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Sofia Piperno
Leggi i suoi articoliL'Italia è uno dei Paesi più fotografati al mondo. Il suo patrimonio artistico, i paesaggi, le città storiche e le architetture alimentano da secoli un immaginario visivo continuamente riprodotto, reinterpretato e commercializzato. Oggi quella stessa abbondanza di immagini rischia di rendere invisibile ciò che pretende di raccontare. La bellezza diventa un'immagine riconoscibile, il paesaggio una rappresentazione convenzionale, la fotografia uno strumento di consumo immediato.
Come si può tornare a osservare un Paese che crediamo di conoscere attraverso le sue immagini? È attorno a questa domanda che si sviluppa Beautiful Country, il progetto curatoriale della sedicesima edizione di Cortona On The Move, il festival internazionale di fotografia in programma a Cortona fino al 1° novembre 2026. Con la nuova direzione artistica di Renata Ferri, la manifestazione propone trentatré percorsi espositivi che attraversano generazioni, linguaggi e interpretazioni differenti del territorio italiano. Fotografi storici, maestri internazionali e artisti contemporanei concorrono alla costruzione di un atlante visivo inevitabilmente parziale, nel quale la bellezza convive con le trasformazioni urbane, le contraddizioni sociali, la memoria industriale e le nuove identità culturali. La questione riguarda la possibilità stessa della fotografia di produrre conoscenza. In un sistema dominato dalla circolazione accelerata delle immagini, il festival recupera il valore dell'osservazione prolungata, della ricerca sul territorio e del confronto tra rappresentazioni distanti nel tempo.
Dal Grand Tour alla fotografia contemporanea
Il riferimento storico è il Grand Tour, la tradizione attraverso cui, a partire dal Settecento, viaggiatori, scrittori e artisti europei contribuirono a costruire l'immagine culturale dell'Italia. Da Goethe alla pittura di paesaggio, l'Italia è stata osservata e descritta attraverso categorie estetiche che ne hanno progressivamente definito l'identità internazionale. Un passaggio decisivo nella storia fotografica di questa rappresentazione arriva nel 1984 con Viaggio in Italia, il progetto curato da Luigi Ghirri che introduce una nuova sensibilità nei confronti del paesaggio ordinario. Alle vedute monumentali si sostituiscono le periferie, i luoghi marginali, gli spazi apparentemente privi di qualità estetica. La fotografia abbandona l'idea del paesaggio come immagine esemplare e si confronta con la complessità del territorio vissuto.
A oltre quarant'anni di distanza, Beautiful Country riprende questa eredità e la colloca in un contesto profondamente mutato. L'Italia contemporanea è attraversata dall'espansione urbana, dalla trasformazione delle economie locali, dalla pressione turistica e dalla crisi ambientale. Anche la fotografia ha modificato i propri strumenti e le proprie modalità di rappresentazione, ampliando il rapporto con l'installazione, il collage, la performance e la costruzione narrativa. Il progetto di Cortona si sviluppa così attraverso una molteplicità di linguaggi, senza imporre un percorso geografico prestabilito. La sua struttura privilegia le corrispondenze tra opere, epoche e sensibilità.
I maestri e le trasformazioni del paesaggio
Tra i nuclei centrali del festival figura Campagna Romana. The Countryside of Ancient Rome di Joel Sternfeld, realizzato tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta e presentato per la prima volta in Italia in questa forma espositiva. Il fotografo americano osserva l'Agro Romano attraverso una luce che richiama la tradizione pittorica del paesaggio, ma introduce elementi di discontinuità. Le vestigia dell'antichità convivono con edificazioni moderne, automobili, infrastrutture e segni dell'espansione urbana. Il passato monumentale appare immerso in un territorio che continua a trasformarsi, sottraendosi all'idea di una bellezza immobile.
Una prospettiva differente emerge dalle fotografie di Candida Höfer, dedicate agli interni delle grandi istituzioni culturali italiane. Musei, biblioteche, teatri e architetture storiche vengono rappresentati attraverso composizioni rigorose, nelle quali l'assenza della figura umana accentua la dimensione monumentale degli spazi. La fotografa tedesca restituisce il patrimonio culturale come costruzione collettiva, mostrando quanto l'architettura contribuisca alla rappresentazione dell'identità di un Paese. Particolarmente significativo è il confronto generazionale proposto da Milano ai bordi, che mette in relazione le fotografie realizzate da Gabriele Basilico nelle periferie milanesi degli anni Settanta con il lavoro di Angelo Leonardo, sviluppato tra il 2020 e il 2024.
Quarto Oggiaro, San Siro, Barona, Cinisello e Corvetto diventano territori attraverso cui osservare cinquant'anni di trasformazioni urbane. Nelle immagini di Basilico prevalgono l'architettura, la struttura della città e il rapporto tra pieni e vuoti. Leonardo concentra invece la propria ricerca sulle persone, sulle relazioni sociali e sulle identità delle nuove generazioni. Due modi di intendere la fotografia documentaria che restituiscono la progressiva complessità delle periferie contemporanee.
Le molte Italie oltre l'immaginario turistico
La forza del progetto emerge anche nella capacità di attraversare territori meno rassicuranti, sottraendo la rappresentazione dell'Italia alla sua dimensione più convenzionale. In Songs of a Lost World, Botto&Bruno costruiscono una grande installazione site-specific attraverso il collage di circa novecento fotografie, utilizzando materiali d'archivio legati alle periferie e alle archeologie industriali di Marghera. Il risultato è un paesaggio immaginario nel quale si sovrappongono memoria, abbandono e trasformazione economica. Il giapponese Sohei Nishino interviene invece sulla rappresentazione cartografica attraverso i suoi Diorami, costruiti assemblando migliaia di frammenti fotografici. Venezia assume la forma di una grande balena, mentre il Po diventa un serpente che attraversa la Pianura Padana. La geografia viene ricomposta attraverso l'esperienza soggettiva dell'artista, mettendo in discussione la presunta oggettività della rappresentazione fotografica.
Con Failed Postcards from Napoli, Kourtney Roy affronta l'immaginario della città partenopea attraverso autoritratti costruiti come scene cinematografiche. Le immagini, sviluppate durante una residenza artistica nel 2025, utilizzano artificio, ironia e provocazione per incrinare gli stereotipi legati alla rappresentazione di Napoli. Altre ricerche affrontano direttamente le tensioni sociali e politiche del territorio. Steffi Reimers, con Guilty Grounds, indaga i paesaggi calabresi segnati dalla presenza della 'Ndrangheta, mostrando come luoghi apparentemente ordinari possano custodire memorie di violenza e criminalità. Alessandro Toscano, con OverTourism, riflette sulla trasformazione delle città d'arte in spazi dominati dalla presenza turistica e dalla riproduzione continua delle immagini.
La fotografia diventa così uno strumento per interrogare ciò che resta ai margini della rappresentazione ufficiale del Paese. Questa pluralità attraversa anche la memoria collettiva e le trasformazioni della cultura popolare. Il lavoro di Marco P. Valli e Luca Santese, Realpolitik, affronta con il linguaggio della satira fotografica la costruzione mediatica della politica italiana, mentre Chiara Fossati e Mattia Zoppellaro documentano la cultura rave come spazio di identità, appartenenza e contestazione. Ne emerge una rappresentazione dell'Italia che supera la tradizionale distinzione tra fotografia artistica e documentaria, riconoscendo all'immagine una funzione di testimonianza, interpretazione e costruzione culturale.
Peninsula, la fotografia come nuova committenza
Il progetto più significativo per comprendere l'indirizzo assunto dal festival è probabilmente Peninsula, una commissione originale ideata da Renata Ferri e realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia e Fondazione CR Firenze. Dieci artisti contemporanei, Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo de Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Giovanna Silva, sono stati invitati a confrontarsi liberamente con i territori fisici e simbolici della penisola.
L'obiettivo è costruire nuove rappresentazioni attraverso ricerche autonome, capaci di restituire aspetti del paesaggio contemporaneo che sfuggono alle narrazioni più consolidate. È il caso, ad esempio, di Laguna minore di Matteo de Mayda, che osserva gli ibis sacri insediatisi nella laguna veneziana, anche in prossimità delle aree di smaltimento dei rifiuti. La presenza degli animali diventa un indizio delle trasformazioni ecologiche e dei nuovi equilibri tra ambiente naturale e attività umane. Il valore di Peninsula risiede soprattutto nel modello di produzione culturale che propone. Attraverso la committenza, il festival interviene direttamente nella creazione di nuovi lavori e nella possibilità per gli artisti di sviluppare ricerche destinate a entrare nel dibattito fotografico contemporaneo.
In un sistema nel quale le opportunità espositive spesso prevalgono sugli investimenti nella produzione, questa scelta assume un significato istituzionale. La fotografia richiede tempo, spostamenti, ricerca, relazioni con i territori e risorse economiche. Una committenza permette di sostenere queste condizioni e di attribuire alla produzione fotografica una dimensione progettuale. La questione riguarda anche il ruolo dei partner privati e delle istituzioni culturali, chiamati a contribuire alla costruzione di patrimoni visivi contemporanei. Resta centrale la capacità di garantire continuità ai progetti, favorendone la circolazione, la conservazione e l'accessibilità dopo la conclusione del festival.
Un progetto editoriale per conservare lo sguardo
L'indagine di Beautiful Country trova una seconda dimensione nel progetto editoriale pubblicato da Allemandi, concepito come un'opera in due volumi fisicamente collegati. Il primo raccoglie i percorsi espositivi del festival, ricostruendo attraverso le immagini e i contributi critici una narrazione corale dell'Italia. Il secondo è dedicato a Peninsula, documentando la committenza contemporanea e attribuendole una propria autonomia editoriale. La struttura del volume restituisce la duplice natura del progetto: da un lato la rilettura di un patrimonio fotografico esistente, dall'altro la produzione di nuove immagini destinate a diventare testimonianza del presente. In questa prospettiva, il libro fotografico conserva una funzione culturale distinta dall'esposizione. Organizza le sequenze, costruisce relazioni tra i lavori, rende confrontabili immagini appartenenti a epoche e linguaggi differenti. Soprattutto, offre una possibilità di permanenza a ricerche che, nella loro dimensione espositiva, hanno una durata limitata.
Il ruolo di un festival nel sistema della fotografia
Con Beautiful Country, Cortona On The Move si inserisce nel dibattito sulla funzione dei festival fotografici contemporanei. In un contesto internazionale nel quale manifestazioni, musei e istituzioni specializzate competono per attrarre autori, pubblico e investimenti, la capacità di sviluppare un'identità curatoriale riconoscibile diventa una condizione essenziale. La presenza di grandi nomi contribuisce alla visibilità internazionale, mentre i confronti generazionali e le produzioni originali possono incidere più direttamente sull'evoluzione della ricerca fotografica.
Il programma di Cortona tiene insieme queste dimensioni, anche se l'ampiezza delle proposte presenta una questione curatoriale: come trasformare una costellazione di linguaggi, storie e territori in una lettura complessiva del Paese? La molteplicità delle rappresentazioni costituisce una risorsa, ma richiede un lavoro interpretativo capace di costruire relazioni oltre l'accostamento delle singole mostre. In questo senso, Peninsula indica una possibile direzione di sviluppo, fondata sulla produzione di nuovi lavori, sulla ricerca e sulla collaborazione tra soggetti pubblici e privati. Il paesaggio italiano continua a essere un campo di confronto tra memoria storica, trasformazioni economiche e identità culturali. La fotografia possiede gli strumenti per osservarne le contraddizioni, purché venga riconosciuta come pratica di ricerca e non semplicemente come mezzo di rappresentazione.
La questione che Beautiful Country lascia aperta riguarda proprio questa responsabilità: quali immagini siamo disposti a produrre, conservare e trasmettere per raccontare l'Italia che cambia? E quale ruolo possono assumere i festival nella costruzione di questa memoria visiva contemporanea?
Sofia Piperno
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