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Prada Rong Zhai, Shanghai

Credits Agostino Osio. Courtesy Prada

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Prada Rong Zhai, Shanghai

Credits Agostino Osio. Courtesy Prada

A Shanghai, Prada trasforma una villa storica in un racconto dell'arte cinese contemporanea

Dal 12 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, a Shanghai, «Chuanqi: Spacetime Dialogues at Rong Zhai» riunisce Geng Xue, Peng Wei, Song Dong e Xiaoze Xie in una mostra a cura di Wu Hung. Al centro, il racconto come strumento per attraversare la storia, interrogare la memoria e riscrivere il rapporto con il passato

Angelica Kaufmann

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Una casa ha una memoria propria. Sopravvive a chi l’ha abitata, conserva le tracce delle sue funzioni e cambia significato con il passare del tempo. Gaston Bachelard lo aveva indagato ne La poetica dello spazio (1957), attribuendo alla casa un ruolo centrale nella costruzione dell’immaginario. A Shanghai, Prada parte proprio da qui: da una residenza del 1918, restaurata e riaperta al pubblico nel 2017, per costruire una mostra in cui l’architettura entra direttamente nel racconto.

«Chuanqi: Spacetime Dialogues at Rong Zhai» porta negli ambienti di Prada Rong Zhai le opere di quattro artisti cinesi contemporanei: Song Dong, Geng Xue, Peng Wei e Xiaoze Xie. Ciascuno occupa una stanza, ciascuno costruisce una narrazione. Il visitatore passa dalla sala da ballo alle camere private, dagli spazi destinati allo svago a quelli della vita domestica. Intanto, la villa smette di essere un semplice contenitore e e sue decorazioni, i suoi arredi e la sua storia condizionano la lettura delle opere.

Il titolo richiama il chuanqi, tradizione narrativa cinese sviluppatasi durante la dinastia Tang e successivamente associata anche a forme teatrali. Racconti fantastici, vicende amorose, incontri inattesi. Il genere ha attraversato secoli e trasformazioni, conservando la capacità di mettere in relazione il quotidiano e lo straordinario. Il riferimento letterario apre una questione più ampia. Che cosa succede a una storia quando cambia il linguaggio attraverso cui viene raccontata? Walter Benjamin affronta il problema nel saggio Il narratore (1936), riflettendo sulla trasmissione dell’esperienza. A Prada Rong Zhai, questa trasmissione passa attraverso specchi, video, pittura, animazioni e ricostruzioni tridimensionali. Perchè la tradizione non rimane ferma sulla pagina: diventa materia, immagine, spazio.

Nella Ballroom, Song Dong trasforma il pavimento in uno specchio. Il soffitto, attraversato dalla luce di un lucernario composto da sessantanove pannelli colorati, si riflette a terra e si moltiplica in un grande caleidoscopio. La sala da ballo cambia aspetto senza perdere la propria identità architettonica. L’opera coinvolge direttamente il corpo del visitatore. Qui il richiamo a Maurice Merleau-Ponty e alla Fenomenologia della percezione (1945) è concreto: lo spazio viene conosciuto attraverso il movimento, la posizione e lo sguardo. Non esiste un punto di osservazione definitivo. L’architettura è la stessa, ma l’esperienza cambia. Song Dong inserisce inoltre oggetti quotidiani e arredi rivestiti con materiali dorati. Il familiare diventa insolito, l’ordinario acquista un’apparenza preziosa. È un gioco che tocca uno dei temi ricorrenti nella sua ricerca: la precarietà delle cose e il valore delle tracce lasciate dall’esperienza umana. Il chuanqi trova qui una forma fisica. La meraviglia nasce da ciò che esiste già, trasformato da un diverso punto di vista.

La North Chamber ospita la videoinstallazione di Geng Xue. La stanza, affacciata sul giardino e caratterizzata da una boiserie finemente intagliata, conserva l’aspetto di un ambiente privato. Il video introduce una temporalità diversa: mentre l’architettura trattiene la storia della casa, le immagini scorrono, costruiscono situazioni e aprono nuovi scenari. Geng Xue lavora tra ceramica, scultura e video, intrecciando la letteratura classica cinese con una ricerca sui confini tra realtà e immaginazione. Il suo interesse riguarda anche il modo in cui le immagini costruiscono ciò che crediamo di vedere. Un racconto può partire da elementi riconoscibili e condurre altrove, verso una dimensione in cui esperienza soggettiva e realtà condivisa diventano difficili da separare. È qui che il riferimento al chuanqi acquista senso: l’inatteso irrompe nella vita ordinaria, senza bisogno di abbandonarla. La stanza storica e il video convivono in una tensione tra ciò che permane e ciò che cambia, tra la materia dell’edificio e il mondo prodotto dalle immagini.

Oltre trenta opere di Peng Wei occupano la Billiards Room e la Smoking Room, ambienti un tempo destinati allo svago maschile. Al loro interno, l’artista costruisce tre percorsi dedicati alla figura femminile, attraversando la Cina antica, il periodo repubblicano e il presente. Il racconto comincia con «The Story of the Corridor» (2026), animazione ispirata al chuanqi classico. Prosegue con «Moon of the Floating World» (2026), che guarda alla scrittura di Eileen Chang (1920-1995), tra le voci più influenti della letteratura cinese del Novecento. Si conclude con autoritratti e oggetti personali dell’artista, raccolti in vetrine che restituiscono l’immagine di una donna contemporanea. Il passaggio è significativo: dalla donna immaginata alla figura letteraria, fino all’autorappresentazione. Cambiano le epoche, cambiano i linguaggi, cambia chi racconta. Paul Ricœur, in «Tempo e racconto e Sé come un altro», ha indagato proprio il rapporto tra narrazione, tempo e costruzione dell’identità. Nel lavoro di Peng Wei, questo rapporto prende forma attraverso immagini che mostrano come la figura femminile venga interpretata e ridefinita secondo contesti culturali differenti. Anche la scelta dei media conta. Pittura, installazioni e animazioni su iPad convivono senza gerarchie evidenti. La tecnologia digitale entra in una tradizione narrativa secolare e ne modifica il ritmo, le possibilità e il modo di raggiungere lo spettatore. Le stanze storicamente associate alla socialità maschile accolgono così storie di donne, immaginarie, letterarie e reali.

Nella camera da letto della signora Yung, Xiaoze Xie presenta «Amber of History: Reimagining the Library Cave at Dunhuang», progetto avviato nel 2017 e tuttora in corso. L’artista torna sulla vicenda della Grotta della Biblioteca, parte del complesso di Mogao, nel nord-ovest della Cina. Scoperta nel 1900, la grotta custodiva decine di migliaia di manoscritti, documenti a stampa, dipinti e altri manufatti. Nei primi decenni del Novecento, una parte consistente dei materiali venne trasferita in istituzioni straniere. La biblioteca originaria si disperse, lasciando dietro di sé una storia di scoperte, acquisizioni e separazioni. Oggi progetti internazionali di catalogazione e digitalizzazione permettono di studiare documenti conservati in luoghi diversi, senza cancellare le vicende che li hanno portati fin lì. Xiaoze Xie ricostruisce quello spazio attraverso nove sculture in resina semitrasparente, realizzate con stampa 3D e disposte secondo la geometria di un mandala. Disegni a inchiostro e una proiezione multimediale completano l’installazione. La biblioteca riappare come modello, immagine e ipotesi: una forma restituita attraverso la tecnologia, che non può però annullare la dispersione del patrimonio originale. In «A Story of Ruins: Presence and Absence in Chinese Art and Visual Culture» (2012), lo storico dell’arte Wu Hung affronta il modo in cui ciò che rimane di un luogo convive con ciò che è scomparso. La Grotta della Biblioteca rende tangibile questo problema: la sua storia dipende tanto dai documenti sopravvissuti quanto dalla perdita della loro collocazione originaria.
La ricostruzione digitale apre nuove possibilità di conoscenza, ma porta con sé una domanda: che cosa significa ricreare un luogo quando gli oggetti che ne definivano la funzione sono dispersi? L’opera non restituisce la biblioteca nella sua integrità. Ne ricompone l’immagine e rende visibile la distanza tra l’originale e la sua rappresentazione.

Quattro artisti, quattro modalità di raccontare.Una sala da ballo diventa un campo di riflessi, le stanze dello svago accolgono narrazioni femminili, una camera privata ospita la ricostruzione di una biblioteca lontana. Ogni intervento cambia il modo di leggere lo spazio e, con esso, il passato. A Prada Rong Zhai, la tradizione narrativa cinese incontra strumenti contemporanei e memorie personali. Il risultato è un percorso in cui il passato torna a circolare, sottoposto a nuove interpretazioni.

Geng Xue, «Body Garden», 2022. Courtesy l'artista.

Angelica Kaufmann, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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