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Aquile dorate, una Vittoria alata e 76 metri d'altezza: il gigantesco Arco di Trionfo di Trump

Un arco di trionfo alto 76 metri, con aquile dorate, una figura alata sulla sommità e una terrazza panoramica: è il monumentale progetto voluto da Donald Trump per celebrare i 250 anni dell'indipendenza americana. Previsto a Washington, tra il Lincoln Memorial e il Cimitero nazionale di Arlington, il nuovo edificio supererebbe per altezza l'Arco di Trionfo di Parigi, modificando radicalmente uno degli assi prospettici più importanti della capitale. Mentre l'amministrazione punta ad avviare i lavori già il 5 novembre, architetti, associazioni per la tutela e veterani contestano dimensioni, impatto paesaggistico e procedure autorizzative.

Angelica Kaufmann

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Un gigantesco arco di trionfo alto 76 metri, sormontato da una figura alata dorata, due aquile monumentali e iscrizioni celebrative. Un edificio che supererebbe di oltre venticinque metri l'Arco di Trionfo di Parigi e dominerebbe uno degli scenari più importanti della capitale americana. Donald Trump vuole lasciare a Washington un monumento destinato a modificare per sempre il paesaggio della città. E il suo progetto, annunciato per celebrare i 250 anni dell'indipendenza degli Stati Uniti, sembra riassumere con particolare efficacia l'idea di architettura monumentale coltivata dal presidente americano: dimensioni fuori scala, riferimenti all'antichità classica, abbondanza di dorature e una concezione della rappresentazione pubblica nella quale grandezza fisica e prestigio nazionale tendono a coincidere.

Il cosiddetto Triumphal Arch, sviluppato dallo studio di architettura Harrison Design, dovrebbe sorgere a Memorial Circle, sull'isola di Columbia, all'estremità occidentale dell'Arlington Memorial Bridge. È un luogo particolarmente delicato nella geografia monumentale di Washington: si trova sull'asse che collega il Lincoln Memorial, affacciato sul Potomac, al Cimitero nazionale di Arlington, uno dei luoghi più importanti della memoria militare americana. Qui, dove il paesaggio è stato progettato attraverso una successione di prospettive, monumenti e spazi aperti, Trump intende inserire una struttura capace di imporsi visivamente sull'intero contesto.

Le dimensioni spiegano la portata dell'intervento. L'arco raggiungerebbe i 250 piedi, equivalenti a circa 76 metri di altezza, un numero scelto per richiamare il duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione d'indipendenza del 1776. La struttura sarebbe larga circa 50,6 metri, con un'apertura centrale di quasi 17 metri, e comprenderebbe una terrazza panoramica accessibile ai visitatori. Il confronto con il modello parigino è inevitabile: l'Arc de Triomphe voluto da Napoleone nel 1806 e completato nel 1836 raggiunge un'altezza di circa 50 metri. Il monumento americano sarebbe quindi sensibilmente più grande del suo riferimento europeo, oltre che molto più alto del vicino Lincoln Memorial. L'apparato decorativo accentua ulteriormente il carattere celebrativo dell'edificio. I rendering mostrano un arco in pietra chiara, articolato attraverso un linguaggio classicista, con cornici monumentali e decorazioni dorate. Sulla sommità, una grande figura femminile alata, riconducibile alle allegorie della Vittoria e della Libertà, innalzerebbe una fiaccola, accompagnata da due aquile poste sui lati. Le iscrizioni previste comprendono formule come «One Nation Under God» e «Liberty and Justice for All», espressioni legate all'identità politica e simbolica degli Stati Uniti. Il programma iconografico ricorre così a un repertorio piuttosto tradizionale, nel quale il linguaggio dell'antichità classica viene rielaborato attraverso i simboli del patriottismo americano.

È un'architettura che sembra voler recuperare senza esitazioni la retorica del monumento celebrativo. Gli archi di trionfo nascono nell'antica Roma per commemorare vittorie militari, imprese imperiali e figure di potere, diventando progressivamente strumenti di rappresentazione politica nello spazio urbano. Dall'Arco di Tito, costruito dopo la conquista di Gerusalemme, all'Arco di Settimio Severo e a quello di Costantino, questi edifici traducevano le imprese dei sovrani in una narrazione pubblica destinata a sopravvivere alle generazioni. Napoleone riprese quella tradizione per celebrare la grandezza militare francese. Trump, a oltre due secoli di distanza, sceglie lo stesso linguaggio per un monumento che dovrebbe rappresentare i successi della nazione americana.

La differenza riguarda il contesto. Washington è già una città costruita attorno a una complessa gerarchia di simboli nazionali, e il suo paesaggio monumentale deriva da una lunga storia di pianificazione. Il disegno originario di Pierre Charles L'Enfant, elaborato alla fine del Settecento, è stato successivamente ampliato e reinterpretato attraverso interventi che hanno definito gli assi prospettici della capitale, i grandi viali, gli spazi pubblici e la relazione tra i principali edifici istituzionali. Il Washington Monument, il Campidoglio, il Lincoln Memorial e il sistema dei giardini non costituiscono monumenti isolati, ma parti di una composizione urbana nella quale dimensioni, distanze e punti di vista sono strettamente collegati. È proprio questo equilibrio a essere messo in discussione dal progetto. L'arco di Trump non sarebbe infatti collocato in uno spazio ancora da definire, ma lungo un asse prospettico già dotato di un forte significato storico. Il collegamento tra il Lincoln Memorial e Arlington rappresenta anche una relazione simbolica tra la memoria della Guerra civile americana, la riconciliazione nazionale e il ricordo dei caduti. Secondo i critici, l'inserimento di una struttura così imponente rischierebbe di interrompere questa continuità visiva, trasformando un percorso commemorativo in uno scenario dominato da un nuovo oggetto architettonico.

Le contestazioni non riguardano soltanto l'estetica. Associazioni di veterani, studiosi di conservazione del patrimonio e rappresentanti delle comunità locali hanno avviato azioni legali per fermare il progetto, sostenendo che la costruzione richieda ulteriori autorizzazioni e che l'impatto sui luoghi storici non sia stato adeguatamente valutato. La stessa amministrazione federale ha riconosciuto che il monumento produrrebbe effetti negativi su alcune prospettive e sul paesaggio circostante, pur ritenendo tali conseguenze compatibili con gli obiettivi dell'intervento. A rendere ancora più controversa l'iniziativa è stata la sua trasformazione, almeno nelle dichiarazioni del presidente, da monumento celebrativo a possibile struttura con funzioni militari. Nel settembre 2026, Trump ha annunciato che l'arco avrebbe potuto ospitare droni, depositi di munizioni e postazioni per tiratori scelti, presentando la modifica come una risposta a esigenze di sicurezza nazionale. Una destinazione difficilmente conciliabile, almeno sul piano simbolico, con l'idea di un monumento pubblico aperto ai visitatori e dotato di una terrazza panoramica.

I documenti progettuali diffusi a metà ottobre dal Dipartimento degli Interni non fanno però riferimento a queste funzioni militari. Descrivono piuttosto un'infrastruttura monumentale destinata a cerimonie e visite turistiche, con collegamenti verticali interni e accesso a un punto di osservazione sopraelevato. Un portavoce del Dipartimento ha comunque sostenuto che il progetto sarebbe tecnicamente compatibile con le funzioni di sicurezza evocate dal presidente. Rimane dunque una discrepanza tra le dichiarazioni politiche e i contenuti effettivamente illustrati negli elaborati sottoposti agli organi di valutazione.

Nel frattempo, l'amministrazione continua ad accelerare. La National Capital Planning Commission ha approvato il progetto preliminare nel luglio 2026, mentre la decisione definitiva è attesa per il 5 novembre. In una comunicazione depositata in tribunale il 21 ottobre, il Dipartimento di Giustizia ha indicato che i lavori potrebbero cominciare già nella stessa giornata, qualora arrivassero tutte le autorizzazioni necessarie. I ricorrenti hanno reagito chiedendo al giudice federale di impedire l'apertura del cantiere fino alla conclusione delle controversie giudiziarie.

Anche la questione economica rimane aperta. Non è stato comunicato un preventivo definitivo, mentre le valutazioni pubblicate negli ultimi mesi hanno ipotizzato costi superiori ai 100 milioni di dollari. Il finanziamento dovrebbe comprendere risorse pubbliche e contributi privati, ma la composizione precisa non risulta ancora definita. È un elemento tutt'altro che secondario per un'opera di queste dimensioni, destinata a richiedere interventi strutturali, modifiche alla viabilità, sistemi di accesso e successivi costi di manutenzione. Il monumento appartiene, del resto, a un programma più ampio attraverso il quale Trump intende modificare l'immagine della capitale americana. Dal progetto di una nuova grande sala da ballo alla Casa Bianca agli interventi su altre strutture pubbliche, il presidente ha attribuito all'architettura un ruolo significativo nella costruzione dell'immagine della propria amministrazione. L'attenzione per gli edifici monumentali, per le forme classiche e per le decorazioni dorate sembra rispondere a una concezione molto precisa del potere: renderlo immediatamente riconoscibile attraverso l'imponenza e la permanenza delle costruzioni.

La questione più interessante, da un punto di vista architettonico, riguarda proprio il rapporto tra monumentalità e rappresentazione. Un monumento nazionale deve necessariamente dominare ciò che lo circonda per esprimere grandezza? Oppure la sua autorevolezza può derivare dalla qualità del rapporto che instaura con la storia e con il paesaggio nel quale viene inserito? La controversia sull'arco di Washington si sviluppa attorno a questo interrogativo, contrapponendo chi considera l'opera un nuovo simbolo dell'identità americana e chi la giudica un intervento sproporzionato, capace di compromettere un sistema monumentale costruito nel corso di oltre due secoli.

Il confronto con Parigi rende il paradosso ancora più evidente. L'Arco di Trionfo napoleonico è oggi parte integrante dell'immagine della capitale francese, ma la sua monumentalità nasceva da una precisa concezione della città e del potere, successivamente assorbita dalle trasformazioni urbanistiche ottocentesche. L'arco di Trump, al contrario, viene progettato per inserirsi in un paesaggio già compiuto, nel quale il suo carattere dominante costituisce la principale ragione del conflitto. Non si tratta quindi soltanto di costruire un nuovo monumento, ma di ridefinire le gerarchie visive e simboliche di Washington. Il progetto manifesta anche una contraddizione tipica di molte architetture celebrative: viene presentato come omaggio alla collettività, ma porta inevitabilmente l'impronta di chi lo ha voluto. Quando nell'ottobre 2025, durante la presentazione dell'idea, gli venne chiesto a chi fosse dedicato l'arco, Trump rispose semplicemente: «A me». Una battuta che ha contribuito ad alimentare il dibattito sul confine tra celebrazione nazionale e autorappresentazione del potere.

A distanza di un anno, il progetto ha assunto dimensioni ancora maggiori e appare vicino a una fase decisiva. La sua realizzazione non è tuttavia scontata, considerando le autorizzazioni ancora necessarie e le controversie giudiziarie in corso. Se sarà costruito, il gigantesco arco di trionfo modificherà stabilmente una delle prospettive più significative di Washington. Ma già oggi, prima ancora che venga posata la prima pietra, rappresenta un caso emblematico del rapporto tra politica e architettura monumentale. Un progetto che recupera le forme dell'antica Roma, guarda alla Parigi napoleonica e le amplifica attraverso una scala pensata per il XXI secolo. Con un'ambizione che sembra essere soprattutto quella di lasciare un segno impossibile da ignorare.

Angelica Kaufmann, 24 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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