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Redazione
Leggi i suoi articoliL'estate di Richard Saltoun Gallery si sviluppa lungo un doppio asse: da un lato la programmazione nelle sedi di Londra e New York, dall'altro la presenza degli artisti rappresentati dalla galleria all'interno di alcune importanti istituzioni internazionali. Un calendario che, anche nei mesi estivi, restituisce la dimensione internazionale della sua attività, tra mostre, progetti editoriali e collaborazioni museali.
Nella sede londinese è in corso fino al 3 ottobre «The Studio of Felicity Powell», un progetto che ricostruisce il percorso dell'artista attraverso opere, materiali d'archivio e riferimenti al suo processo creativo. Gli spazi newyorkesi ospitano invece fino al 21 agosto «Practices of Uncertainty», mostra curata da Samira Abbassy, che riunisce artisti accomunati da una riflessione sull'incertezza come condizione del presente e della pratica artistica. A queste si aggiunge un appuntamento dedicato all'editoria: dal 18 al 21 agosto la sede di Londra accoglierà la «Summer Book Sale», con una selezione di cataloghi, monografie e pubblicazioni proposte con riduzioni dal 50 al 70%.
La programmazione prosegue anche al di fuori degli spazi della galleria, attraverso la partecipazione dei suoi artisti a esposizioni organizzate da musei e istituzioni internazionali. Jennifer Binnie è tra i protagonisti di «Spirits of the Forest» al Summerhall Arts di Edimburgo; il Kunsthaus Graz dedica a Helen Chadwick la mostra «Hybrid Pleasures», mentre la NYU Abu Dhabi riapre nel mese di agosto «Legacies of the Baghdad Modern Art Group», dedicata a Dia al-Azzawi e all'esperienza del collettivo che ha segnato la storia dell'arte moderna irachena.
Prosegue inoltre al Palais de Tokyo di Parigi «Studio, Wounds and Battles, Desire is the Reiteration of Hope» di Cathy de Monchaux, mentre il Barbican di Londra presenta Everlyn Nicodemus e Bertina Lopes all'interno di «Project a Black Planet: The Art and Culture of Panafrica», un'ampia ricognizione dedicata alle pratiche artistiche e culturali legate al panafricanismo. Più che una pausa nella programmazione, i mesi estivi delineano una geografia di presenze distribuita tra sedi espositive e istituzioni internazionali. Ne emerge un'attività che si sviluppa contemporaneamente all'interno della galleria e nello spazio più ampio delle collaborazioni museali, seguendo il percorso degli artisti rappresentati ben oltre Londra e New York.