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Antonio Ligabue, Leonessa con zebra, 1959-1960, olio su tavola di faesite, 72 x 88 cm, Collezione BPER, Brescia

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Antonio Ligabue, Leonessa con zebra, 1959-1960, olio su tavola di faesite, 72 x 88 cm, Collezione BPER, Brescia

Le tigri, le zebre, la solitudine e gli autoritratti: dentro la pittura di Ligabue

A Palazzo Martinengo di Villagana, a Brescia, La Galleria BPER presenta fino al 9 gennaio 2027 «Antonio Ligabue. Il caos si fa colore», a cura di Francesca Villanti. Cinque dipinti della collezione della banca ricostruiscono alcuni nuclei della ricerca dell'artista, dagli animali feroci alle scene di vita contadina e agli autoritratti. Un percorso che affianca alle opere testi poetici e letterari, mettendo in evidenza l'evoluzione di una pittura nella quale la ripetizione dei soggetti diventa occasione di continua sperimentazione compositiva e cromatica.

Sofia Piperno

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Le tigri con le fauci spalancate, gli animali impegnati nella lotta per la sopravvivenza, i buoi che attraversano i campi e, soprattutto, quel volto riconoscibile, scavato e inquieto, che Antonio Ligabue ha continuato a rappresentare nei suoi autoritratti. Pochi soggetti, ripresi per decenni, attraverso i quali uno dei protagonisti più singolari del Novecento italiano ha costruito un universo pittorico autonomo, dominato dal colore e dalla tensione tra le figure. È su questa dimensione del lavoro dell'artista che si concentra Antonio Ligabue. Il caos si fa colore, la mostra presentata da La Galleria BPER a Palazzo Martinengo di Villagana, a Brescia, dal 23 ottobre 2026 al 9 gennaio 2027, a cura di Francesca Villanti. Un'esposizione raccolta, costruita attorno a cinque opere della collezione della banca, che propone di osservare la pittura di Ligabue attraverso le sue qualità formali e la continua trasformazione dei suoi temi più riconoscibili.

La figura di Antonio Ligabue (1899-1965) è stata a lungo associata a una biografia segnata da sradicamento, solitudine, difficoltà psichiche e marginalità sociale. Nato a Zurigo, arrivò a Gualtieri, nella Bassa reggiana, nel 1919, dopo essere stato allontanato dalla Svizzera, dove aveva trascorso l'infanzia e l'adolescenza. La sua esistenza, attraversata da ricoveri psichiatrici e condizioni materiali difficili, ha contribuito a costruire nel tempo l'immagine di un artista istintivo, estraneo alle convenzioni e alle gerarchie del sistema culturale. Una lettura che ha favorito la notorietà del personaggio, ma che ha spesso rischiato di ridurre la complessità della sua opera al riflesso immediato del disagio personale.

La mostra bresciana, pur assumendo il rapporto tra esperienza biografica e produzione artistica come uno dei propri punti di partenza, permette di riconoscere qualcosa di più: la coerenza e l'evoluzione di un linguaggio pittorico costruito attraverso scelte precise di composizione, colore e organizzazione dello spazio. Ligabue torna continuamente agli stessi soggetti, ma li modifica di volta in volta. Un animale può assumere una posizione dominante rispetto allo sfondo, un paesaggio diventare più fitto, una figura acquistare maggiore consistenza attraverso l'addensarsi della materia pittorica. La ripetizione non coincide quindi con l'immobilità del repertorio, ma diventa il terreno di una ricerca che attraversa l'intera carriera dell'artista. È un aspetto sul quale insiste Francesca Villanti, che nel testo in catalogo osserva come il confronto tra dipinti dedicati allo stesso tema permetta di individuare differenze sostanziali nell'equilibrio delle composizioni. Con il trascorrere degli anni, il segno acquista maggiore nettezza, le figure si avvicinano al primo piano, la vegetazione assume un ruolo crescente e il colore diventa sempre più intenso. La pittura di Ligabue si sviluppa così attraverso una continua ridefinizione dei rapporti fra i soggetti e lo spazio che li contiene.

Un esempio particolarmente significativo è Leonessa con zebra (1959-1960), olio su tavola di faesite appartenente alla Collezione BPER. La scena concentra l'attenzione sul confronto tra predatore e preda, uno dei temi più riconoscibili della produzione dell'artista. Gli animali sono rappresentati attraverso forme possenti, colori accesi e movimenti che sembrano spingere i corpi oltre i limiti della superficie pittorica. La natura appare dominata da una tensione permanente, nella quale sopravvivenza, aggressività e vulnerabilità costituiscono elementi inseparabili. Gli animali esotici occupano una posizione centrale nell'immaginario di Ligabue. Tigri, leoni, serpenti e altri protagonisti di una natura lontana dalla pianura padana non derivano necessariamente dall'osservazione diretta, ma anche dalla mediazione di immagini, illustrazioni e materiali visivi ai quali l'artista aveva accesso. Questo repertorio viene rielaborato attraverso una pittura caratterizzata da una forte intensità cromatica e da una costruzione delle figure che accentua gesti, movimenti e contrasti. Gli animali non sono semplici elementi descrittivi: diventano i protagonisti di scene nelle quali la natura è rappresentata come uno spazio dominato da rapporti di forza.

Accanto alle rappresentazioni della fauna selvatica, il mondo agricolo della Bassa reggiana costituisce un altro nucleo fondamentale della produzione di Ligabue. I buoi impegnati nell'aratura, i cavalli, i paesaggi rurali e le scene di lavoro restituiscono una dimensione quotidiana, più vicina ai luoghi nei quali l'artista trascorse gran parte della propria esistenza. Anche qui, però, la realtà viene trasformata da un linguaggio pittorico che tende ad accentuare i contorni, la presenza delle figure e il valore espressivo del colore. Opere come Aratura con buoi permettono di comprendere la distanza tra il soggetto apparentemente descrittivo e la sua elaborazione pittorica. Le figure degli animali occupano lo spazio con una presenza quasi monumentale, mentre il paesaggio si organizza attraverso una successione di campi, alberi e architetture. È una natura costruita a partire dall'osservazione e dalla memoria, nella quale il lavoro umano e la forza animale appartengono a un medesimo ordine visivo.

Un ruolo altrettanto importante è quello degli autoritratti, che accompagnano la ricerca di Ligabue per molti anni. Il volto dell'artista appare frequentemente isolato, segnato da uno sguardo diretto o leggermente spostato rispetto all'osservatore. Queste immagini sono state spesso interpretate come testimonianze della sua condizione esistenziale, ma costituiscono anche un campo di sperimentazione pittorica. Il rapporto tra figura e sfondo, la costruzione dei lineamenti e l'intensità dello sguardo cambiano da un'opera all'altra, attraverso un'indagine sulla propria immagine che non si esaurisce nell'autobiografia. Tra le opere della collezione figura Autoritratto con cavalletto (1954-1955), una composizione di grandi dimensioni nella quale Ligabue si rappresenta attraverso gli strumenti del proprio lavoro. È un'immagine particolarmente significativa perché introduce il tema dell'identità artistica: il pittore si mostra nella propria condizione professionale, attribuendo alla sua attività un ruolo centrale nella definizione di sé. Il soggetto dell'autoritratto assume così anche il valore di una dichiarazione sulla propria appartenenza al mondo dell'arte.

Il progetto si inserisce nella programmazione dei Poli Culturali BPER, la rete attraverso la quale il gruppo bancario promuove la conservazione, lo studio e la fruizione pubblica del proprio patrimonio artistico. La mostra di Brescia è stata concepita in relazione a CAOS χάος. Spazi e poetiche dell'arte informale, organizzata nella sede modenese della Galleria BPER. I due appuntamenti condividono una riflessione sulle possibilità creative del disordine, affrontato attraverso linguaggi e percorsi artistici differenti.

«Antonio Ligabue. Il caos si fa colore», a cura di Francesca Villanti, La Galleria BPER, Palazzo Martinengo di Villagana, corso Martiri della Libertà 13, Brescia. Fino al 9 gennaio 2027. Ingresso gratuito su prenotazione.

Sofia Piperno, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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