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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliUn freddo già invernale, qualche goccia dal cielo grigio e l'autunno sparso per i viali della città. Parigi si è svegliata lunedì dopo un week end di proteste e scontri, e ha iniziato così ad accogliere i visitatori arrivati per la settimana dell'arte. Una giornata per raccogliere i detriti sparsi negli arrondissement, sostituire le vetrine, studiare coprifuochi serali per i negozi, circoscrivere aree interdette al passaggio. Le sirene, in lontananza, evocano l'intensità incontrollata delle rivendicazioni sociali, con il carico di violenza e controversia che si portano dietro. Nel frattempo, il Louvre, chiuso dopo il blocco degli studenti, si appresta a riaprire. L'arte riparte, è la sua settimana. Soprattutto, è la settimana di Art Basel Paris, la fiera che raccoglie le migliori gallerie e i collezionisti più facoltosi del mondo. Una bolla, visto il contesto in cui cade, che si espande nell'architettura in ferro e vetro del Grand Palais. Qui già da martedì 20 ottobre, per la speciale preview Avant-Première, i compratori VIP non si sono fatti attendere. Tantissimi gli americani, che più di altri preferiscono la piazza francese ad altre soluzioni europee. Forse mossi dall'impazienza, hanno subito messo a segno i primi acquisti. Per una fiera, i giochi, da sempre, si risolvono nelle prime battute, o con gli accordi presi per i giorni successivi alla chiusura. Ecco quindi, mentre nelle banlieue si organizza la manifestazione di sabato, quali opere d'arte sono passate di mano nel centro di Parigi.
Tra le operazioni più significative delle prime ore figura la vendita da parte di Hauser & Wirth - il cui presidente Marc Payot ha sottolineato come la fiera possa paradossalmente soffrire le distrazioni della città, piena di esposizioni ed eventi collaterali - di «Rokokotisch» (1965) di Gerhard Richter per una cifra vicina ai 10 milioni di dollari. La stessa galleria ha collocato «Der Hirte» (1965) di Georg Baselitz per una cifra analoga, la tela di George Condo «Woman with Designer Shirt» (2026) per 2,9 milioni di dollari, il dipinto di Lucio Fontana «Concetto spaziale» (1961) per 1,7 milioni di euro, l'opera «Untitled» (1969) di Philip Guston per 1,5 milioni di dollari e la scultura di Alexander Calder «Four Dots and Brass Tail» (ca. 1953) per poco meno di 1 milione di dollari. Nella galleria di Thaddaeus Ropac, che ha evidenziato come i collezionisti a Parigi decidano rapidamente proprio per non perdere le mostre o lo shopping cittadino, sono state registrate quindici vendite già nel primo pomeriggio. Tra queste figurano quattro dipinti di Pablo Picasso datati tra il 1906 e il 1938 (a prezzi riservati), una composizione polimaterica di Lucio Fontana del 1953 venduta per 1,8 milioni di euro e un'opera di Georg Baselitz del 2019 per 800 mila euro. Gagosian ha confermato la vendita di un dipinto tardo di Willem de Kooning del 1987 per una cifra a otto cifre e di un lavoro di Peter Doig. Tutto all'ombra della monumentale scultura in bronzo policromo «Corks (Couple)» (2011-18) di Jeff Koons, un imponente agglomerato alto oltre tre metri e composto da venti tappi da vino giganti, proposto a circa 4,5 milioni di dollari.
Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917 (dettaglio)
Si distingue per eleganza e raffinatezza lo stand di White Cube, giocato sui toni del bianco e nero, con una diagonale d'oro accesa da una scultura di Brancusi e un dipinto di Baselitz. In particolare, la galleria ha chiuso 16 transazioni, tra cui due grandi tele di Julie Mehretu (del 2001 e del 2018) vendute a 7,85 milioni di dollari ciascuna, un disegno di Picasso a 150 mila euro e un'opera su carta di Fernand Léger a 65 mila euro. Van de Weghe ha presentato la monumentale tela «River III» (1967–68) di Joan Mitchell a 14,5 milioni di dollari e un Jean-Michel Basquiat del 1982 a 11 milioni di dollari. Acquavella ha schierato un corpus storico con un Pablo Picasso del 1937 e una natura morta di Paul Gauguin del 1889, accanto a dipinti di Cézanne valutati oltre 6 milioni di dollari, mentre Luxembourg and Co. ha puntato sul protocubismo esponendo la grande tela «Woman with a Fan» (1913) di Jean Metzinger e alcunni lavori di Cézanne. La galleria Gladstone ha ceduto un dipinto di Victor Man per 1,3 milioni di dollari e due collage di Wangechi Mutu per 325 mila dollari ciascuno; Xavier Hufkens ha messo a referto 10 vendite, guidate da una tela di Charline von Heyl a 475 mila dollari; David Kordansky Gallery ha perfezionato la vendita dell'astrazione hard-edge di Sam Gilliam «Mycenaean Ode» (1965) per 300 mila dollari; Templon ha piazzato il dipinto «L’envers du soir» (2026) di Bilal Hamdad per 65 mila euro; e Kurimanzutto ha collocato una scultura di Haegue Yang per 110 mila dollari.
Il vertice economico dell'edizione, la prima diretta da Karim Crippa, dovrebbe però essere il rarissimo dipinto di Amedeo Modigliani «Nu étendu (Lolotte)» del 1917, proposto a una cifra superiore ai 100 milioni di dollari nello stand condiviso tra Pace, Di Donna e Schrader. L'opera, proveniente dalla famiglia del collezionista che la acquisì nel 1920 e rimasta invisibile al pubblico per circa un secolo, prese parte alla storica e scandalosa personale di Modigliani alla galleria di Berthe Weill nel 1917, l'unica in vita per il pittore livornese. Nonostante la voglia dei collezionisti di concludere velocemente gli affari, in questo caso il dipinto non ha ancora trovato un compratore. Forse, anche l'assenza del dipinto nell'autorevole catalogo di Ambrogio Ceroni, assoluto riferimento per l'opera di Modigliani, frena gli slanci più immediati. D'altra parte la qualità e l'autenticità di «Nu étendu (Lolotte)» non sono certo in discussione, mentre anzi è in discussione il suo ingresso in una futura edizione del catalogo ragionato. Di certo, l'esposizione che la fiera darà al dipinto, con le analisi e il confronto a cui sarà soggetto, ne potranno favorire l'affermazione.
Alberto Camogli
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