non significa soltanto stabilire una dimensione, ma anche costruire un rapporto tra corpo, spazio, materia e conoscenza. Le opere possono essere lette come dispositivi che mettono alla prova la stabilità delle categorie con cui descriviamo il mondo, trasformando forme e materiali in occasioni di confronto percettivo.
«Kate Gottgens. Unsteady Realms»
Norval Foundation, Città del Capo
Dal 15 settembre 2026
La mostra riunisce dipinti nuovi ed esistenti e rappresenta la prima occasione in cui un museo dedica a Kate Gottgens una personale. Il percorso mette in evidenza una pittura sospesa tra riconoscibilità e ambiguità, nella quale figure spesso femminili abitano spazi apparentemente familiari ma difficili da definire. Memoria e immaginazione si sovrappongono, il tempo sembra perdere la propria linearità e l’identità non appare come una caratteristica stabile, bensì come qualcosa di stratificato, relazionale e continuamente rinegoziato. Le immagini non offrono narrazioni chiuse o spiegazioni definitive: lasciano invece emergere una condizione di incertezza, invitando lo spettatore a confrontarsi con il modo in cui ricordi, emozioni ed esperienze vissute contribuiscono a costruire l’idea di sé .
«The Genesis Facade Commission. Liu Wei. Speculation»
Metropolitan Museum of Art, Fifth Avenue, New York
17 settembre 2026-8 giugno 2027
Liu Wei realizza quattro sculture di grande formato concepite per confrontarsi direttamente con l’architettura e con il flusso urbano circostante. Il progetto, intitolato «Speculation», riflette sui cicli di rottura e ricomposizione attraverso frammenti dell’ambiente cittadino, riferimenti storici e forme che evocano il corpo umano. Il motivo ricorrente della mano assume un ruolo di connessione tra ciò che il pubblico riconosce immediatamente e ciò che appare straniante o fantastico, trasformando un’immagine familiare in un elemento di dubbio e sorpresa. La scala monumentale e la collocazione sulla facciata fanno sì che l’opera non venga percepita come un oggetto autonomo, ma come una presenza che modifica temporaneamente il rapporto tra il museo, la strada e lo sguardo dei passanti .
«Taryn Simon. Father Country I Do Love You»
Solomon R. Guggenheim Museum, New York
18 settembre 2026-14 marzo 2027
La nuova opera di Taryn Simon si sviluppa come una grande installazione interattiva composta da fotografie, testi, video e sculture, pensata per accompagnare il visitatore lungo un percorso narrativo complesso. Il progetto, elaborato nell’arco di quasi dieci anni, segue la vicenda reale di un agente federale senza nome attraverso 42 opere e intreccia dovere, perdita, giustizia, memoria familiare e geopolitica. La figura dell’agente diventa un punto di passaggio tra storie individuali e conseguenze internazionali: ciò che egli osserva, raccoglie o decide di non vedere si riflette sulle vite di persone e comunità lontane. L’installazione incorpora inoltre la storia del padre dell’artista, facendo della ricerca un’indagine sulla memoria, sull’eredità familiare e sul bisogno di trasformare documenti dispersi in una forma di racconto .
«Taking Back Our Space. Photographic Perspectives»
The Museum of Modern Art, Paul J. Sachs Galleries, secondo piano, New York
20 settembre 2026-2 maggio 2027
La mostra prende avvio dall’indagine fotografica femminista di Marianne Wex del 1977, una vasta raccolta di immagini dedicata ai gesti, alle posture e ai modi in cui i corpi occupano lo spazio pubblico secondo codici di genere. Il lavoro storico viene messo in dialogo con le ricerche di sette artiste contemporanee – Nona Faustine, Martine Gutierrez, K8 Hardy, Yuki Kihara, Joiri Minaya, Paulina Olowska e Wendy Red Star – le cui opere ampliano e complicano la domanda su chi possa apparire, muoversi e prendere posizione nello spazio. Il confronto tra materiali d’archivio e pratiche contemporanee permette di osservare come fotografia, autorappresentazione e performance possano diventare strumenti per contestare la distribuzione visiva e sociale dei corpi.
«Computer Worlds»
Centre Pompidou × West Bund Museum Project, Shanghai
24 settembre 2026-14 febbraio 2027
Il progetto ripercorre la storia della creazione digitale dagli anni Cinquanta al presente, mostrando come computer, reti e sistemi di elaborazione abbiano modificato il modo di produrre, distribuire e concepire le immagini. Il percorso comprende le prime sperimentazioni legate al calcolo, le pratiche generative e interattive, le forme della cultura digitale contemporanea e gli sviluppi più recenti connessi all’intelligenza artificiale e agli NFT. L’interesse della mostra non riguarda soltanto l’evoluzione degli strumenti tecnologici, ma anche il cambiamento della figura dell’autore, del ruolo dello spettatore e dell’idea stessa di opera d’arte. Il titolo allude così a un mondo nel quale gli ambienti digitali non sono più separati dalla vita quotidiana, ma partecipano alla sua organizzazione e alla sua immaginazione .
«David Hartt. Peripheries»
The Metropolitan Museum of Art, Gallery 735/American Wing, New York
25 settembre 2026-7 febbraio 2027
«Peripheries» è un’installazione site-specific commissionata per l’American Wing e pensata in relazione alla storia, all’architettura e alle collezioni del museo. Già il titolo suggerisce un’attenzione verso ciò che si trova ai margini: non soltanto luoghi periferici, ma anche prospettive, comunità e memorie rimaste fuori dai racconti centrali della storia culturale. La pratica di David Hartt si è spesso confrontata con il rapporto tra paesaggio, istituzioni, eredità coloniale e costruzione delle identità.
«Chiharu Shiota.The Soul Trembles»
Montreal Museum of Fine Arts, Montréal
26 settembre 2026-14 febbraio 2027
Il museo presenta il progetto come una retrospettiva immersiva dedicata alla ricerca di Chiharu Shiota, artista giapponese con base a Berlino conosciuta per le installazioni in cui fili, oggetti personali, strutture architettoniche e tracce del corpo vengono trasformati in ambienti avvolgenti. Il filo, elemento ricorrente della sua pratica, costruisce reti che possono evocare appartenenza e connessione, ma anche perdita, distanza e impossibilità di ricomporre interamente un’esperienza. Il pubblico è invitato a entrare fisicamente in composizioni spesso di grande scala, nelle quali la percezione dello spazio viene alterata e il confine tra oggetto, memoria e architettura diventa incerto. La mostra offre quindi una visione ampia del lavoro dell’artista attraverso installazioni capaci di coinvolgere il corpo prima ancora dell’interpretazione .
«Nilima Sheikh. Fractured Skies»
The Museum of Modern Art, New York
27 settembre 2026-13 giugno 2027
La mostra offre la prima presentazione personale del lavoro di Nilima Sheikh a New York e riunisce opere legate a una ricerca che intreccia pittura, parola, paesaggio, memoria e realtà politica. Nelle immagini dell’artista il paesaggio non funziona come semplice sfondo, ma come luogo nel quale si depositano storie collettive, conflitti, migrazioni e forme di esperienza quotidiana. La relazione tra testo e immagine permette di costruire narrazioni stratificate, in cui il racconto personale e la dimensione storica rimangono inseparabili.
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