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Amanita Iervolino
Leggi i suoi articoliUn piccolo volto barbuto, con la fronte calva, gli occhi sporgenti e un'espressione quasi grottesca, scolpito sulla superficie di un antico coperchio funerario. È l'immagine di Sileno, figura mitologica legata al culto di Dioniso, a rendere eccezionale un sarcofago romano in terracotta rinvenuto nell'antica città di Attouda, nell'Anatolia occidentale, e recentemente oggetto di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica «Cedrus». Il manufatto, databile tra il I e il II secolo d.C., appartiene a una tipologia di contenitori funerari cilindrici diffusa in alcune regioni dell'Asia Minore, ma presenta una caratteristica finora priva di confronti diretti: un rilievo con la testa di Sileno, probabilmente destinato a svolgere una funzione simbolica di protezione del defunto.
A ricostruirne le caratteristiche e il possibile significato è Bilge Yılmaz Kolancı, archeologa dell'Università di Pamukkale, autrice dello studio Terracotta Cylindrical Sarcophagus with a Silenos Head Relief from the Necropolis of Attouda, pubblicato il 12 ottobre 2026 nel quattordicesimo volume di «Cedrus». La ricerca offre una nuova lettura delle pratiche funerarie dell'Anatolia romana, mettendo in relazione la produzione artigianale locale con la circolazione di immagini e credenze appartenenti alla tradizione religiosa greco-romana. La scoperta risale al 2023, durante le ricognizioni archeologiche condotte nell'area di Musalla, a sud dell'antica Attouda, nei pressi dell'attuale distretto di Sarayköy, nella provincia turca di Denizli. In un terreno agricolo gli archeologi individuarono sei frammenti appartenenti a un sarcofago cilindrico di terracotta, danneggiato dalle attività di coltivazione e ormai separato dal contesto funerario originario. I resti, comprendenti porzioni del corpo e del coperchio, erano stati spostati ai margini del campo prima del loro riconoscimento e trasferimento al Museo di Denizli.
Il contenitore era realizzato in argilla rossastra, con inclusioni di mica e particelle calcaree, e doveva avere un diametro compreso tra 55 e 60 centimetri. Le fasce rilevate e le anse orizzontali rimandano a una tradizione regionale documentata anche nelle necropoli di Laodicea, Hierapolis e Trapezopolis, città situate nell'area della valle del Lico. Si tratta di manufatti probabilmente prodotti in officine locali, considerando le difficoltà che avrebbe comportato il trasporto di contenitori ceramici tanto grandi e fragili su lunghe distanze.
A distinguere il sarcofago di Attouda è un frammento del coperchio, largo circa 33 centimetri e alto 30,5, sul quale compare una minuscola testa modellata ad alto rilievo. Il volto misura appena 4,8 centimetri, ma presenta una caratterizzazione fisionomica particolarmente marcata: fronte calva, grandi occhi circolari, naso largo, labbra profondamente incise e una corta barba resa attraverso piccoli solchi verticali. Sono proprio questi elementi ad aver suggerito l'identificazione con Sileno, una delle figure più riconoscibili del seguito di Dioniso.
Nella mitologia greca, Sileno appartiene alla famiglia dei satiri ed è tradizionalmente rappresentato come un uomo anziano, barbuto e spesso ebbro. Compagno e talvolta precettore di Dioniso, incarna un sapere antico e una condizione di libertà rispetto alle convenzioni della società. Il suo aspetto fisico, frequentemente accentuato in senso caricaturale, ne fa una presenza riconoscibile nella pittura vascolare, nella scultura e nelle rappresentazioni teatrali del mondo greco e romano. La sua presenza su un sarcofago può apparire sorprendente se si considera soltanto la dimensione festosa del culto dionisiaco, associato al vino, al banchetto e all'ebbrezza. Ma Dioniso e il suo corteo occupavano un posto importante anche nell'immaginario funerario antico, dove il riferimento al ciclo della vegetazione, alla trasformazione e al rinnovamento poteva assumere significati legati alla morte e alla possibilità di una nuova esistenza.
L'iconografia dionisiaca compare frequentemente nella decorazione dei sarcofagi romani, soprattutto in composizioni marmoree raffiguranti processioni, danze, satiri, menadi e scene mitologiche. In questi contesti, il corteo del dio può evocare una condizione di vitalità capace di superare simbolicamente i limiti dell'esistenza terrena. Il caso di Attouda, tuttavia, presenta una particolarità significativa. Il rilievo non appartiene a un grande sarcofago marmoreo decorato con scene narrative, ma a un contenitore funerario in terracotta di produzione probabilmente locale. L'immagine di Sileno viene isolata dal corteo dionisiaco e trasformata in una presenza autonoma, applicata direttamente al coperchio.
Secondo l'interpretazione proposta da Yılmaz Kolancı, il piccolo volto potrebbe aver avuto una funzione apotropaica, termine con il quale si indica la capacità attribuita a determinate immagini o oggetti di allontanare le influenze maligne. I tratti accentuati, quasi simili a quelli di una maschera teatrale, avrebbero potuto conferire alla figura il carattere di un guardiano simbolico della sepoltura. L'ipotesi assume un significato ancora più suggestivo considerando che il rilievo potrebbe essere stato collocato originariamente in corrispondenza della testa del defunto. Una disposizione che avrebbe rafforzato il valore protettivo dell'immagine, stabilendo un rapporto diretto tra il volto mitologico e quello della persona sepolta. Le condizioni frammentarie del sarcofago impediscono però di ricostruirne con certezza la posizione originaria.
Il piccolo Sileno non è l'unico elemento interessante del coperchio. Accanto al rilievo compare infatti una lettera greca Beta (Β), alta circa sette centimetri, incisa nell'argilla. Il suo significato non è stato ancora chiarito, ma l'archeologa considera la possibilità che costituisse un marchio di bottega o un segno utilizzato dall'artigiano responsabile della produzione del contenitore. Marchi e lettere incise sono documentati anche in altri sarcofagi cilindrici in terracotta della regione, tra cui alcuni esemplari provenienti da Laodicea. Potrebbero essere stati utilizzati per distinguere la produzione di differenti officine, identificare specifiche lavorazioni o indicare altre informazioni legate alla fabbricazione. La presenza della lettera apre così una seconda prospettiva di ricerca, relativa all'organizzazione delle botteghe ceramiche e alla produzione dei contenitori funerari nell'Anatolia romana. In un sistema di manifatture locali, la possibilità di riconoscere segni ricorrenti potrebbe contribuire a individuare rapporti tra laboratori, modelli decorativi e reti di distribuzione regionali. Il contesto archeologico di Attouda contribuisce a rendere plausibile l'interpretazione dionisiaca. La città, situata in posizione strategica nei territori compresi tra Caria, Frigia e Lidia, conobbe un periodo di sviluppo durante l'età imperiale romana, mantenendo rapporti con i principali centri urbani della valle del Lico.
Le testimonianze archeologiche e numismatiche documentano la presenza dell'immaginario legato a Dioniso nella cultura religiosa locale. Alcune monete emesse dalla città durante l'età romana raffigurano infatti il dio con i suoi attributi tradizionali, tra cui il tirso, il recipiente per il vino e, in determinate rappresentazioni, la pantera. Anche i ritrovamenti funerari offrono un termine di confronto. Dalla necropoli di Attouda proviene un'altra testa in terracotta identificata come Sileno, oggi conservata al Museo di Denizli. La presenza di due testimonianze riconducibili alla medesima figura suggerisce che l'immagine fosse conosciuta e utilizzata nel contesto locale, pur attraverso oggetti di natura differente.
Amanita Iervolino
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