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Pasquale Ruocco
Leggi i suoi articoliChe cosa vediamo quando guardiamo l’Italia? La domanda sembra elementare soltanto finché non si prova a rispondere. Città storiche e periferie, coste sovraffollate e territori abbandonati, campagne produttive e aree interne spopolate, infrastrutture, montagne, turismo, consumo del suolo, patrimoni artistici e conseguenze sempre più visibili del cambiamento climatico convivono all’interno di una penisola che continua a essere rappresentata attraverso immagini spesso incapaci di contenerne le contraddizioni. È precisamente da questa distanza tra il paesaggio reale e l’immaginario del paesaggio che prende forma Peninsula, il progetto presentato alla Fortezza del Girifalco nell’ambito di Cortona On The Move 2026.
Esposta dal 16 luglio al 1° novembre, Peninsula nasce da una speciale committenza fotografica ideata dalla nuova direttrice artistica del festival, Renata Ferri, e realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze. Dieci artiste e artisti sono stati chiamati a confrontarsi con i territori fisici e simbolici dell’Italia contemporanea partendo da una domanda che contiene già il programma dell’intero progetto: come è cambiato il nostro paesaggio e come è cambiato il nostro modo di osservarlo? La seconda parte della domanda è forse persino più importante della prima. Perché il paesaggio non coincide semplicemente con ciò che esiste davanti all’obiettivo. È anche una costruzione culturale, il risultato delle immagini attraverso le quali abbiamo imparato a riconoscere un territorio. E pochi Paesi possiedono un repertorio visivo sedimentato quanto quello italiano. La penisola è stata osservata, dipinta, fotografata e trasformata in immagine per secoli, fino a produrre una sovrapposizione quasi perfetta tra territorio e rappresentazione: borghi, città d’arte, campagne, coste, montagne e rovine costituiscono un patrimonio iconografico oltre che geografico.
Il problema nasce quando il territorio cambia più velocemente delle immagini attraverso le quali continuiamo a raccontarlo. L’allargamento delle città modifica i margini urbani; lo svuotamento delle aree rurali altera equilibri costruiti nel corso dei secoli; il turismo concentra milioni di persone in porzioni sempre più ristrette del territorio; il cambiamento climatico interviene sulla morfologia e sull’abitabilità dei luoghi. La bellezza rimane, ma non è più sufficiente come categoria interpretativa. Peninsula parte proprio da questa insufficienza. Non cerca una fotografia definitiva dell’Italia, né pretende di ricomporre le sue differenze in un'immagine unitaria. Affida invece a dieci sguardi la possibilità di costruire una geografia plurale, nella quale meraviglia e fragilità, trasformazione e permanenza possano convivere senza essere ricondotte alla rassicurante retorica del «Bel Paese».
È una scelta coerente con il tema della sedicesima edizione di Cortona On The Move, Beautiful Country. La formula contiene inevitabilmente un'ambivalenza. L'Italia continua a possedere un patrimonio artistico e paesaggistico capace di attrarre milioni di visitatori, ma proprio questa eccezionalità rende più evidente la difficoltà di elaborare una rappresentazione contemporanea del Paese che sappia tenere insieme le meraviglie e le contraddizioni, le potenzialità e le fratture. La fotografia diventa allora strumento di indagine prima ancora che di celebrazione. Il progetto sceglie deliberatamente di sottrarsi alla velocità della cronaca. Non cerca l'immagine dell'emergenza, il disastro climatico del giorno, l'ennesima fotografia della località travolta dai visitatori o la testimonianza immediata di uno spopolamento. La committenza privilegia invece narrazioni lente e lavori d'autore, nella convinzione che osservare un territorio richieda tempo e che la fotografia possa produrre conoscenza proprio quando rinuncia alla necessità di inseguire l'evento.
C'è in questa impostazione una questione che riguarda anche il ruolo contemporaneo della committenza fotografica. Chiedere a degli artisti di osservare il Paese significa infatti produrre immagini destinate potenzialmente a diventare documenti del presente. La fotografia di paesaggio vive da sempre in questa doppia condizione: è interpretazione individuale e, contemporaneamente, registrazione di ciò che esiste. Con il passare degli anni ciò che era nato come sguardo d'autore può trasformarsi in testimonianza di un territorio scomparso o radicalmente modificato. La Fortezza del Girifalco diventa così il punto dal quale osservare idealmente una penisola molto più vasta. Il progetto è collocato al secondo piano di uno dei luoghi identitari di Cortona e delle sedi storiche del festival, creando un ulteriore cortocircuito tra la lunga durata del patrimonio costruito e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo raccontate dalle fotografie. Peninsula pone infine una questione che supera la fotografia. Un Paese coincide ancora con l'immagine che ha costruito di sé? Nel caso italiano la distanza sembra diventare sempre più evidente. Continuiamo a riconoscerci in un repertorio di paesaggi storici mentre il territorio reale viene continuamente modificato da fenomeni economici, demografici, ambientali e sociali. È precisamente dentro questa distanza che la fotografia può tornare a essere necessaria. Non per aggiungere altre cartoline a un archivio già sterminato, ma per interrompere l'automatismo dello sguardo. Guardare nuovamente l’Italia significa prima di tutto accorgersi che non è più quella che pensavamo di conoscere.
Pasquale Ruocco
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