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Kathleen Ryan, Red Delicious, proposta per l'High Line Plinth 2029-2030, New York. Rendering del progetto, non opera realizzata. Courtesy High Line Art e artist

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Kathleen Ryan, Red Delicious, proposta per l'High Line Plinth 2029-2030, New York. Rendering del progetto, non opera realizzata. Courtesy High Line Art e artist

Un torsolo di mela gigante tempestato di cristalli: Kathleen Ryan si immagina a New York

Un gigantesco torsolo di mela dalla superficie rosso lucido e dall'interno rivestito di conchiglie di abalone, cristalli e pietre. È «Red Delicious», il progetto presentato da Kathleen Ryan per le commissioni dell'High Line Plinth previste nel 2029 e 2030 a New York. L'artista americana, rappresentata da Gagosian, rielabora il simbolo della Grande Mela trasformandolo in una riflessione su desiderio, consumo, spreco e decomposizione. La proposta figura tra i 62 progetti sottoposti alla valutazione di High Line Art, che selezionerà una rosa di finalisti per le future installazioni monumentali.

Angelica Kaufmann

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Un gigantesco torsolo di mela, con la buccia rossa e lucida e un interno ricoperto di conchiglie, cristalli e pietre scintillanti. È Red Delicious, il progetto con il quale Kathleen Ryan si candida a trasformare uno degli spazi più riconoscibili dell'arte pubblica newyorkese: l'High Line Plinth, la piattaforma espositiva monumentale situata lungo il parco sopraelevato di Manhattan. L'artista americana, nata nel 1984 a Santa Monica e rappresentata da Gagosian, è stata invitata da High Line Art a presentare una proposta per la settima e l'ottava commissione del programma, previste rispettivamente nel 2029 e nel 2030. La selezione comprende 62 progetti presentati da artisti e collettivi internazionali, tra i quali Ryan propone una versione monumentale e consumata del simbolo stesso della città: la Grande Mela, trasformata in un oggetto nel quale bellezza, desiderio, spreco e decomposizione diventano inseparabili.

L'opera immaginata da Ryan utilizza la forma di un torsolo di mela rossa, ingrandito fino ad assumere una dimensione architettonica. All'esterno conserva una superficie levigata e brillante, riconoscibile come quella di un frutto maturo; all'interno, la parte consumata rivela una struttura preziosa e luminosa, realizzata attraverso l'accostamento di conchiglie di abalone, cristalli e pietre. La contraddizione è immediata: ciò che normalmente viene gettato via diventa la porzione più ricca e spettacolare della scultura. L'immagine di un oggetto quotidiano, ormai privo della propria funzione, viene elevata alla scala del monumento urbano, assumendo un valore simbolico che coinvolge direttamente l'identità di New York.

Il riferimento alla mela non potrebbe essere più esplicito. Da decenni Big Apple è uno dei soprannomi più diffusi della metropoli americana, immagine di prosperità, attrazione e opportunità. Nella proposta di Ryan, tuttavia, il frutto è già stato mangiato: rimane soltanto il torsolo, residuo di un atto di consumo. La superficie preziosa contrasta con la sua condizione di scarto, suggerendo una riflessione sulle contraddizioni di una città nella quale ricchezza e povertà, lusso e marginalità, produzione e spreco convivono in una continua tensione. La scultura conserva la forza seduttiva di un oggetto desiderabile, ma la associa alla rappresentazione di ciò che resta dopo il consumo.

Il progetto si inserisce con coerenza nella ricerca sviluppata da Ryan negli ultimi anni, in particolare nella serie Bad Fruit, avviata nel 2018. Attraverso sculture di frutti ingranditi e apparentemente in decomposizione, l'artista ha costruito un universo visivo nel quale materiali preziosi e oggetti di recupero vengono utilizzati per rappresentare i processi naturali di trasformazione. Limoni, ciliegie, meloni e grappoli d'uva diventano strutture monumentali, spesso realizzate con parti di automobili dismesse, metalli industriali, perle, vetri e pietre semipreziose. Le zone deteriorate dei frutti sono ricoperte da gemme e cristalli, mentre le superfici ancora integre possono essere rese con materiali comuni. Il valore economico dei materiali viene così rovesciato: la decomposizione diventa la parte più preziosa dell'oggetto.

È una ricerca che recupera una lunga tradizione artistica legata alla natura morta e alla vanitas, reinterpretandola attraverso l'immaginario della cultura americana contemporanea. Nella pittura europea del Seicento, i frutti maturi e quelli deteriorati potevano alludere alla caducità della vita, al trascorrere del tempo e alla fragilità delle ricchezze terrene. Ryan riprende questi temi attraverso un linguaggio che incorpora l'estetica dell'ornamento, il gusto per gli oggetti artificiali e la cultura materiale del consumo di massa. Il risultato è una scultura che oscilla continuamente tra attrazione e repulsione, invitando a osservare la bellezza proprio laddove il processo naturale sembrerebbe indicare la perdita e il deterioramento.

In Red Delicious, questa riflessione assume una dimensione pubblica e specificamente urbana. La mela non è più soltanto un soggetto organico, ma un simbolo collettivo immediatamente riconoscibile. Collocata idealmente sulla High Line, l'opera stabilirebbe una relazione con il paesaggio dei nuovi grattacieli del West Side, con le architetture commerciali e residenziali e con uno spazio pubblico nato dalla trasformazione di un'infrastruttura industriale abbandonata. La stessa High Line, inaugurata come parco nel 2009 dopo il recupero di una ferrovia sopraelevata, costituisce del resto un esempio significativo di come materiali e luoghi dismessi possano acquisire nuove funzioni e valori.

Il High Line Plinth si trova nello Spur, all'altezza della 30th Street e della Tenth Avenue, e ospita dal 2019 commissioni monumentali temporanee affidate ad artisti internazionali. Il programma è stato inaugurato da Brick House di Simone Leigh, seguito da interventi di Sam Durant, Pamela Rosenkranz e Iván Argote. Nel 2026 la piattaforma ospita The Light That Shines Through the Universe di Tuan Andrew Nguyen, una scultura monumentale ispirata ai Buddha di Bamiyan, distrutti dai talebani in Afghanistan nel 2001. Il progetto conferma l'ambizione di trasformare il Plinth in uno spazio dedicato a opere capaci di confrontarsi con questioni storiche, politiche e sociali attraverso un linguaggio accessibile al pubblico urbano.

La selezione per le commissioni del 2029 e 2030 è particolarmente ampia. High Line Art ha invitato artisti e collettivi provenienti da 37 Paesi, su indicazione di un comitato consultivo internazionale di curatori, artisti e professionisti del settore. Tra i partecipanti figurano Nina Chanel Abney, Kevin Beasley, Joël Andrianomearisoa, Enrico David, Es Devlin, Ryan Gander, Laure Prouvost, Michael Rakowitz, Anicka Yi e Wendy Red Star, insieme a Kathleen Ryan. I progetti sono stati sottoposti anche a una consultazione pubblica, conclusa l'8 settembre 2026, attraverso la quale cittadini e visitatori hanno potuto esprimere osservazioni sulle proposte. I commenti saranno utilizzati dal gruppo curatoriale per contribuire alla selezione di una rosa di dodici finalisti, chiamati a sviluppare ulteriormente le proprie idee e a presentare modelli dei progetti nel 2027.

Angelica Kaufmann, 25 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Angelica Kaufmann

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