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Sofia Piperno
Leggi i suoi articoliUn uomo sembra essere stato conficcato in un albero caduto. Il tronco è disteso orizzontalmente, il corpo lo attraversa verticalmente, le gambe da una parte e il busto dall'altra. Non è immediatamente chiaro se l'uomo sia rimasto intrappolato, se stia cercando di liberarsi o se quella posizione assurda sia stata volontariamente costruita. L'immagine contiene qualcosa di comico e contemporaneamente inquietante: per qualche istante corpo umano e materia naturale sembrano diventati un'unica scultura.
È un'immagine che sintetizza bene la ricerca di Li Binyuan, artista cinese nato nel 1985 a Yongzhou, nella provincia dello Hunan, e oggi attivo tra la città natale e Berlino. Ed è proprio a Berlino che Galerie Judin gli dedica Weightlessness, la sua prima personale con la galleria. Da quasi vent'anni Li utilizza il proprio corpo come strumento, soggetto e materiale della ricerca. Lo mette in relazione con terra, pietre, alberi, architetture, strade e ambienti postindustriali; lo sottopone a equilibri precari, ripetizioni e situazioni apparentemente assurde; lo porta nello spazio urbano e in quello rurale. Fotografia, video e performance diventano la registrazione di questi incontri.
La questione non è però quella della resistenza fisica e nemmeno della performance intesa come dimostrazione estrema. Li non sembra interessato a verificare quanto il corpo possa sopportare, quanto piuttosto a comprendere che cosa accada quando viene sottratto alle posizioni e alle relazioni che considera naturali. È da qui che arriva il titolo della mostra. Weightlessness, «assenza di peso», non indica per Li la possibilità di sfuggire alla gravità terrestre. È una condizione mentale e percettiva: il momento nel quale vengono temporaneamente meno abitudini, coordinate e ordini consolidati e il corpo deve trovare un altro modo di relazionarsi con ciò che lo circonda.
In questo senso l'uomo conficcato nell'albero non è soltanto il protagonista di un'immagine bizzarra. È un corpo che ha perso la propria posizione abituale nel mondo. Non sta davanti alla natura e neppure semplicemente sopra di essa: vi entra fisicamente, fino a rendere incerta la distinzione tra soggetto e ambiente. È una dinamica ricorrente nella pratica dell'artista. Ogni azione introduce una situazione elementare e poi la altera. Il corpo incontra una superficie, un peso, un ostacolo, una distanza; cerca un equilibrio e immediatamente lo perde. Tra gravità e leggerezza, controllo e perdita di controllo, realtà e immaginazione, Li misura continuamente la distanza tra sé e ciò che lo circonda.
La sua formazione aiuta a comprendere questa centralità della dimensione fisica. Li si è laureato nel 2011 al Dipartimento di Scultura della Central Academy of Fine Arts. Ma la materia scultorea sulla quale ha progressivamente concentrato la propria attenzione non è marmo, bronzo o argilla. È innanzitutto il proprio corpo. La performance diventa così una forma di scultura temporanea. Il corpo modifica per alcuni istanti la configurazione di uno spazio e viene a sua volta modificato dalle forze che quello spazio gli impone. La gravità, in particolare, non è semplicemente una legge fisica: diventa uno degli strumenti con i quali costruire l'opera.
Ne deriva una scultura senza necessariamente un oggetto permanente. Rimane un'immagine, un video, una registrazione, ma l'opera nasce dall'azione e dalla relazione che per pochi secondi o minuti si stabilisce tra elementi normalmente separati. C'è però anche una dimensione sociale. Le azioni di Li attraversano strade, campagne, luoghi naturali e aree postindustriali perché lo spazio non viene mai considerato neutrale. Ogni ambiente contiene regole, comportamenti e convenzioni che determinano anche come un corpo dovrebbe occuparlo. Alterare quella posizione significa allora rendere visibili, attraverso un gesto fisico, alcune delle norme che abitualmente rimangono invisibili.
Da qui anche il ruolo dell'assurdo. Molte immagini di Li producono inizialmente uno straniamento quasi comico. Solo in un secondo momento emerge la tensione. È precisamente questa oscillazione a impedire alla performance di trasformarsi in dimostrazione eroica: il corpo dell'artista non domina il mondo che incontra, ma continuamente negozia con esso. La ricerca ha portato Li negli ultimi anni dal Song Art Museum di Pechino, dove nel 2025 gli è stata dedicata la personale Becoming Li Binyuan, alla Contemporary Gallery Kunming, dal Pingshan Art Museum di Shenzhen all'HOW Art Museum di Shanghai. Nel 2018 il MoMA PS1 di New York aveva presentato Land: Zhang Huan and Li Binyuan, mettendo in relazione il suo lavoro con quello di Zhang Huan. Weightlessness prosegue questa indagine senza promettere realmente alcuna liberazione dal peso. Al contrario, per capire il peso bisogna continuare a sentirlo. Ciò che può essere sospeso, almeno temporaneamente, è il sistema di coordinate attraverso il quale siamo abituati a interpretarlo. L'immagine dell'uomo attraversato dall'albero finisce così per rovesciarsi. Non sappiamo più se sia il corpo a essere conficcato nel tronco oppure il tronco a attraversare il corpo; se l'uomo stia opponendosi alla gravità oppure semplicemente cercando una posizione possibile dentro di essa. Per Li Binyuan è precisamente in questo breve momento di instabilità che può cominciare un'altra percezione del mondo.
Sofia Piperno
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