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Sofia Piperno
Leggi i suoi articoliDue piccoli orecchini d'oro, una moneta con il ritratto dell'imperatore Aureliano e i resti di una sepoltura infantile rimasta nascosta per circa 1.750 anni. È la scoperta più significativa emersa durante una campagna di scavi archeologici preventivi a Stara Zagora, nella Bulgaria centro-meridionale, dove gli archeologi del Museo Storico Regionale hanno riportato alla luce una vasta necropoli appartenente all'antica Augusta Traiana, uno dei principali centri urbani della Tracia romana. Il cimitero comprende 135 tombe, databili complessivamente tra la fine del II e il V secolo d.C., e documenta le pratiche funerarie degli abitanti della città nell'arco di quasi tre secoli.
Il ritrovamento è avvenuto durante le indagini condotte in un terreno destinato alla costruzione di un edificio residenziale con garage, al numero 91 di via Tsar Ivan Asen II. L'area si trova nella parte sud-occidentale della zona archeologica di Augusta Traiana, all'esterno delle antiche mura. Un contesto nel quale la sovrapposizione tra città contemporanea e insediamento romano continua a restituire testimonianze importanti della storia urbana. Gli scavi hanno infatti individuato resti appartenenti a differenti fasi cronologiche, dall'età imperiale ai secoli XVII e XVIII, fino alle trasformazioni tra Ottocento e Novecento.
Tra le sepolture documentate, una ha attirato particolarmente l'attenzione degli archeologi per la presenza di un piccolo corredo. Il defunto, un bambino di cui non sono state comunicate l'età precisa né l'identità, era stato deposto con la testa orientata verso ovest e i piedi verso est. Accanto ai resti sono stati ritrovati due orecchini d'oro e una moneta romana, oggetti che permettono di avvicinarsi alla dimensione più privata delle pratiche funerarie e al rapporto tra i vivi e i propri defunti. Gli orecchini rappresentano la testimonianza più immediata del carattere personale della deposizione. La loro presenza suggerisce che il bambino sia stato accompagnato nella sepoltura da oggetti considerati preziosi o significativi da chi ne organizzò il funerale. Non è tuttavia possibile stabilire, sulla base dei soli gioielli, il sesso del defunto o la posizione economica della famiglia. Il significato del corredo richiede infatti un confronto con le altre sepolture della necropoli, con le consuetudini locali e con la diffusione degli ornamenti personali nella società romana.
Più preciso è invece il contributo cronologico della moneta. Si tratta di un antoniniano dell'imperatore Aureliano, coniato nella zecca di Serdica, l'odierna Sofia, tra il 274 e il 275 d.C. La sua identificazione ha consentito agli archeologi di collocare indicativamente la sepoltura nella seconda metà del III secolo. Sul piano metodologico, la moneta stabilisce un terminus post quem: il funerale non può essere avvenuto prima della sua coniazione, anche se non è possibile escludere che il pezzo abbia continuato a circolare per qualche tempo prima di essere deposto nella tomba. Il riferimento ad Aureliano introduce inoltre uno dei periodi più complessi della storia imperiale romana. Salito al potere nel 270 e morto nel 275, l'imperatore governò durante la fase conclusiva della cosiddetta crisi del III secolo, caratterizzata da instabilità politica, conflitti militari e frammentazione del potere. Attraverso una serie di campagne militari riuscì a ricondurre sotto il controllo di Roma territori che si erano separati dall'autorità imperiale, contribuendo alla ricomposizione dello Stato. Il ritrovamento di una moneta emessa a Serdica testimonia la circolazione monetaria nella regione balcanica durante questa stagione di trasformazioni.
La presenza della moneta nella sepoltura solleva anche una questione di carattere rituale. Nel mondo greco-romano è documentata la consuetudine di accompagnare alcuni defunti con una moneta, interpretata in determinati contesti come il pagamento simbolico destinato a Caronte, il traghettatore delle anime nell'aldilà. È il cosiddetto obolo di Caronte, una pratica che assume forme differenti secondo le epoche e le tradizioni locali. Nel caso della tomba di Stara Zagora, tuttavia, non sono stati comunicati elementi sufficienti per attribuire con certezza questa funzione alla moneta. Potrebbe trattarsi di un'offerta funeraria, di un oggetto personale oppure di un gesto riconducibile a consuetudini rituali oggi difficili da ricostruire. L'interesse archeologico della scoperta si estende ben oltre la singola sepoltura. Le 135 tombe individuate nella necropoli presentano infatti caratteristiche differenti, che permettono di osservare l'evoluzione dei rituali funerari nella comunità di Augusta Traiana. Secondo il Museo Storico Regionale, soltanto quattro sepolture contenevano resti di cremazione, mentre nelle altre era stata praticata l'inumazione. Le strutture comprendono semplici fosse, tombe coperte con tegulae romane, sepolture protette da mattoni e altre chiuse da lastre di pietra.
Sofia Piperno
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