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Croazia, un relitto di 2.300 anni fa restituisce gli oggetti personali dei marinai greci

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Croazia, un relitto di 2.300 anni fa restituisce gli oggetti personali dei marinai greci

Ritrovamento in mezzo al mare. Coppe, anfore e nomi incisi: la vita a bordo di una nave greca di 2.300 anni fa

Nella baia di Gnjilna, presso l'isola croata di Vis, gli archeologi subacquei hanno documentato un relitto del IV-III secolo a.C. con circa sei metri di struttura lignea conservata, anfore da trasporto e un raro insieme di ceramiche greche da mensa. Alcuni recipienti presentano iscrizioni che potrebbero indicare i nomi dei proprietari, forse membri dell'equipaggio. Le indagini, condotte tra il 2023 e il 2025 dall'Istituto croato per la conservazione, aprono nuove prospettive sul commercio e sulla vita a bordo delle navi nell'Adriatico ellenistico.

Amanita Iervolino

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Coppe per bere vino, piccoli recipienti per oli e profumi, piatti, ciotole e frammenti di ceramica sui quali potrebbero essere stati incisi i nomi dei proprietari. Sono alcuni degli oggetti riemersi dal fondale della baia di Gnjilna, nei pressi di Komiža, sull'isola croata di Vis, dove gli archeologi subacquei stanno studiando il relitto di una nave mercantile affondata circa 2.300 anni fa. Le indagini, condotte tra il 2023 e il 2025 dall'Istituto croato per la conservazione (Hrvatski restauratorski zavod, HRZ), hanno restituito un insieme di reperti di particolare interesse per la ricostruzione dei commerci e della vita quotidiana nell'Adriatico durante l'età ellenistica.

Il ritrovamento, i cui risultati sono stati annunciati dall'istituto il 4 ottobre, si distingue per la varietà dei materiali conservati. Accanto alle anfore utilizzate per il trasporto delle merci, gli archeologi hanno individuato ceramiche fini, attrezzature navali, una moneta databile al IV secolo a.C., ossa animali e, soprattutto, circa sei metri della struttura lignea dell'imbarcazione, comprendenti parte della chiglia e del fasciame. Una conservazione significativa, perché nei relitti antichi i materiali organici dello scafo sono spesso assai più vulnerabili dei contenitori ceramici che costituivano il carico.

Il sito era inizialmente noto per la presenza di alcuni frammenti di anfore corinzie di tipo B, recipienti comunemente impiegati per il trasporto di prodotti come vino e olio. Le successive campagne di scavo hanno però dimostrato che il deposito archeologico era molto più articolato. La nave, datata preliminarmente tra il IV e il III secolo a.C., apparteneva a un periodo nel quale le rotte adriatiche collegavano gli insediamenti greci, le comunità locali e i diversi centri commerciali del Mediterraneo. A dirigere le indagini è Jurica Bezak, del Dipartimento di Archeologia Subacquea dell'HRZ. Il progetto ha beneficiato anche della collaborazione con i centri di immersione dell'isola di Vis, il cui contributo ha favorito l'individuazione e la protezione dei resti sommersi. Il caso mostra l'importanza delle attività di ricognizione e documentazione in un territorio nel quale la frequentazione marittima antica ha lasciato testimonianze ancora in parte inesplorate.

La conservazione dello scafo costituisce uno dei risultati più importanti. I sei metri di struttura lignea permettono infatti di studiare direttamente le tecniche di costruzione navale utilizzate oltre due millenni fa. La chiglia e le tavole a essa collegate forniscono informazioni che il solo carico non potrebbe restituire: la disposizione degli elementi strutturali, le modalità di assemblaggio e alcuni aspetti della progettazione dell'imbarcazione. Gli archeologi hanno inoltre recuperato un componente in piombo appartenente a un'ancora del tipo Haldane II A, elemento che, insieme alle anfore, contribuisce alla datazione preliminare del relitto.

Ma è soprattutto la collezione di ceramiche a rendere il ritrovamento particolarmente significativo. Tra i materiali identificati figurano skyphoi, coppe destinate al consumo di bevande, kantharoi, recipienti a due anse tradizionalmente associati al vino, e askoi, piccoli vasi utilizzati per versare liquidi. A questi si aggiungono piatti, ciotole, saliere e aryballoi, contenitori di dimensioni ridotte generalmente destinati a oli e sostanze profumate. Diversi esemplari presentano un rivestimento nero e si distinguono per la qualità della lavorazione e lo stato di conservazione. Secondo l'Istituto croato per la conservazione, Gnjilna rappresenta il primo relitto identificato con un insieme di ceramiche greche fini di questo genere. Il dato è rilevante perché amplia la documentazione disponibile sugli oggetti che circolavano lungo le rotte commerciali e su quelli che potevano essere utilizzati durante la navigazione. La presenza di recipienti da mensa accanto ai contenitori da trasporto solleva infatti una questione interpretativa: quali oggetti facevano parte del carico destinato alla vendita e quali appartenevano invece alla dotazione di bordo?

Una possibile risposta arriva da alcune iscrizioni incise su vasi a rivestimento nero. I segni, tracciati dopo la produzione dei recipienti, potrebbero corrispondere ad abbreviazioni di nomi propri. Gli archeologi ipotizzano che si tratti di contrassegni di proprietà, forse riferibili a un membro dell'equipaggio di posizione relativamente elevata. L'interpretazione resta preliminare, ma apre una prospettiva interessante: alcuni di questi oggetti potrebbero essere appartenuti personalmente ai marinai e non essere stati destinati al commercio. Se confermata, questa ipotesi permetterebbe di avvicinarsi a una dimensione dell'archeologia navale meno frequentemente documentata. Le anfore raccontano le merci, le rotte e le relazioni economiche; una coppa contrassegnata da un nome può invece restituire la presenza di un individuo. Insieme alle ossa animali e agli altri recipienti recuperati, questi reperti contribuiscono a ricostruire le abitudini alimentari e gli oggetti utilizzati durante i viaggi, offrendo una testimonianza concreta della vita quotidiana a bordo.

Amanita Iervolino, 14 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Amanita Iervolino

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Ritrovamento in mezzo al mare. Coppe, anfore e nomi incisi: la vita a bordo di una nave greca di 2.300 anni fa | Amanita Iervolino

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