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Un biberon e un gallo per l'aldilà: la tomba di un bambino nella Britannia romana

Una piccola tazza di terracotta per l'alimentazione infantile, rinvenuta nel 2011 nella tomba di un bambino di due o tre anni a Cirencester, in Inghilterra, è stata restaurata ed esposta per la prima volta al Corinium Museum. Databile al II secolo d.C., il recipiente, noto come «tettina», è ora presentato accanto a una rara statuetta di gallo in bronzo smaltato, associata al dio Mercurio. I due oggetti raccontano le pratiche funerarie nella Britannia romana e le forme di cura simbolica riservate ai bambini dopo la morte.

Sofia Piperno

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Una piccola tazza di terracotta, con il corpo tondeggiante e un beccuccio laterale, è tornata a raccontare la storia di un bambino vissuto quasi duemila anni fa nella Britannia romana. Rinvenuto in frammenti nel 2011 durante gli scavi di una necropoli a Cirencester, nel Gloucestershire, il recipiente è stato restaurato ed esposto per la prima volta al Corinium Museum, dove è stato riunito a una rara statuetta di gallo in bronzo smaltato, proveniente dalla stessa sepoltura. Due oggetti apparentemente molto diversi, uno destinato all'alimentazione infantile e l'altro legato alla sfera religiosa, che permettono di ricostruire un aspetto poco documentato della società romana: il rapporto tra la vita quotidiana dei bambini, la mortalità infantile e le pratiche funerarie delle famiglie.

Il recipiente risale al II secolo d.C. e appartiene alla tipologia delle tettinae, piccoli contenitori ceramici utilizzati per somministrare liquidi attraverso un beccuccio, in modo paragonabile ai moderni biberon. Il termine, derivato dall'italiano «tettina», viene utilizzato dagli archeologi per identificare queste particolari forme vascolari, generalmente caratterizzate da un corpo globulare, un'apertura superiore e un piccolo cannello laterale. L'esemplare di Cirencester, realizzato in ceramica rossastra del North Wiltshire, era stato deposto nella tomba di un bambino di circa due o tre anni e si era conservato soltanto in frammenti, rimasti per oltre un decennio in attesa di un intervento di restauro.

La ricostruzione è stata realizzata da Lynne Edge, della società specializzata Edge Conservation, e completata dal gruppo di conservatori del Wiltshire Conservation and Museum Advisory Service, grazie al sostegno economico degli Friends of Corinium Museum. Il lavoro ha permesso di restituire al piccolo vaso la propria forma originaria e di renderlo nuovamente leggibile nella sua funzione. La presentazione al pubblico, avvenuta in occasione del Cirencester History Festival, costituisce anche il completamento di un percorso di valorizzazione cominciato con il recupero della statuetta del gallo, già esposta nel museo dal 2014.

Il contesto archeologico permette di comprendere il significato della scoperta. Nel 2011 gli archeologi di Cotswold Archaeology stavano indagando una parte della necropoli occidentale dell'antica Corinium, importante centro urbano della Britannia romana. La tomba conteneva i resti di un bambino deposto in una bara di legno, della quale sono state individuate le tracce dei chiodi, insieme ai resti delle calzature, riconoscibili attraverso i piccoli chiodi di ferro delle suole. Accanto al defunto erano stati collocati il recipiente per l'alimentazione e una statuetta di gallo, oggetti che acquistano un significato particolare se letti nel contesto delle credenze funerarie dell'epoca. La tettina rappresenta innanzitutto una testimonianza delle pratiche di accudimento nell'antichità. Circa 120 esemplari di questa tipologia sono stati documentati in Britannia, con variazioni di forma che suggeriscono produzioni ceramiche regionali anziché una manifattura centralizzata. La presenza di recipienti simili anche in insediamenti militari indica tuttavia che il loro impiego non fosse necessariamente limitato all'alimentazione infantile: potevano servire anche per somministrare liquidi a persone malate o ferite. Le analisi dei residui organici effettuate su altri esemplari hanno identificato sostanze di origine sia lattiero-casearia sia non casearia, compatibili con differenti preparazioni alimentari.

Nel caso di Cirencester, il ritrovamento all'interno di una sepoltura infantile rende plausibile l'impiego del recipiente durante la vita del bambino o la sua deposizione come oggetto simbolicamente legato al nutrimento. Secondo l'interpretazione proposta dal museo, la tazza potrebbe essere stata collocata nella tomba affinché il piccolo defunto disponesse idealmente di ciò di cui aveva bisogno anche dopo la morte. Si tratta di una lettura coerente con alcune pratiche funerarie romane, nelle quali gli oggetti appartenuti al defunto o associati alle sue necessità quotidiane potevano accompagnarlo nella sepoltura. Ancora più significativo è il gallo di bronzo smaltato rinvenuto accanto al recipiente. Databile alla metà del II secolo d.C., la statuetta presenta una lavorazione particolarmente accurata, con dettagli originariamente arricchiti da smalti rossi, blu e gialli. Si tratta di un reperto raro, appartenente a un gruppo molto limitato di rappresentazioni analoghe conosciute nel mondo romano. L'esemplare di Cirencester conserva inoltre la struttura traforata della coda, un elemento eccezionale per questa tipologia di oggetti.

La scelta del gallo potrebbe essere collegata alla figura di Mercurio, divinità romana associata al commercio, ai viaggi e alla comunicazione, ma anche al passaggio delle anime nell'aldilà. In questa funzione psicopompa, Mercurio era considerato una guida dei defunti nel percorso verso il mondo dei morti. Il gallo, uno degli animali tradizionalmente collegati al dio, potrebbe quindi essere stato deposto nella tomba come offerta destinata a invocarne la protezione. È l'interpretazione illustrata da Emma Stuart, direttrice del Corinium Museum, secondo la quale il recipiente avrebbe rappresentato il nutrimento per il bambino, mentre il gallo avrebbe potuto assicurargli una guida simbolica. Due funzioni differenti e complementari, legate alla preoccupazione della famiglia per il destino del defunto. Naturalmente, in assenza di testimonianze scritte, non è possibile conoscere con certezza le intenzioni dei genitori, ma l'associazione dei due oggetti suggerisce un gesto funerario particolarmente attento alle necessità attribuite al bambino.

La scoperta acquista ulteriore rilievo considerando l'elevata mortalità infantile nel mondo romano. Le malattie, le difficoltà del parto e le condizioni sanitarie rendevano la sopravvivenza dei primi anni di vita molto più incerta rispetto alle società contemporanee. Le sepolture infantili costituiscono per questo una fonte fondamentale per la conoscenza delle famiglie, delle pratiche di cura e delle forme di commemorazione. Attraverso i corredi funerari è possibile individuare gesti e consuetudini che raramente trovano spazio nelle fonti storiche, prevalentemente concentrate sulle vicende politiche, militari e sulle élite sociali.

 

Sofia Piperno, 23 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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