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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliDue volti, due sguardi che attraversano quasi 2mila anni di storia e restituiscono tutta l’intensità della ritrattistica antica. Il «Tondo dei due Fratelli», proveniente da Antinoopolis (oggi El Sheikh Ibada, fu un’antica città dell’Egitto romano, fondata nel 130 d.C. dall’imperatore Adriano, Ndr) e custodito al Museo Egizio del Cairo, si prepara a raggiungere Roma in occasione della mostra «Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum» al Museo dell’Ara Pacis dal 5 novembre al 2 maggio 2027. Il restauro dell’opera è stato presentato l’11 ottobre al Cairo, segnando una tappa importante nel percorso che porterà per la prima volta il dipinto davanti al pubblico italiano.
Datato alla metà del II secolo d.C., il tondo è realizzato su tavola lignea con la tecnica dell’encausto, che impiega pigmenti mescolati alla cera. I due giovani, tradizionalmente identificati come fratelli, sono raffigurati a mezzo busto: la somiglianza dei tratti non annulla le differenze individuali, restituite attraverso gli incarnati, l’abbigliamento e la modellazione dei volti. Le pennellate corpose, le ombre e i riflessi luminosi negli occhi conferiscono alle figure una presenza immediata, facendo del dipinto una testimonianza significativa dell’incontro tra tradizioni artistiche egizia, greca e romana.
Affidato alla cooperativa italiana Fabrica Conservazione e Restauro, l’intervento ha richiesto particolare cautela per la fragilità del legno e della superficie pittorica. I fori scavati in passato da insetti xilofagi avevano lasciato alcune porzioni dipinte prive di sostegno, mentre precedenti restauri avevano compromesso la corretta collocazione di piccoli frammenti delle labbra e del mento di uno dei giovani. Dopo le indagini preliminari, i restauratori hanno rimosso i depositi superficiali, attenuato gli sbiancamenti, consolidato gli strati pittorici sollevati e riequilibrato cromaticamente le lacune, nel rispetto dell’autenticità dell’opera.
La collaborazione tra specialisti italiani ed egiziani ha permesso di coniugare ricerca e conservazione, restituendo leggibilità al dipinto senza cancellare le tracce della sua storia. Come sottolineato da Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali, la forza del tondo risiede anche nel contatto diretto e magnetico degli sguardi, capace di superare distanze temporali e culturali.
L’opera sarà esposta insieme a quasi 50 ritratti del Fayum (la serie di circa 600 ritratti funebri, realizzati per lo più su tavole lignee, che ricoprivano i volti di alcune mummie egizie d’età romana), nell’ambito di un percorso che riunirà oltre 110 manufatti, tra tavole dipinte, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie. Curata da Claudio Parisi Presicce e Laura Petacco, la mostra offrirà così l’occasione di esplorare il ruolo del ritratto nell’Egitto romano e nella Roma antica, attraverso opere delicate e raramente accessibili al pubblico.
Giorgio Valentini
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