Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliA Massy, nel cuore dell’Essonne, il Centre Pompidou guarda già al futuro. Prima dell’apertura prevista nella primavera 2027, il nuovo Centre Pompidou Francilien-fabrique de l’art si presenta al pubblico con «Prélude!»: tre fine settimana dedicati all’architettura, alla natura e al rapporto con la collettività. Un’anteprima che restituisce la vocazione di un progetto nato per essere non soltanto un grande polo di conservazione, ma anche un luogo di esposizione, creazione e incontro.
Il nuovo edificio, progettato dallo studio parigino Pca-Stream Philippe Chiambaretta Architecte, nasce infatti da un doppio principio: proteggere una delle più importanti collezioni d’arte moderna e contemporanea al mondo e, nello stesso tempo, renderla più accessibile. Il complesso ospiterà 13mila metri quadrati di riserve destinate alle circa 150mila opere del Musée national d’art moderne, oltre a 4mila metri quadrati di atelier, 3mila di spazi culturali e di accoglienza e altrettanti di terrazze aperte al pubblico.
La necessità di nuovi depositi nasce dall’espansione della collezione del Centre Pompidou e dall’intensificarsi dei prestiti internazionali. A Massy, le opere potranno beneficiare di condizioni avanzate di conservazione e restauro, anche grazie alla collaborazione con l’Université Paris-Saclay e i suoi laboratori di ricerca. Ma la vicinanza tra riserve e spazi pubblici permetterà anche di esporre opere recentemente acquisite o raramente visibili, raccontandone non solo la storia, ma anche i processi di acquisizione, conservazione e restauro.
L’architettura riflette questa duplice identità. Da un lato un volume compatto e protetto, concepito come un grande scrigno; dall’altro un edificio aperto verso il territorio, con corsie e terrazze in legno, un grande scalone e un belvedere panoramico rivolto al parco della Blanchette e al suo lago. La struttura integra un’exostruttura in legno biosourced, una facciata in doppio velo di calcestruzzo geologico e 2mila pannelli fotovoltaici.
È proprio questa apertura a guidare «Prélude!» nei weekend del 17-18 ottobre, 24-25 e 31 ottobre-primo novembre. Le opere della collezione dialogano con i temi dei tre appuntamenti: da «Vent Moderne» di Xavier Veilhan all’opera sonora «The Cuckoo’s Nest» di Susan Philipsz, fino a «Devotional Wallpaper» di Sonia Boyce. Attorno a esse si sviluppa una programmazione che trasforma gli spazi in palcoscenico, laboratorio, sala di conferenze o terreno di gioco. Tra i protagonisti figurano Alexander Vantournhout e la compagnia Not Standing, Hicham Berrada, Ola Maciejewska, Céline Clanet, Malo Patron, Gildaa e Aristide Barraud. Il designer Gabriel Fontana ripensa invece le regole degli sport collettivi, mentre Flora Koel coinvolge il pubblico più giovane nella costruzione di strutture in scala reale con rami e materiali di riuso.
Il progetto è il risultato di cinque anni di prefigurazione e collaborazione con artisti, professionisti, istituzioni e abitanti del territorio. Un modello dichiaratamente aperto e partecipativo, sostenuto dalla Région Île-de-France, dal Département de l’Essonne, dalla Communauté d’agglomération Paris-Saclay, dalla Ville de Massy e dallo Stato. L’obiettivo è portare la collezione del Centre Pompidou, attualmente chiuso per lavori di ristrutturazione, fuori dai suoi confini abituali e costruire, a sud di Parigi, un nuovo rapporto tra patrimonio, ricerca, produzione artistica e comunità.
Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Si tratta di «The Orange Plague», l’ultima provocazione dello scultore danese Jens Galschiøt, già noto per opere dedicate al rapporto tra potere, ingiustizia e diritti umani
«Alla Tina Jama abbiamo avuto la fortuna di scavare una ricca sequenza tardo mesolitica», spiega Federico Bernardini, direttore dello scavo. Un contesto raro che può offrire nuovi elementi per comprendere come cambiarono ambiente, economia e pratiche di sussistenza con l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento
Il progetto, che sarà inaugurato l’11 dicembre, traduce in forme contemporanee alcuni caratteri della città: Frank O. Gehry lo concepì come un’architettura capace di confrontarsi direttamente con il paesaggio, il clima e la cultura dell’Emirato
«Sono entusiasta di partecipare al progetto e onorato di poter realizzare a Matera un’opera così profondamente simbolica, un segno di grande cultura e civiltà», ha dichiarato l’autore del Reichstag di Berlino e del Millennium Bridge di Londra



