Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

L'Iceman di Parreno ogni mattina nasce, ogni sera scompare. che si scioglie in fiera

Image

L'Iceman di Parreno ogni mattina nasce, ogni sera scompare. che si scioglie in fiera

L’opera scompare, il valore resta. Il pupazzo di ghiaccio di Philippe Parreno e il paradosso dell’arte contemporanea

Philippe Parreno porta il tempo in fiera. E la sua scultura lentamente scompare. Ogni giorno verrà realizzato un nuovo uomo di ghiaccio e ogni giorno il pubblico potrà osservarlo deformarsi fino a scomparire. A Independent 20th Century, nell’edificio Breuer di New York, Esther Schipper presenta Iceman in Reality Park di Philippe Parreno, opera concepita nel 1995 e fondata sulla propria dissoluzione. Anche quando il ghiaccio sarà completamente sciolto, il piedistallo vuoto continuerà a essere una manifestazione dell’opera. A più di trent’anni dalla sua prima apparizione a Tokyo, Iceman porta nel cuore di una fiera una domanda ancora radicale: che cosa si acquista quando l’oggetto che costituisce un’opera è destinato a scomparire?

Sofia Piperno

Leggi i suoi articoli

Entrerà in fiera come una scultura e ne uscirà come acqua. Nel mezzo ci saranno alcune ore durante le quali il pubblico potrà osservarne la trasformazione: il corpo progressivamente perderà i propri contorni, cambierà forma, diminuirà di volume e infine scomparirà. Poi, il giorno successivo, tutto ricomincerà. Philippe Parreno porta a Independent 20th Century di New York un’opera costruita intorno alla propria dissoluzione. Si intitola Iceman in Reality Park ed è una scultura di ghiaccio destinata, letteralmente, a sciogliersi davanti ai visitatori.

L'opera farà il suo debutto newyorkese con Esther Schipper, che partecipa per la prima volta alla fiera. La collocazione non sarà marginale. Iceman verrà installato al quarto piano dell'edificio Breuer, al centro di uno degli spazi principali di Independent, in prossimità della grande vetrata progettata da Marcel Breuer: la luce naturale investirà la scultura e parteciperà inevitabilmente alla sua trasformazione. Per ciascun giorno della manifestazione arriverà un nuovo uomo di ghiaccio, di dimensioni analoghe alla versione presentata nel 2024 al Leeum Museum of Art di Seoul, alta complessivamente circa 96 centimetri compreso il piedistallo. Potrà essere realizzato in ghiaccio bianco oppure trasparente. Poi comincerà il conto alla rovescia.

La storia dell'opera risale al 1995, quando Parreno realizzò per la prima volta Iceman in Reality Park per Ripple Across the Water, mostra collettiva curata dal belga Jan Hoet e disseminata in diversi spazi all'aperto nel quartiere di Aoyama, a Tokyo. La scultura venne collocata nel parco privato della Kirin Brewery Company e ogni giorno, poco prima della pausa pranzo dei dipendenti, ne veniva consegnato un nuovo esemplare. Era estate e il destino dell'uomo di ghiaccio era quindi inscritto fin dall'inizio nella materia scelta dall'artista. Parreno avrebbe successivamente spiegato di voler realizzare un'opera capace di rendere percepibile il tempo senza utilizzare la tecnologia, quasi fosse un metronomo. Il tempo, però, non viene rappresentato: accade fisicamente davanti allo spettatore. Non servono lancette, schermi o cronometri. Ogni goccia d'acqua corrisponde a una frazione della durata dell'opera e ogni cambiamento della sua forma registra il trascorrere delle ore.

Venticinque anni dopo, nel 2020, Parreno riprese Iceman per la personale Manifestations negli spazi berlinesi di Esther Schipper. In quell'occasione la scultura veniva collocata sopra un piedistallo capace di raccogliere l'acqua prodotta dallo scioglimento e sostituita ogni pochi giorni durante le cinque settimane della mostra. A volte, quando il ghiaccio era ormai scomparso, rimanevano soltanto le pietre e i rami che erano stati incorporati nella figura. Nel 2024 un'altra versione è stata presentata al Leeum Museum of Art di Seoul, questa volta con ghiaccio mescolato a terra e dimensioni ridotte. La versione di Independent porta però il dispositivo in un contesto particolarmente interessante: una fiera d'arte. È difficile immaginare un ambiente nel quale il principio della permanenza materiale dell'opera sia sottoposto a una pressione economica altrettanto evidente. Le opere arrivano negli stand, vengono installate, fotografate, discusse, prezzate, acquistate e infine imballate per entrare in una collezione. Parreno inserisce all'interno di questo meccanismo un oggetto che, mentre tutto ciò avviene, perde progressivamente la propria consistenza.

Eppure Iceman non scompare davvero. È qui che l'operazione diventa più complessa. La scultura può essere riprodotta tutte le volte che si desidera. La sua identità non coincide dunque con il singolo blocco di ghiaccio che il visitatore incontra in un determinato momento. Quello è soltanto una delle sue possibili manifestazioni. La descrizione dell'opera precisa persino che non è necessario che la figura sia continuamente presente: anche il piedistallo vuoto costituisce una manifestazione di Iceman. La domanda, a quel punto, diventa inevitabile: dove si trova realmente l'opera? Nel ghiaccio? Nella forma dell'uomo? Nel piedistallo? Nel processo che conduce dalla figura all'acqua? Nelle istruzioni che consentono di produrla nuovamente? Oppure nella possibilità stessa della sua ripetizione?

È una questione che attraversa una parte fondamentale dell'arte del secondo Novecento e che Parreno e gli artisti della sua generazione riprendono negli anni Novanta spostando ulteriormente l'attenzione dall'oggetto alle condizioni nelle quali l'opera esiste. Non casualmente Esther Schipper presenterà a Independent anche lavori di Liam Gillick, Pierre Huyghe, Dominique Gonzalez-Foerster e Angela Bulloch, ricostruendo uno dei nuclei storici sui quali si è formato il programma della galleria e riportando l'attenzione sulle esperienze associate all'estetica relazionale. Molte delle domande poste allora sono diventate centrali nell'arte contemporanea: che cosa costituisce un'opera? Quanto conta il dispositivo espositivo? Che ruolo possiede lo spettatore? Una mostra può essere essa stessa un'opera? 

E soprattutto, quanto dell'identità di un lavoro deve necessariamente risiedere in un oggetto permanente?

Iceman risponde eliminando progressivamente proprio l'oggetto. Non attraverso un gesto distruttivo improvviso, ma attraverso un processo quasi banale. Il ghiaccio fa ciò che il ghiaccio deve fare. Parreno stabilisce semplicemente le condizioni perché il pubblico possa assistervi. Per questo la collocazione al Breuer assume un peso particolare. Elizabeth Dee, fondatrice di Independent, ha voluto il progetto al centro del quarto piano, nello spazio illuminato dalla maggiore vetrata dell'edificio, proprio perché i visitatori possano incontrare la scultura in momenti diversi e assistere alla sua decomposizione durante i quattro giorni della fiera. Chi la vedrà al mattino non vedrà la stessa opera di chi arriverà qualche ora dopo. C'è infine un paradosso economico. La storia del mercato dell'arte è anche la storia della costruzione della permanenza: conservare, autenticare, restaurare e trasmettere un oggetto significa garantirne la possibilità di attraversare il tempo e passare da una collezione all'altra. Iceman sostituisce alla permanenza dell'oggetto la permanenza dell'opera come idea e protocollo. Il materiale può scomparire; l'opera può tornare. È precisamente per questo che il suo arrivo in una fiera, più di trent'anni dopo la prima apparizione a Tokyo, conserva una forza particolare. Mentre intorno a lui dipinti e sculture aspettano di trovare un collezionista e una nuova destinazione, l'uomo di Parreno compie il percorso opposto. Non cerca di resistere al tempo. Lo rende visibile. Alla fine rimarranno acqua, qualche elemento incorporato e un piedistallo vuoto. Ma l'opera sarà ancora lì. Ed è forse questo il vero cortocircuito di Iceman: l'oggetto può scomparire completamente senza che scompaia ciò che il mercato, il museo e la storia dell'arte continuano a chiamare opera.

Sofia Piperno, 13 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Sofia Piperno

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

Dal 25 settembre al 15 novembre, «Capricci romani» porta a Palazzo Poli, sede dell’Istituto Centrale per la Grafica, le opere inedite che Adrian Ghenie ha dedicato a Roma. Rovine, acquedotti, iscrizioni antiche e paesaggi della via Appia diventano materia da osservare, deformare e ricomporre, trasformando la memoria della città in un paesaggio sospeso tra realtà e immaginazione

Ad Austrått, presso Sandnes, un escursionista ha trovato sotto le radici di un albero sradicato una rara guarnizione d’oro per fodero di spada, databile alla prima metà del VI secolo. L’oggetto, decorato con animali stilizzati e tracce di filigrana, apparteneva con ogni probabilità a un’arma d’élite e potrebbe essere stato deposto intenzionalmente come offerta. Il ritrovamento rafforza l’ipotesi che l’area di Hove fosse un importante centro di potere della Norvegia occidentale durante il Periodo delle Migrazioni.

È morto Lorenzo Quilici, tra i maggiori archeologi italiani del Novecento e riferimento internazionale per la topografia antica. Professore all'Università di Bologna, ha dedicato oltre mezzo secolo allo studio delle città, della viabilità e dei paesaggi dell'Italia romana, contribuendo a trasformare il modo di leggere il rapporto tra monumenti, territorio e storia.

A Bologna una grande monografica ripercorre oltre sessant’anni di ricerca di Giuseppe Spagnulo, mettendo in dialogo sculture monumentali, opere su carta, maquette e materiali d’archivio. Al centro, il rapporto tra materia, gesto, forma e spazio e quella particolare idea di “pensiero formante” attraverso cui l’artista ha trasformato la scultura in un’esperienza capace di interrogare il corpo, il paesaggio e la memoria

L’opera scompare, il valore resta. Il pupazzo di ghiaccio di Philippe Parreno e il paradosso dell’arte contemporanea | Sofia Piperno

L’opera scompare, il valore resta. Il pupazzo di ghiaccio di Philippe Parreno e il paradosso dell’arte contemporanea | Sofia Piperno