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Alberto Camogli
Leggi i suoi articoliCome un respiro, ogni settimana dell'arte parte da una fiera, si espande col passare dei giorni al resto della città, attiva mostre ed eventi di ogni genere; poi espira, rilascia tutto l'entusiasmo e il movimento a espandersi si inverte, l'attenzione torna a concentrarsi dove tutto è iniziato. Così, al termine della Frieze Week 2026, a Londra, si lasciano momentaneamente da parte le iniziative collaterali, che proseguiranno per settimane, anche per mesi, per concentrarsi sul nucleo da cui tutto ha avuto origine: Frieze London e Frieze Masters (14-18 ottobre). L'analisi finale due fiere gemelle, l'espediente commerciale da cui è scaturito il dispiegamento culturale dell'intera città, non può allora prescindere dai risultati economici ottenuti. Cosa hanno venduto le galleria, a quanto l'hanno venduto.
A prendersi la copertina dell'edizione è stata probabilmente Hauser & Wirth, autrice dell'aggiudicazione di maggior peso dell'opening: una rara natura morta floreale di Jan Brueghel il Vecchio (circa 1607–1608), ceduta a una collezione privata per una cifra vicina ai 5 milioni di sterline (circa 6,5 milioni di dollari). La galleria ha mosso importanti volumi anche sul versante moderno, collocando un olio di Francis Picabia attorno ai 1,23 milioni di dollari e una carta di Pablo Picasso a 951 mila dollari, per poi muoversi sul contemporaneo, a Frieze London, con dipinti di Avery Singer a 800 mila dollari e George Condo a 600 mila dollari.
Su un registro altrettanto sostenuto ha operato Gagosian, che ha registrato una domanda vivace fin dalle prime ore della preview VIP, piazzando una monumentale tela di Helen Frankenthaler per 2,8 milioni di dollari, una scultura in bronzo di Thomas Houseago per 750 mila dollari e un nuovo dipinto di Titus Kaphar a 550 mila dollari. Non da meno la proposta di David Zwirner, che ha inanellato una sequenza di vendite a sei e sette cifre guidata da una nuova tela di Michaël Borremans a 1,5 milioni di dollari. Tra gli stand di Zwirner, l'interesse dei collezionisti si è orientato con decisione anche verso le composizioni di Dana Schutz, acquistata per 900 mila dollari, la produzione di Lisa Yuskavage a 450 mila dollari e i lavori di Portia Zvavahera a 300 mila dollari, oltre al posizionamento di una nuova opera di Sasha Gordon presso un'istituzione museale europea per 400 mila dollari.
Sulla direttrice delle gallerie storiche e consolidate, le big della main section, la risposta dei compratori è stata selettiva ma rigorosa. Gladstone Gallery ha piazzato nelle prime ore di fiera un dipinto storico di Keith Haring per 1,8 milioni di dollari e un'opera di Anish Kapoor a 750 mila sterline, mentre Lisson Gallery ha registrato ottimi riscontri con un lavoro a parete di Ai Weiwei venduto per 450 mila euro e una scultura di Shirazeh Houshiary a 180 mila sterline. Da Thaddaeus Ropac le trattative si sono chiuse con il piazzamento di una scultura di Antony Gormley per 500 mila sterline, un dipinto di Martha Jungwirth a 627 mila dollari e due tele di Denzil Forrester a 232 mila sterline ciascuna, affiancate da un'opera tridimensionale di Leoncillo Leonardi a quota 336 mila dollari. Nello spazio di Xavier Hufkens, la proposta si è focalizzata su un importante lavoro su carta di Richard Serra per 750 mila dollari e su una suite di opere grafiche di Louise Bourgeois a 400 mila dollari. White Cube ha capitalizzato il forte gradimento per la pittura contemporanea collocando ben cinque nuove tele di Ilana Savdie in una fascia compresa tra i 110 e i 175 mila dollari, insieme a una scultura di Gabriel Orozco a 300 mila dollari.
Hauser & Wirth, Frieze London 2026 Hauser & Wirth, Frieze London 2026. Image by Linda Nylind. Courtesy of Frieze
Da Sprüth Magers, la pittura di Sterling Ruby ha trovato acquirenti per 450 mila dollari, affiancata da uno scatto di Cindy Sherman venduto per 320 mila dollari. Victoria Miro ha invece concentrato le vendite sulla produzione di Secundino Hernández, con un grande acrilico su tela aggiudicato per 300 mila euro, e sui delicati lavori su carta di Chantal Joffe, venduti tra le 25 e le 45 mila sterline. Almine Rech ha registrato un buon ritmo di vendita piazzando un dipinto di Tom Wesselmann per 850 mila dollari, affiancato da un lavoro di Kenny Scharf a 220 mila dollari e dalle richieste per la pittura contemporanea di Genesis Tramaine, con opere vendute tra i 70 e i 120 mila dollari. Massimo De Carlo ha portato a segno transazioni sia a Frieze London che a Frieze Masters, vendendo una tela di Yan Pei-Ming per 400 mila euro e sculture di Elmgreen & Dragset attorno ai 120 mila euro.
Particolarmente felice l'esordio londinese firmato dalla galleria Karma, che ha registrato un completo sold-out per lo stand monografico dedicato al pittore scozzese Jacob Littlejohn: sedici dipinti piazzati - di cui uno acquisito da un'istituzione museale - con picchi attorno alle 65 mila sterline, affiancati dal solido posizionamento di un'opera di Gertrude Abercrombie per 350 mila dollari. Riscontri immediati anche per Pace Gallery, che ha esaurito lo stand riservato ai nuovi dipinti di Marina Perez Simão con valori fino a 250 mila dollari, e per Perrotin, sostenuta dall'alta domanda per i lavori di Izumi Kato ed Emily Mae Smith.
Al di là dei numeri, la voce dei galleristi si espande soddisfatta per le vie di Londra, vogliosa di riaffermarsi come polo di attrazione istituzionale e culturale, oltre che commerciale. Nelle parole di Iwan Wirth, presidente di Hauser & Wirth, e di François Chantala, partner di Thomas Dane Gallery, la città è infatti riuscita a ribadire il proprio ruolo di «capitale indiscussa del mercato europeo», sostenuta da un'affluenza costante che ha visto azzerate le rigide gerarchie di settore a favore di un collezionismo colto, reattivo e trasversale. L'elemento di discontinuità più marcato emerso dalle dichiarazioni di realtà come Kukje Gallery, Chemould CoLab, Masa Galeria e D Lan Galleries - quest'ultima protagonista di un completo sold-out sul fronte dell'arte indigena australiana - risiede nella progressiva apertura verso nuove direttrici geografiche: la presenza di compratori e istituzioni provenienti da Stati Uniti, Medio Oriente, India, Asia orientale e America Latina ha ampliato il bacino di collezionisti.
Parallelamente, i racconti di gallerie come Pilar Corrias, Berry Campbell, Richard Saltoun Gallery, Cecilia Brunson Projects e Carl Freedman Gallery hanno evidenziato una crescente domanda istituzionale mirata alla riscoperta di figure storiche del Novecento, alla valorizzazione delle autrici e all'acquisizione di nuove leve per collezioni pubbliche e fondazioni internazionali, sintomo di un mercato che premia il rigore scientifico e la qualità della ricerca. Due elementi che alla Londra dell'arte non sono mai mancati.
Gagosian, Frieze London 2026 Gagosian, Frieze London 2026. Image by Linda Nylind. Courtesy of Frieze
Alberto Camogli
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