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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUna gigantesca statua di Donald Trump, nuda e ricoperta di foglia d’oro 23 carati, accoglie i visitatori in uno dei passaggi più frequentati del Parlamento europeo a Strasburgo. È «The Orange Plague», l’ultima provocazione dello scultore danese Jens Galschiøt, già noto per opere dedicate al rapporto tra potere, ingiustizia e diritti umani.
Alta circa 2,6 metri, la scultura in rame raffigura il Presidente degli Stati Uniti seduto sulle spalle di un uomo minuto e fragile: il suo peso grava sulla figura sottostante, mentre con una mano stringe un lungo bastone da golf e con l’altra sostiene la bilancia della giustizia. Sul basamento si legge: «Sono seduto sulla schiena di un uomo. Sta affondando sotto il mio peso. Farò di tutto per aiutarlo. Tranne scendere dalla sua schiena».
L'immagine, esplicitamente grottesca, allude secondo Galschiøt alle minacce che la presidenza Trump rappresenterebbe per l’ambiente e per l’ordine internazionale basato sulle regole. La nudità richiama invece «I vestiti nuovi dell’imperatore» di Hans Christian Andersen: «I dittatori non amano che si rida di loro», spiega l’artista.
L’allestimento dell’opera è stato promosso dall’eurodeputato danese Per Clausen e autorizzata dai questori del Parlamento europeo, l’organo incaricato di valutare la conformità delle mostre alle regole dell’istituzione. L’autorizzazione, precisa il Parlamento, non implica un’approvazione dei contenuti.
Galschiøt, autore del celebre «Pillar of Shame», monumento alle vittime di Tiananmen rimosso da un’università di Hong Kong nel 2021, considera però la presenza dell’opera a Strasburgo un segnale importante sul ruolo dell’arte nel confronto politico. Più di mille miniature della scultura, realizzate in 3D, vengono inoltre distribuite ai passanti come «gettoni di protesta».
Dopo essere stata presentata alla Munich Security Conference e alla COP30 in Brasile, «The Orange Plague» resterà a Strasburgo per qualche giorno prima di approdare il mese prossimo alla COP31 di Antalya. Trump, per ora, non ha commentato l’opera.
Foto Jens Galschiot
Giorgio Valentini
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