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Redazione
Leggi i suoi articoliIl Metropolitan Museum of Art di New York ha scelto la discrezione per presentare uno dei prestiti più significativi degli ultimi anni. Da questa primavera, nelle gallerie dedicate alla pittura europea, è esposta la Madonna dei Fusi, tavola attribuita a Leonardo da Vinci e alla sua bottega, proveniente dalla collezione del finanziere e collezionista Kenneth C. Griffin. Nessun comunicato stampa, nessun annuncio ufficiale: il dipinto è semplicemente comparso sulle pareti del museo, dove rimarrà in prestito a lungo termine.
L'opera è installata nella galleria 609, accanto a grandi dipinti di Francesco Francia e Andrea Solario. Le dimensioni contenute (poco più di cinquanta centimetri d'altezza) contrastano con l'importanza storica del dipinto, che costituisce l'unica opera di Leonardo oggi esposta al Metropolitan e una delle pochissime visibili stabilmente nel continente americano.
Conosciuta anche come Madonna di Lansdowne, dal nome di uno dei suoi storici proprietari, la tavola fu probabilmente realizzata per il funzionario francese Florimond Robertet nei primi anni del Cinquecento. La composizione raffigura la Vergine con il Bambino, intento a osservare un filatoio a croce, oggetto domestico che assume un evidente significato simbolico, anticipando la futura Passione di Cristo. Il soggetto è documentato già nel 1501 da una celebre lettera di Fra Pietro da Novellara a Isabella d'Este, nella quale il religioso descrive Leonardo impegnato nella realizzazione di una Madonna con il Bambino che stringe un arcolaio "formato da quattro raggi che fanno una croce". Il dettaglio iconografico rappresenta uno dei primi esempi della capacità leonardesca di fondere osservazione della realtà quotidiana e costruzione teologica dell'immagine.
La versione oggi esposta al Met appartiene a una delle composizioni più studiate della produzione leonardesca. Esistono infatti diverse varianti della Madonna del Filatoio, nate probabilmente all'interno della bottega sotto la supervisione del maestro. La questione attributiva continua a essere oggetto di ricerca: il museo adotta una formula prudente, attribuendo il dipinto a Leonardo e alla sua bottega, riconoscendo la complessità del processo esecutivo. Il prestito assume un rilievo particolare anche nel contesto museale americano. Le opere autografe di Leonardo conservate fuori dall'Europa sono infatti rarissime. L'unico dipinto generalmente riconosciuto come interamente autografo esposto in modo permanente nelle Americhe resta la Ginevra de' Benci della National Gallery of Art di Washington, acquisita nel 1967. La possibilità di vedere oggi un'altra importante composizione legata al maestro rappresenta quindi un'occasione eccezionale per il pubblico statunitense.
L'arrivo della Madonna del Filatoio conferma inoltre il ruolo crescente dei grandi collezionisti privati nella circolazione delle opere di altissimo profilo. Kenneth C. Griffin, tra i più importanti collezionisti americani, continua a privilegiare la formula del prestito museale, consentendo alle istituzioni di esporre capolavori che altrimenti rimarrebbero accessibili soltanto in contesti privati. Colpisce, infine, la scelta del Metropolitan di evitare qualsiasi spettacolarizzazione. In un'epoca in cui i grandi prestiti vengono spesso accompagnati da campagne di comunicazione dedicate, il museo ha preferito lasciare che fosse il dipinto a parlare. Una decisione insolita, che restituisce centralità all'opera stessa e ricorda come, nel caso di Leonardo, basti la presenza di un piccolo pannello di legno per trasformare una sala in una meta imprescindibile del museo.
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