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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUn’ascia in corno di cervo, rara in Italia e confrontabile con reperti dell’Europa centrale e settentrionale, è tra le scoperte più importanti della quarta campagna di scavo alla Tina Jama, nel Carso triestino. Il rinvenimento contribuisce a illuminare uno dei passaggi più delicati della Preistoria dell’Adriatico nord-orientale: la trasformazione delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori mesolitici e l’arrivo, circa 7.500 anni fa, dei primi gruppi neolitici. L’ascia presenta un foro non completato e appartiene a un insieme di manufatti in corno di cervo che comprende anche un oggetto ancora enigmatico: un segmento di corno lungo circa 11 centimetri, con una perforazione trasversale e una longitudinale, forse utilizzato per raddrizzare le aste delle frecce.
La ricchezza del deposito è testimoniata anche da punte di freccia in selce, punte in osso, ornamenti realizzati con conchiglie marine e d’acqua dolce e canini atrofici di cervo forati, utilizzati come pendagli. Sono state inoltre individuate tracce di ocra, sostanze adesive conservate su strumenti in selce e il dente di un bambino, che potrà fornire nuovi dati sulle popolazioni del Mesolitico recente.
A rendere eccezionale la Tina Jama è soprattutto la conservazione della sequenza stratigrafica: i livelli mesolitici si trovano immediatamente sotto quelli riferibili ai primi gruppi neolitici. Gli archeologi hanno inoltre identificato i resti di un accampamento organizzato intorno a un focolare, nella parte più riparata della grotta e delimitato da una struttura di pietre e blocchi.
La quarta campagna è condotta su concessione ministeriale sotto la direzione di Federico Bernardini, del Venice Centre for Digital and Public Humanities e del Centro Studi Archeologia Venezia dell’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’Institute of Archaeology dello ZRC SAZU. Partecipano inoltre il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam, l’Università degli Studi di Siena e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia. Responsabile del progetto per la parte slovena è Elena Leghissa.
«Alla Tina Jama abbiamo avuto la fortuna di scavare una ricca sequenza tardo mesolitica», spiega Bernardini. Un contesto raro nel Caput Adriae, che può offrire nuovi elementi per comprendere come cambiarono ambiente, economia e pratiche di sussistenza con l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento.
Sabato 10 ottobre il sito sarà aperto al pubblico con due visite guidate gratuite, alle 10 e alle 14, condotte da Bernardini e Leghissa.
Ascia in corno di cervo con perforazione non finita, al momento della scoperta. Foto Federico Bernardini
Giorgio Valentini
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